
Ogni volta che mi ritrovo imbottigliato in autostrada con il casco che diventa una sauna e i gas di scarico in faccia, penso a quanto poco il Codice della strada tenga conto, oggi, della realtà di chi viaggia in moto. Le proposte allo studio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vanno proprio in questa direzione: provare ad aggiornare le regole alle esigenze concrete di moto e scooter, senza mettere da parte la sicurezza.
Si parla di possibili aperture all’uso della corsia d’emergenza nelle code, di sanzioni più proporzionate per alcuni divieti di sosta e di una disciplina più chiara sulle file parallele. Ma, da motociclista che macina chilometri tutto l’anno, voglio chiarire un punto: al momento, per noi non cambia ancora nulla. Siamo davanti a un cantiere normativo aperto, interessante, ma ancora lontano dall’essere una realtà sulle nostre strade.
Quando ho letto del pacchetto di proposte del MIT dell’8 agosto 2026 ho subito pensato alle tante ore passate fermo in autostrada, con la moto a passo d’uomo tra auto nervose e spazi ridotti. L’idea di un Codice della strada più attento alle due ruote nasce proprio da situazioni come queste, in cui la vulnerabilità del motociclista è evidente.
Il Ministero ha inviato a oltre cento operatori e associazioni i materiali di lavoro per una nuova revisione del Codice, che tocca diversi aspetti: corsia d’emergenza, sanzioni di sosta, circolazione per file parallele, velocità e controlli assicurativi. Sono proposte in consultazione, non regole già in vigore.
Chi viaggia oggi deve quindi continuare a rispettare la disciplina attuale, dagli articoli 175 e 176 sulla circolazione autostradale alle norme sulla sosta. La riforma è un “work in progress” che potrebbe migliorare molto la vita dei motociclisti, ma che dovrà passare per l’intero iter legislativo prima di cambiare davvero la nostra quotidianità su strada.
Se c’è una scena che conosco bene è la fila chilometrica in autostrada sotto il sole di agosto, con la tentazione di infilarsi nella corsia d’emergenza per non restare schiacciato tra camion e auto. La proposta del MIT prova a dare una risposta proprio a queste situazioni, ipotizzando di consentire alle moto l’uso della corsia d’emergenza in caso di incidenti o forti rallentamenti, lasciando però sempre libera la via ai mezzi di soccorso.
Non si tratterebbe di una corsia riservata alle moto, ma di un utilizzo straordinario e regolamentato: andrebbero fissati limiti di velocità, distanza di sicurezza, modalità di rientro in carreggiata e condizioni precise di traffico. Ad oggi, però, il divieto resta e chi viaggia in moto non può “legalizzarsi” solo perché la coda è lunga.
Accanto a questo, c’è la possibile nuova disciplina della circolazione per file parallele sulle tratte con almeno tre corsie, con la conseguente possibilità di “superare a destra” in casi specifici. Per chi guida una moto sarebbe un chiarimento importante: oggi capita spesso di procedere più veloci della corsia di sinistra senza cambiare corsia apposta, ma la linea tra superamento e sorpasso è ancora poco chiara.
Un altro fronte caldo è quello delle multe. Molti titoli hanno parlato di “sanzioni dimezzate per le moto”, ma la realtà è più sfumata. La revisione allo studio punta a ridurre alcune sanzioni per specifici divieti di sosta di moto e ciclomotori, differenziando gli importi rispetto alle auto in base a dimensioni e ingombro del veicolo.
Come motociclista urbano, so bene quanto spesso ci si ritrovi a cercare un angolo sicuro tra marciapiedi e strisce blu, ma una sanzione più bassa non significa libertà di parcheggiare ovunque. Restano zone “tabù” come rampe, attraversamenti pedonali, fermate del trasporto pubblico o aree riservate, dove un due ruote può creare ostacoli reali.
Nel pacchetto compaiono anche riflessioni più ampie sul sistema sanzionatorio: proporzionalità degli importi, revisioni delle multe per eccesso di velocità, controlli più incisivi sui veicoli senza assicurazione e notifiche più rapide per le violazioni rilevate automaticamente. Per ora, però, nessuna multa viene “magicamente” ridotta: fino all’entrata in vigore di nuove norme, gli importi restano quelli fissati dal Codice attuale.
La data chiave è l’8 agosto 2026: da lì parte la consultazione, ma non un nuovo Codice della strada già operativo. Come motociclista, quando programmo una lunga tratta autostradale, mi regolo su un principio semplice: faccio riferimento solo alle norme in vigore, ignorando le “anticipazioni” lette sui social.
Questo significa, ad esempio, che nelle code non posso usare la corsia d’emergenza confidando in una futura riforma, e che le sanzioni di sosta non sono automaticamente ridotte perché si è parlato di proporzionalità. La riforma dovrà tradursi in un testo preciso, approvato e pubblicato, con date di entrata in vigore e dettagli applicativi chiari.
Nel frattempo, la cosa più sensata per chi viaggia su moto e scooter è restare aggiornato tramite fonti ufficiali, adottare uno stile di guida difensivo e considerare queste proposte come un possibile miglioramento del quadro attuale, non come una licenza anticipata. Quando le regole cambieranno davvero, allora sì che il nostro modo di affrontare code, soste e lunghe tratte extraurbane potrà essere ripensato con maggiore serenità.
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