
Fuori dai percorsi turistici, esiste una Sardegna meno conosciuta, quella lontana dai riflettori e dalle località balneari frequentatissime d’estate, ma fatta di borghi poco popolosi e quasi dimenticati. Nell’entroterra oristanese, c’è un comune di soli 80 abitanti, Baradili, poco visitato ma caratterizzato da una storia che merita di essere raccontata, perché da sempre parte integrante del paesaggio sardo, sin dalle epoche più antiche. Raggiungere questo borgo nel cuore della Sardegna consentirà di intraprendere un viaggio bellissimo e scoprire che c’è ancora chi vive lontano dallo stress e dai ritmi frenetici delle città. Partiamo, TrueRiders?
Siamo nel centro dell’Isola, leggermente spostati verso ovest e verso sud. Non possiamo che partire da Cagliari, se non altro per avere una buona scusa per visitare questa magnifica città, capoluogo sardo ricco di cultura e spazi a misura d’uomo. Andremo a cercarci un po’ di curve e, di conseguenza, eviteremo la SS131, sfruttando le provinciali che ci permetteranno di guadagnare l’uscita da Cagliari verso Sestu, per poi puntare con decisione verso Senorbì, uno dei paesi principali della Trexenta, e fare qualche chilometro sulla SS128, la lunga statale che porta nel centro Sardegna e, poi, fino a Nuoro. Ce la godremo per poco, però, perché dovremo lasciarla per andare verso Selegas, Ussaramanna e, infine, con decisione verso Baradili, meta finale di questo nuovo tour.
Già solo il viaggio vale la pena di andare a Baradili, nella regione storica della Marmilla. Il bello della Sardegna, infatti, è che appena si abbandonano le aree antropizzate si è immediatamente catapultati nella natura più vera; potremmo quasi dire che il territorio ricalca il carattere forte e deciso della popolazione, poco incline alle mezze misure, non lasciando spazio a realtà di mezzo fra città e campagna, ma marcando in modo netto le due identità, con una prevalenza indiscussa della natura. Raggiunto Baradili, quindi, avrete già goduto di panorami e curve tali per cui vi sentirete appagati. Ma il bello deve ancora iniziare.
Il borgo è curatissimo; addentrandovi nei suoi vicoli, a piedi dopo aver lasciato la moto a riposare, vi potrete rendere conto con i vostri occhi che la cura che la popolazione riserva agli spazi comuni e alle abitazioni è quasi maniacale. Gli abitanti, infatti, particolarmente orgogliosi del loro territorio, lo preservano e lo accudiscono con estrema dedizione. Appresa questa lezione di civiltà senza eguali, potrete dedicare una visita anche al nuraghe Candeli, una delle strutture che ancora resistono direttamente dalla Sardegna preistorica.
Qualora doveste arrivare qui tra il 13 e il 19 luglio, potrete assistere alla festa di Santa Margherita de is cruguxionis (dei ravioli). La strana intitolazione della Santa è dovuta alla leggenda secondo cui, dopo il ritrovamento di una statuetta votiva a lei dedicata, durante l’aratura, dei giovani la portarono dal parroco che in quel momento aveva davanti a sé un piatto con soli tre ravioli. Ma, una volta appoggiata sulla povera tavola del curato, la statuetta fece il miracolo e i ravioli diventarono un’infinità, permettendo di sfamare l’intera popolazione. E così, a Baradili, Santa Margherita si festeggia proprio con la sagra del raviolo, modo perfetto per conciliare il sacro con il profano.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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