
Il valico del Monte Fumaiolo è semplice e breve e rappresenta un’ottima deviazione per chi è in sella sull’Appennino tosco-romagnolo. Poco prima di raggiungere i 1.400 metri di altitudine, un sentiero conduce alle “vene”, ossia le sacre fonti del Fiume Tevere. Partiamo alla scoperta di una delle mete più amate degli Appennini in moto.
Per imboccare la stradina che porta al Monte Fumaiolo, si devia da Balze di Verghereto (FC), piccola località turistica dell’Appennino tosco-romagnolo circondata da pareti rocciose e posta proprio sul confine tra Emilia e Toscana. Stretta e circondata dai faggi, la strada provinciale 43 sale in direzione della cima.
Dopo la svolta a sinistra, la faggeta si fa più folta e la strada leggermente più ripida (pendenza del 10%); 1,6 chilometri dopo, a quota 1.350 metri, si trova il valico del Monte Fumaiolo. Nonostante il nome prometta male (Fumaiolo deriva dalla nuvole che spesso l’accerchiano), la vista dalle pendici del monte, in una giornata tersa, è spettacolare e merita senza dubbio d’essere ammirata.
A questo punto, è possibile proseguire sulla provinciale o fermare la moto (c’è anche il parcheggio) e avventurarsi a piedi verso le sacre fonti. Il sentiero è lungo poco più di 600 metri e, scendendo, s’addentra tra i faggi e gli abeti fino alla colonna in travertino che ricorda “Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma”.
Tornati in sella, si può scegliere di proseguire sulla strada provinciale 43; 400 metri più avanti, un cartello avverte della deviazione a destra in direzione del Rifugio Biancaneve (ormai chiuso definitivamente) situato proprio nelle vicinanze delle piste da sci. In direzione della località Sassoni, si continua a scendere seguendo la strada fino alla Valle dell’Alferello, da cui è possibile deviare per il percorso che aggira il massiccio della Moia.
A poco più di 6 chilometri si trova Montecoronaro, ma la provinciale prosegue e, percorrendola, si può scegliere di deviare per numerosi altri passi dell’Appennino.

A 1.268 metri sul livello del mare, tra i faggi, nel bosco e avvolta da una natura ancora selvaggia, la fonte del Tevere regala a Roma il suo sacro destino. Il fiume, che porta il nome del discendente di Enea Tiberino, infatti, nasce alle pendici del monte Fumaiolo, tra la Romagna, la Toscana e le Marche. Le secolari “faggete” nascondono agili sentieri da percorrere a piedi o in mountain bike, ma una stradina in particolare si rivela decisamente adatta per una breve gita in moto.
Volendo esser più precisi, però, le fonti sarebbero in realtà due, poste a 10 metri di distanza l’una dall’altra: le cosiddette “Vene”. Attraversando per quattro chilometri la Romagna, le acqua del fiume s’ingrossano di affluenti, superano Toscana e Umbria, arrivando nel Lazio e poi al mare, più di 400 chilometri più in là.
Di leggende sul Tevere ce ne sono molte e una visita al monte che ne diede i natali è quasi obbligatoria. La strada è breve – il valico è di circa 4 chilometri – e poco impegnativa, si tocca quota 1.366 metri percorrendo un dislivello di 250 metri.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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