
Nel cuore delle colline marchigiane, a due passi dal mare e immerso nel verde di Tavullia, c’è un luogo che ogni appassionato di motociclismo sogna di visitare almeno una volta nella vita: il Ranch di Valentino Rossi. Più che un semplice circuito, è un parco giochi per motociclisti, un laboratorio di sogni e talento, e una scuola di vita per chi ambisce a diventare un campione.

Il “Ranch” nasce da una cava dismessa che, grazie alla visione di Graziano Rossi – padre di Valentino e grande sostenitore degli allenamenti su sterrato – è diventata un’area sportiva professionale, inaugurata ufficialmente nel 2012. Da lì in poi, con l’avvento della VR46 Riders Academy nel 2014, il Ranch è diventato il cuore pulsante della formazione dei giovani talenti del motociclismo italiano e internazionale. Esteso su circa 100 ettari, il tracciato è unico nel suo genere: 2,5 km di lunghezza, una larghezza variabile tra gli 8 e i 12 metri e una struttura fatta di due ovali intersecati, con continui saliscendi che mettono alla prova anche i piloti più esperti. Il fondo cambia a seconda delle stagioni per garantire sempre la massima aderenza: più cemento d’inverno, più terra d’estate. Tutto pensato nei minimi dettagli, fino a ottenere – secondo chi ci ha corso – un grip “vicino alla perfezione”. Ma il vero segreto del Ranch non è solo la pista. È l’atmosfera. Qui Valentino si allena con gli allievi dell’Academy, tra cui sono passati nomi come Dennis Foggia e Celestino Vietti, oggi protagonisti del Motomondiale. Le giornate cominciano con le prove libere, monitorate da transponder collegati a uno schermo, e continuano con gare vere, come l’“Americana”: un format ad eliminazione che tiene il fiato sospeso fino all’ultimo metro.

Intorno alla pista si respira una comunità: amici, tecnici, meccanici e collaboratori che spesso sono gli stessi che lavoravano in cava prima dell’acquisto del terreno. A bordo pista, un piccolo casolare funge da box, spogliatoio e mensa. Sotto il porticato si allineano le moto e si commentano le sessioni. Non mancano gli ospiti illustri, che possono scegliere la propria moto da una vera “concessionaria” ad hoc. Al tramonto, quando i motori si spengono, inizia forse il momento più prezioso: la cena. Intorno a un tavolone spartano ma accogliente, Valentino Rossi si trasforma da campione a maestro, rivedendo i video delle sessioni registrati da droni, analizzando traiettorie, errori, miglioramenti. È qui che il “capo tribù” trasmette la sua eredità, fatta di passione, tecnica e instancabile voglia di migliorarsi. Il Ranch non è ancora aperto al pubblico, ma fuori dai cancelli ogni giorno si raccolgono tifosi e curiosi, nella speranza di intravedere “il Dottore” in azione. E non è detto che, in futuro, non venga costruita una tribuna per permettere a tutti di assistere a questo spettacolo unico. Secondo Alberto Tebaldi, amministratore delegato della VR46, il progetto è ancora in evoluzione: “Siamo al 70-80% di quello che vogliamo realizzare. Il prossimo passo è costruire alloggi per ospitare i piloti stranieri”. Il Ranch di Valentino Rossi non è solo un circuito. È un’eredità viva, un’officina di futuro, una culla per i campioni di domani. Un angolo di Tavullia che profuma di sogni, benzina e leggenda.
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