
Uno snodo alpino che vive d’acqua e di roccia, canyon scalpellati in profondità, fiumi che si rincorrono a valle e una collana di perle fatta da 13 salti d’acqua. Chiusaforte ha un soprannome semplice ed efficace: il Comune delle Cascate. Pochi chilometri e si passa dal fondovalle del Fella alle pieghe della Val Raccolana, a Sella Nevea e al massiccio del Canin. L’azzurro è il colore predominante in questa zona e caratterizza un paese ricco di scorci che, tramite un bell’itinerario ad anello, potranno essere ammirati durante un weekend primaverile. Andiamo?
Anello di circa 147 chilometri, percorribili in circa 2 ore e 50 minuti di guida netta. Parti da Pontebba e imbocca la SS13 verso sud (direzione Udine), costeggiando il Fella fino a Chiusaforte; qui puoi deviare un attimo in Val Raccolana per il Fontanone di Goriuda, per poi rientrare sulla statale. Continua sulla SS13 verso Amaro/Carnia e raggiungi Tolmezzo. Da qui segui la SS52bis nella Val But, passando per Zuglio e Arta Terme, quindi prosegui verso Paluzza e sali al Passo di Monte Croce Carnico/Plöckenpass.
Scollina in Carinzia e tieni la B110 fino all’innesto con la B111, raggiungendo Kötschach-Mauthen e poi Jenig. Imbocca la strada per Tröpolach e segui la B90 Nassfeld per il Passo Pramollo/Nassfeld, rientrando in Italia; scendi lungo la SP110 fino a Pontebba, poi riprendi la SS13 e rientra a Chiusaforte per chiudere l’anello.
Le strade principali di riferimento lungo il percorso sono SS13, SS52bis, SP111, SP125, B110, B111, B90 (Nassfeld) e SP110.

Tredici cascate da dépliant in un singolo comune, contornate da piccoli tracciati e un particolare “Sentiero delle Cascate” che ne unisce tante. Il paesaggio è carsico, visto che le acque del Canin rinascono in Val Raccolana e si buttano in salti stupendi prima di prendere la via del Fella e del Tagliamento. L’itinerario di oggi va su due valichi, il Passo di Pramollo/Nassfeld che sta sopra Pontebba e il Passo di Monte Croce Carnico/Plöckenpass, tra Paluzza e Kötschach-Mauthen, ritornando verso Tolmezzo nel fondovalle e rientrando a Chiusaforte.
In pochi chilometri cambia tutto: Val Raccolana (pareti verticali, grotte e risorgive), Sella Nevea (porta alta del Canin), poi i salti lungo la provinciale (Fontanone di Goriuda, Cascata del Rio Repepeit, Cadramazzo), fino a cascate più appartate tipo quella del Cjalderon, che è la prima che incontri scendendo dalla Sella verso Chiusaforte, col salto diviso in due rami gemelli. I percorsi d’accesso sono generalmente brevi e ben segnalati; in primavera i salti sono più “pieni” mentre in estate inoltrata l’acqua si assesta. La maggior parte delle cascate sono raggiungibili fra i 5 e i massimo 20 minuti di cammino, su sentieri facili. Bisogna, però, prestare prudenza su fondo bagnato e pietre scivolose.

Simbolo del luogo è il Fontanone di Goriuda, un getto che scende dall’altopiano del Canin in un’arena di roccia e muschio alta attorno agli 80 metri con la particolarità, unica in regione, di poter passare dietro il velo d’acqua per “colpa” di una rientranza naturale nella parete. Quella che di solito si fotografa alla base è la Cascata del Sole, che di suo ha un salto di 30 metri. Dalla strada della Val Raccolana si parcheggia vicino alla trattoria “Al Fontanon” e, seguendo i cartelli vicino al monumento al ciclista, si arriva alla base in 5 minuti su un sentierino accessibile. L’effetto controluce ne fa da firma, specie nelle giornate terse di settembre.
La visita a Chiusaforte, stretto tra le pieghe del Canal del Ferro e la corsa del Fella, la consigliamo in ogni stagione. Si tratta di un centro abbastanza piccino, con vicoli in pietra e case addossate e qualche piazzetta dove ci si ferma a guardare fiume e monti. La vecchia stazione della Pontebbana è risorta lungo la Ciclovia Alpe Adria, diventando un bel punto di sosta e un ricordo di una ferrovia importante dai tempi della Società per le Ferrovie dell’Alta Italia.
Poco sopra la strada, si infila in Val Raccolana tra ponti, forre e pareti verticali, per raggiungere il famoso Fontanone di Goriuda, che si può vedere da dietro. Più sopra c’è Sella Nevea che fa da apripista al Canin e ai Piani del Montasio, con malghe, pascoli e larghe vedute. A testimoniare la circostanza che questa fu terra di frontiera, restano le opere militari della montagna, partendo dal Forte di Col Badin, conosciuto come la fortezza di Chiusaforte, simbolo dei tempi bui del primo Novecento.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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