
Oggi andiamo alla scoperta di uno di quei luoghi dove è la storia stessa a diventare paesaggio. Siamo in Abruzzo, nella provincia di Teramo a pochi chilometri dal confine con le Marche. In un punto dove il territorio sembra iniziare ad elevarsi verso le montagne dell’Appennino. Sorge un piccolo borgo arroccato su di una rupe di travertino e dall’alto domina le vallate circostanti. Siamo a Civitella del Tronto, qui si trova una delle più importanti architetture militari d’Italia: la Fortezza di Civitella del Tronto.
In questo luogo la storia assume una dimensione quasi cinematografica. La fortezza fu, infatti, l’ultimo baluardo borbonico a capitolare nell’epoca del Risorgimento. Resistendo all’esercito piemontese fino al 20 marzo 1861, quando il Regno d’Italia era già stato proclamato. Questo segno una pagina importante di storia del paese e diede a questo borgo il soprannome di “Civitas Fidelissima”, ancora oggi presente nello stemma del comune. Ma Civitella non è solo fortezza, è un borgo fatto di pietra, vicoli, panorami e piccoli dettagli che emergono lentamente mentre si va alla conquista del punto più alto del borgo.
Per capire a pieno questo borgo bisogna partire dalla sua posizione. È collocato a circa 600 metri d’altitudine, arroccato su di una rupe che per molti secoli ha rappresentato un punto strategico importantissimo per il controllo delle valli e del confine settentrionale del Regno di Napoli.
La storia militare di Civitella del Tronto risale fin all’epoca del Medioevo. Ma è nel periodo aragonese, spagnolo e, poi, con gli interventi ottocenteschi che la fortezza assunse l’aspetto che oggi è visibile. Questa si sviluppa per 500 metri lungo la cresta della montagna ed occupa 25 mila metri quadrati. Sono numeri che fanno subito capire quanto sia imponente e quanto impatto facesse a chi si presentava davanti le mura del borgo. La posizione, ovviamente, non è casuale perché da qui era possibile sorvegliare un territorio molto vasto. Lo sguardo volgeva dai Monti Gemellli fino al Gran Sasso, dalla Maiella fino all’Adriatico. La rupe era già di per sé una difesa naturale.
La fortezza che oggi si vede è il risultato di secoli e secoli di trasformazioni. Il nucleo originale venne modificato ed ampliato con il passare del tempo, fino alla configurazione che assunse nel ‘500 con Filippo II di Spagna. Definirla infatti “fortezza borbonica” non le rende giustizia viste le influenze che ha ricevuto. È, forse, più giusto considerarlo un grande baluardo, che nell’Ottocento fu il simbolo della resistenza borbonica.
Il modo giusto per godersi questo luogo è non aver fretta di scoprirlo. Il borgo e la fortezza sono due realtà distinte, ma profondamente legate tra di loro e vale la pena dedicare il giusto tempo ad entrambe.
La Fortezza di Civitella del Tronto è sicuramente il nostro punto di partenza. Come già abbiamo anticipato è il pilastro che domina il paese ed è uno dei complessi fortificati tra i più estesi d’Europa. I suoi 500 metri di sviluppo ed i 25 mila metri quadrati di superficie sono un vero spettacolo. Visitando la fortezza si attraversano piazze d’armi, bastioni, camminamenti e gli ambienti che raccontano la vita quotidiana dei soldati. Dalla parte più alta si apre uno tra i panorami più belli di tutta la zona, con il Gran Sasso assoluto protagonista. All’interno, poi, meritano menzione il Museo delle Armi e delle Mappe Antiche che raccoglie armamenti appartenuti agli eserciti borbonici e sabaudi.
Lasciata la fortezza bisogna scendere nel centro storico. Qui il ritmo cambia completamente. Le grandi mura lasciano spazio alle casette in pietra, ai portali, alle piccole piazze ed ai vicoli che salgono e scendono seguendo i lineamenti della rupe. Civitella si inserisce nel novero dei Borghi più Belli d’Italia, e passeggiare senza una meta precisa è probabilmente il modo migliore per apprezzarlo. Non si può, poi, non visitare Piazza Filippi Pepe, un vero e proprio balcone naturale sul territorio. Da qui lo sguardo si apre verso il Gran Sasso fino a toccare l’Adriatico, mentre tutto attorno ci sono edifici storici, botteghe e la Chiesa di San Lorenzo.
Poi abbiamo Porta Napoli, tra le testimonianze più importanti dell’antico sistema urbano. Imperdibile anche la Ruetta, un vicolo che in soli 40 centimetri raccoglie una delle curiosità più fotografate di Civitella. Per chi, invece, ama spingersi oltre il centro abitato c’è anche un lato decisamente più selvaggio. Non lontano da Civitella si trovano le Gole del Salinello, nel paesaggio dei Monte della Laga. Qui abbiamo anche la Grotta Sant’Angelo, i resti di Castel Mandrino e la Cascata del Caccamo.
Per gli amanti della moto Civitella del Tronto ha un vantaggio che va oltre la bellezza del borgo. La strada per raggiungere questo posto vale il viaggio, è veramente parte integrante. Il paese si trova, come abbiamo visto, in un territorio nel quale le strade iniziano a seguire il profilo delle montagne. Questo permette di costruire itinerari molto più interessanti della semplice autostrada. Da Teramo si procede verso Civitella seguendo la SS81 Piceno Aprutina, perfettamente in linea con lo spirito delle strade secondarie.
Tra le possibilità più interessanti c’è la SP52 di Macchia da Sole, una strada montana che raggiunge quote superiori fino a mille metri e si sviluppa per 17km. È un tratto che permette di vivere il territorio in maniera differente, alternando tratti guidati e panorami sui monti. Il consiglio che ci piace dare è quello di costruire un piccolo tour dell’Abruzzo teramano. Raggiungere Civitella, poi, grazie strade secondarie e fermarsi per visitare la fortezza ed il borgo. Poi si riprende il viaggio e si va verso il territorio del Gran Sasso o dei Monti della Laga.

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.
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