
Il Taburno Camposauro, più conosciuto come Monte Taburno, è tra le vette montuose più iconiche del territorio campano, un luogo di turismo naturale e non solo. Si trova nel beneventano e corrisponde, grossomodo, alle vette degli Appennini che dividono Molise, Campania e Basilicata. Presenti in una narrazione storica della conquista d’Italia da parte da Roma, queste vette sono oggi note per la presenza di un parco naturale. Visitarle significa immergersi in un’atmosfera tutt’altro che urbanizzata, dove a dominare è tutto lo splendore dell’Appennino campano. Un percorso, quello che ti andremo a proporre, particolarmente facile da affrontare, ma decisamente interessante.
60 chilometri circa: è la distanza tra Caserta e Montesarchio. Ma il percorso è caratterizzato da tre fondamentali deviazioni: Sant’Agata De’ Goti, Frasso Telesino e il Monte Taburno. Caserta è facilmente raggiungibile tramite l’Autostrada A1; la Reggia dista dall’autostrada appena due chilometri. Qui, ovviamente, è impossibile non visitare il capolavoro dei Vanvitelli, costruito in un arco di tempo lungo quasi cento anni.
Lasciata Caserta, ci attende già la zona più rurale della provincia, quella che conduce verso l’area del Telesino. Frasso dista circa 30 chilometri, lungo percorsi che via via acquistano una rilevanza altimetrica maggiore. Il Taburno Camposauro (il vero nome della montagna) dista complessivamente 40 chilometri da Caserta e la metà da Montesarchio.
Molto piacevole da fare alla guida è proprio il tratto tra Frasso Telesino e il Monte Taburno, caratterizzato da curve agevoli e panorami suggestivi. Si arriva, poi, a Montesarchio, con le sue architetture medievali. Da qui si può poi scegliere di rientrare a Caserta percorrendo la Via Appia (SS7) oppure proseguire verso Benevento, che dista circa 20 chilometri.
Il nome del Monte Taburno significa, almeno secondo le fonti più accreditate, montagna bianca. Il termine alburno si riferisce, infatti, al legno più giovane e tenero, che ha quasi sempre un colore molto chiaro.

Il Taburno Camposauro domina tutta l’area del beneventano, gettando la sua ombra su Montesarchio e Sant’Agata Dé Goti. Sono questi, infatti, i borghi più vicini alla vetta. La montagna, alta 1.394 metri, è ben visibile da buona parte della Campania. La si vede, ad esempio, dal Vesuvio e dai Monti Lattari, ma anche dall’Irpinia.
La Dormiente del Sannio, così viene chiamata la montagna (perché somiglia a una donna sdraiata), è circondata dalla Valle Caudina. Da un lato, invece, è delimitata dai monti del Partenio.
Cosa c’entra il Monte Taburno con le Forche Caudine? La più cocente sconfitta della Repubblica Romana pare sia avvenuta proprio ai piedi del Taburno Camposauro. Nonostante la Seconda Guerra Sannitica si risolse in favore dell’Urbe, quella delle Forche Caudine fu una vera e propria débâcle per i Romani. Ancora oggi, “passare per le forche caudine” è un modo di dire che evidenzia l’umiliazione di una sconfitta.
Pare che le tre Forche fossero situate proprio ai piedi del Monte Taburno, precisamente tra le valli Caudina, Arienzo e Isclero. Della montagna, in ogni caso, ne parlano molti storici dell’epoca romana e non solo. La cita Virgilio, Grattio e, infine, Vibio Sequestre.

Montesarchio è un bellissimo comune della Campania, con la sua collina che domina tutto il borgo. Qui sopra si trova il Castello che in passato serviva come struttura militare. La struttura, che oggi ospita un importantissimo museo archeologico, è affacciata sulla vallata circostante e regala panorami mozzafiato.
La vicina Sant’Agata de’ Goti è ancora più conosciuta, visto che, dal 2012, è uno dei Borghi più belli d’Italia. La sua principale caratteristica è il borgo che affaccia su una rupe scoscesa. Per chi si trova in zona, vale la pena anche scoprire Benevento. La città delle streghe, così viene chiamata, in origine aveva il nome di Malevento; furono i Romani a cambiarle denominazione dopo le guerre sannitiche.

A Benevento si può visitare l’antichissima Chiesa di Santa Sofia, costruita in epoca longobarda, probabilmente tra il 750 e il 752. Nel corso dei secoli, l’edificio è stato trasformato molte volte e oggi è più simile a quanto appariva in origine, poiché negli anni Cinquanta furono rimosse tutte le strutture barocche. Dal 2011, fa parte del sito diffuso Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774) inserito nei Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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