
Nel cuore della Val d’Hérens, più precisamente nel cantone Vallese, si trova un semplicissimo villaggio alpino. Un luogo dove la tradizione, la natura e la storia si uniscono in un’esperienza autentica. Fino a pochi anni fa completamente sconosciuto ai turisti, oggi un po’ più famoso. Situato a circa 1300 metri d’altitudine, è circondato da montagne imponenti, valli incontaminate e ghiacciai antichi. Stiamo parlando di Evoléne, uno dei borghi più belli della Svizzera e che in questo periodo si trasforma, sapendo regalare momenti di pura tradizione.

In questo viaggio alla scoperta di Evoléne e del suo Carnevale si parte da Berna. Attraversando le montagne dei cantoni svizzeri, costeggiando il lago Lemano, passando per Frigurbo, Martigny e Sion, a pochi passi dal Monte Cervino e dal Monte Bianco. Partendo da Berna si prende A12/E27 in direzione di Rte de Morat a Granges-Paccot. Guidando per 30km si prende l’uscita 8-Fribourg-Nord da A12/E27. Dopo altri 2,6km eccoci alla prima tappa di questo percorso: Friburbo. Da qui si segue A12/E27 e A9/E62 in direzione di Av. de Fully a Martigny. Prendi l’uscita 21-Martigny-Fully da A9/E27/E62. Dopo circa 98km su questa strada e 56 minuti di percorrenza ecco la seconda tappa: Martigny. Ripreso il cammino si segue A9 in direzione di Rue de la Traversière a Sion. Prendi l’uscita 26-Sion-Ouest da A9 per 25km. Ed eccoci all’ultima sosta prima dell’arrivo finale: la città di Sion.
Da qui si prende Rte d’Hérens, Rte de Sion, Rte d’evolène, Sauterot… e Praz-Jean in direzione di La Villette a Evolène e dopo circa 24km eccoci arrivati ad Evoléne, pronti a goderci il Carnevale. Per un viaggio che parte da Berna ed arriva ad Evoléne, ci vorrano 2 ore e 28 minuti, per un totale di 190km.
Questo luogo affonda le proprie radici nel tempo. Il comune è stato istituito nel 1882 ed ancora oggi risulta essere centro di tradizioni rurali e montane. Tant’è che le antiche case in legno e le facciate decorate raccontano proprio un passato ed un presente dedito alla vita alpina. Ogni singola tradizione che sia culinaria, lavorativa o che si riversi nei modi di vivere hanno un forte legame con gli abitanti di questo territorio.
Il nome di questo borgo, Evoléne, in dialetto significa “acqua facile” e si riferisce sia al villaggio principale, sia ad un ruscello che sgorga proprio qui. Fino al XX secolo gli abitati di Evoléne erano autosufficienti. Producevano tutto il necessario per il proprio sostentamento. È con l’arrivo del turismo, intorno al XIX secolo, che questa regione ha potuto respirare una nuova vita. Oggi questo borgo, con i suoi 800 abitanti è il cuore pulsante del comune. La via centrale è ricca di negozi e ristoranti, con un’atmosfera che celebra tradizione ed accoglienza. Al centro del villaggio si erge la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, patrono di Evoléne.
Qui cultura e tradizioni si mescolano e si trovano riuniti in uno degli eventi e delle feste più importanti del villaggio: il Carnevale. Da anni riunisce abitanti e visitatori in celebrazioni che raccontano l’anima di questi luoghi e della comunità alpina.

Non è possibile definirla come una semplice festa. Il Carnevale di Evoléne è una vera e propria tradizione secolare, un rito collettivo che è in grado di trasformare il borgo alpino in un teatro vivente di maschere, simboli e suggestioni popolari. La tradizione e la storia di questo Carnevale affondano le proprie radici nei riti invernali legati al ciclo agricolo, alla difesa della comunità ed alla rinascita della natura che arriva dopo il lungo periodo invernale.
Solitamente il Carnevale apre le sue porte il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, con il tradizionale Réveil du Carneval. In quest’occasione i giovani del villaggio percorrono le strade agitando campanacci, facendoli risuonare in un richiamo collettivo che da la “sveglia” e la festa può iniziare. Quest’anno, a causa delle recenti vicende di cronaca (Crans-Montana), è stata posticipata al 10 gennaio in segno di rispetto per le vittime.
Una volta iniziato il Carnevale di Evoléne, il borgo si anima con una grande varietà di figure iconiche. Nel dialetto tradizionale ci sono le famose “Mâske”, figure mascherate che autorizzano a comportamenti quali il rumore, la provocazione e l’inversione dei ruoli sociali. Affianco ad esse ci sono i “Visagères”, volti intagliati nel legno di cembro che rappresentano animali, demoni o caricature. Poi ci sono le “Peluches”, avvolte in pelli e campanacci. Esse incarnano la forza della natura e percorrono l’interno villaggio in modo decisamente rumoroso ed invasivo. L’intento? Quello di scacciare gli spiriti dell’inverno. Gli ultimi sono gli “Empailles”, vestiti di sacchi di juta pieni di paglia chr rappresentano il mondo dei morti, e le “Maries” ossia uomini travestiti da donne. Questi hanno il compito di ironizzare sulla vita quotidiana con spirito satirico.
Il culmine di questi festeggiamenti avviene con un rito potente e collettivo. Si tratta del processo e rogo della “Poutratze”, una figura che impersonifica l’inverno, il caos e le colpe accumulate durante l’anno. La condanna al fuoco simboleggiano il ritorno all’ordine e l’ingresso nella Quaresima. Momento che si conclude con la smascheratura collettiva che restituisce alla collettività i propri volti e determina la fine del rituale.
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