
Esiste un luogo in cui la strada smettere di essere una semplice via di collegamento fatta d’asfalto e diventa pura esperienza. Ci troviamo tra il Lazio e l’Umbria e qui si incontra un piccolo borgo della provincia di Rieti. Arroccato ad oltre 600 metri d’altitudine, si affaccia sul lago di Piediluco tra le rocce dei Monti Reatini. Stiamo parlando di Labro. Un luogo tutto da scoprire ed arrivarci in moto fa parte del viaggio. Tra tornanti, stradine e scorci sui boschi, Labro è la meta perfetta per una deviazione lontana dalle rotte più battute.
Partiamo dall’Umbria attraversando il confine fino a Rieti per poi tornare indietro. Per l’esattezza iniziamo da Terni e da qui si prende SR79 in direzione di SP5 a Madonna della Luce per 17,2km. Seguendo SP5 in direzione di via Santa Maria Maggiore a Labro, dopo 4,4km saremo arrivati alla prima tappa proprio sul confine tra Umbria e Lazio. Eccoci a Labro, che dista pochi chilometri da Terni.
Qui dopo una piccola pausa, possiamo proseguire in direzione SR79 che seguiamo per 14km. Continuando su via Marco Curio Dentato, si prende viale Emilio Maraini e via Liberato di Benedetto in direzione viale Emilio Maraini. Dopo 3,6km eccoci alla seconda tappa, siamo a Rieti una delle province laziali. Una volta qui partiamo alla volta del ritorno verso Terni e si risale. Si prende Raccordo Rieti – Terni/SS79 da via Loreto Mattei, via Domenico di Carlo e Strada Provinciale Trancia per 3,3km. Presa la SS79 si segue fino a Terni e si prende l’uscita verso Valnerina da SS79bis per 25km circa. Una volta qui si procede su S.da Provinciale 209 fino a Terni ed avremo completato il percorso. Un viaggio di 1 ora e 32 minuti che ci avrà impegnato per 76,8km.

La storia di Labro racconta che è sempre stato un punto strategico nel corso dei secoli e delle popolazioni che si sono susseguite. Questo borgo venne fondato tra il IX e il X secolo e nacque come roccaforte difensiva a presidio dei confini tra il territorio reatino e quello umbro. Di fatti, per molti secoli, Labro è stato una sentinella militare e venne coinvolta in numerose battaglie e contese territoriali proprio a causa della sua posizione dominante. Il ruolo di frontiera ne ha plasmato il carattere e la struttura, rendendolo ciò che oggi vediamo. Un borgo compatto, chiuso e perfettamente adatto alla difesa.
Negli anni, Labro subì un forte periodo di spopolamento nel secondo dopoguerra, rischiando addirittura di scomparire. Poi, negli anni ’60, è rinato grazie ad un’importante attività di restauro conservativo che ne ha salvato l’intero abitato. Venne così riportata in auge la propria identità medievale. Oggi la sua posizione non è più limitante, ma funge da vero ponte di passaggio tra la sabina laziale e la valnerina umbra.

A molti è noto per il suo nome di “paese di pietra”, ed è azzeccato perché basta metterci piede e tutto diventa molto chiaro. Le case, le scalinate ed i vicoli sono tutti costruiti con la pietra locale, in un intreccio compatto che sembra nascere direttamente dalla roccia dei Monti Reatini.
Una delle particolarità di questo borgo è che non vi si può accedere in auto. Si cammina, si sale e si rallenta. L’accesso avviene attraverso la Porta Reatina e si sale tra palazzetti e piccoli slarghi, fino a raggiungere palazzo Nobili Vitelleschi. Attorno a questo palazzo si sviluppa il cuore del paese e del centro abitato. Salendo ancora è possibile, poi, raggiungere la Chiesa di Santa Maria Maggiore, che risale al ‘500 ed è il culmine del borgo. Da qui il panorama è impagabile, è possibile vedere tutto: dai monti al lago.

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.
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