
Un gioiello un po’ nascosto nell’entroterra sud-occidentale della Sicilia, un pezzo di terra dove paesaggio e storia si intrecciano in modo peculiare. Questo incantevole borgo si trova ai margini della Valle del Belice e alle pendici del Monte Genuardo, a qualche chilometro dal Lago Arancio e a 16 chilometri dalla costa. La vecchia Zabut prende il nome dal fondatore, un emiro saraceno di nome Al-Zabut, e, ancora oggi, le viuzze del quartiere saraceno ricordano molto le vecchie kasbah. Grazie all’immenso patrimonio storico e culturale, il paese è stato proclamato Borgo dei Borghi 2016. Partiamo alla scoperta di un luogo di enorme bellezza?

Sambuca di Sicilia è situato nella Valle del Belice, in provincia di Agrigento, ed è un borgo noto principalmente per le sue chiese, per le influenze arabe e, in generale, per il patrimonio barocco. Il primo sito da visitare è il Museo Archeologico Palazzo Panitteri con tanti reperti che vengono dal sito archeologico di Monte Adranone. Il percorso è diviso in due: il Settore A riguarda le parti abitative, culturali e pubbliche, mentre il Settore B si focalizza sulla necropoli e sui materiali rinvenuti sul circuito murario fino all’assedio romano del III secolo. La Sala 5, inoltre, contiene i manufatti di un complesso artigianale chiamato Fattoria e di un santuario per le divinità ctonie. Il museo si trova nel Palazzo Panitteri, edificio seicentesco con decorazioni tardo-barocche e rococò. In origine era un torrione d’avamposto sulle mura della vecchia Zabut, diventata poi una dimora patrizia.
Altro luogo da vedere è il Teatro Comunale L’Idea, edificato tra il 1848 e il 1851, classico teatro a ferro di cavallo prima di privati e, poi, del Comune. Qui si tengono spettacoli di vari artisti locali, nazionali e internazionali. Sambuca di Sicilia, inoltre, gode di una vista spettacolare sulle Montagne delle Rose e sulla catena dei Monti Sicani, presso il Terrazzo Belvedere, detto anche Calvario, situato nella parte più alta del borgo, presso l’area del Castello di Zabut. Si arriva tramite una scalinata che parte da Piazza Baldi Centellis e raggiunge un’acropoli fortificata. Nel XIX secolo, i ruderi del castello vennero demoliti per costruire una grossa terrazza per celebrare la Crocifissione del Venerdì Santo (ecco perché si chiama Calvario). Il sito è inserito tra i Luoghi di Identità e Memoria (LIM) dalla Regione Sicilia.

[foto @Schager/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Tra le chiese, è imperdibile la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e i resti dell’annesso Monastero delle Benedettine (ex Monastero di Santa Caterina d’Alessandria), site in Corso Umberto I, vicino Piazza della Vittoria. La chiesa, anno 1515, è barocca, con gli altari in marmo e una cappella con l’altare maggiore. Nel XVII secolo è stata migliorata con gli stucchi di Vincenzo Messina, palermitano, con le statue sulle quattro virtù (la chiesa ha una navata divisa in 4 sezioni).
Il Monastero delle Benedettine, invece, un tempo era ben più lungo, ma il terremoto del 1968 causò grossi danni, portandolo alla demolizione. Al suo posto è stata costruita Piazza della Vittoria, con un Monumento ai Caduti. L’ala rimanente del monastero è stata restaurata e ospita la Pinacoteca Istituzione Gianbecchina, con una collezione di 190 opere donate da Gianbecchina (Giovanni Becchina) al proprio paese natale, datate tra il 1924 e il 1996. Si tratta di oli su tela, acquerelli, schizzi e acqueforti.
Tra i siti più belli, c’è la Chiesa Madre (o Matrice), edificata attorno al 1420 su un pezzo dell’antico Castello di Zabut. Sta nella parte più vecchia del borgo, con una facciata coi basamenti in tufo e preceduta da una lunga scalinata, con un portale d’ingresso arabo-normanno. Tre navate, pianta a croce romana, ma nel punto dove il transetto si unisce alla navata centrale c’è una cupola di ispirazione rinascimentale. Il campanile è ricavato da una delle torri del castello saraceno e finisce con una guglia piramidale rivestita da mattonelle in ceramica policroma, sorrette dal tufo, in cui sono state scolpite le foglie d’acanto. Dopo 50 anni di restauro (sempre a causa del terremoto del 1968) è stata riaperta solo nel gennaio 2019.

Ultima cosa da vedere è il Lago Arancio e il suo Fortino di Mazzallakkar. Tale forte si deve agli Arabi attorno all’830 d.C. e nei periodi di secca le rovine emergono dalle acque. Sta nella zona dei Mulini tra la collina di Castellazzo e la Torre Cellaro, fatto a pianta quadrata con le torri circolari agli angoli, fatte di pietra calcarea. 4 metri di mura, faceva da avamposto al vecchio castello di Zabut (l’attuale paese). Negli anni ’50 si è costruita una diga sul fiume Carboj e si è quindi creato il Lago Arancio (sì, è artificiale), ergo per sei mesi l’anno il forte è sommerso parzialmente.
Parti da Sciacca seguendo Via Orti S. Salvatore/SP76 e prosegui in direzione di Via Maglienti Friscia. Continua su SP54 attraversando Via Sant’Agata Dè Goti e Contrada Santa Maria, poi imbocca la SP37 in direzione di Caltabellotta. Da qui devi continuare su Via Botteghelle e svoltare su Via Triocola/SP37. Continua diritto sulla SP19, imbocca Via del Corso/SS386 e segui le indicazioni per Palermo. Prosegui su Via Ungheria/SS188 fino a raggiungere Chiusa Sclafani.
Riparti e imbocca Via Santa Caterina/SS188 e Via Giorgio Almirante. Segui ancora la SS188, poi svolta su Via S. Croce e successivamente su Via Pietro Caruso, per arrivare a Sambuca di Sicilia. Dopo aver esplorato il borgo, prendi Via Figuli verso Piazza Regione Siciliana/SP69. Segui la SP70 e poi la SP44 e arriva a Santa Margherita di Belice. Le strade principali di riferimento lungo il percorso sono SP76, SP54, SP37, SP19, SS386, SS188, SP70 e SP44. Per l’itinerario diretto (e dinamico) su Maps tocca qui.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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