
Arrivare a Castelmezzano in moto è uno di quei viaggi che restano addosso a lungo: curve dolci, vallate silenziose e, all’improvviso, il borgo che appare incastrato nelle guglie delle Dolomiti Lucane. La strada si arrampica tra i tornanti e la montagna sembra chiudersi intorno, finché case e roccia diventano un unico anfiteatro di pietra.
Qui ho capito perché questo piccolo centro lucano è considerato uno dei borghi più belli d’Italia: non solo per il colpo d’occhio, ma per il modo in cui ti costringe a rallentare, a parcheggiare la moto e a proseguire a piedi, seguendo vicoli e scalinate medievali.
Camminando verso i resti del castello normanno, con il casco ancora in mano, il paesaggio cambia di continuo: sotto il centro storico, davanti le guglie, tutto intorno il Parco di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane.
Arrivando da Potenza o dalla valle del Basento, Castelmezzano compare d’un tratto, abbarbicato a circa 750 metri tra guglie e pareti delle Dolomiti Lucane. Le case sembrano aggrapparsi alla montagna, disposte a gradoni sotto un anfiteatro di rocce arenacee modellate dal vento e dall’erosione. Il borgo rientra nel Parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane ed è inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, riconoscimento che qui capisci subito, appena scendi dalla sella.
In moto ho apprezzato soprattutto la posizione: un paese che sembra nascosto, protetto dalle montagne come in passato, quando costruire in alto significava difendersi meglio dalle incursioni nella valle del Basento. Oggi quella scelta strategica è diventata paesaggio. Raggiunto il centro, ci si muove soltanto a piedi: l’auto resta nei parcheggi ai margini, mentre iniziano vicoli, scalinate e passaggi che cancellano qualsiasi idea di percorso lineare e invitano a perdersi nel tessuto medievale.
La prima cosa che faccio a Castelmezzano, ogni volta, è alzare lo sguardo verso le guglie: Bocca del Leone, l’Incudine, l’Aquila Reale, la Civetta. Sono profili che la tradizione locale ha battezzato come se fossero vecchi amici, punti di riferimento per leggere la montagna. Il bello è che non serve un lungo trekking: le pareti rocciose sono già sopra i tetti, così vicine da accompagnare ogni scorcio del centro storico.
Dal cuore del borgo inizio a salire verso i resti del castello normanno, il Castrum Medianum, che ha dato il nome all’abitato. Una scalinata scavata direttamente nella roccia conduce al punto di vedetta: il panorama qui cambia di colpo, le case scendono sotto i piedi e il sistema di picchi arenacei si apre davanti. Sulla via del ritorno mi fermo sempre nella chiesa madre di Santa Maria dell’Olmo, edificio di origine medievale che conserva opere di epoche diverse, testimone silenzioso delle tante vite di Castelmezzano.
Una delle ragioni per cui torno spesso qui è la relazione speciale tra Castelmezzano e Pietrapertosa. I due borghi si fronteggiano da versanti opposti delle Dolomiti Lucane, quasi a specchio. In moto bastano pochi minuti di strada, ma il modo migliore per capire questo paesaggio è lasciare il mezzo e imboccare l’antico sentiero del Percorso delle Sette Pietre, circa due chilometri ispirati a storie e leggende popolari.
Il dislivello sorprende sempre: sulla carta la distanza è breve, ma a piedi la montagna si fa sentire, con tratti in salita che richiedono fiato e passo sicuro. Lungo il cammino, installazioni narrative raccontano l’immaginario contadino lucano. Chi cerca una scarica di adrenalina può invece scegliere il Volo dell’Angelo, che collega i due paesi con un cavo d’acciaio sospeso sulla valle. È un’attrazione da prenotare in anticipo, verificando calendario, requisiti e condizioni meteo, ma il solo vedere le linee che scavalcano il vuoto dà la misura della verticalità di questo angolo di Basilicata.
Dal punto di vista motociclistico, le strade che portano a Castelmezzano sono un piccolo piacere: curve regolari, asfalto in genere buono, tratti panoramici che invitano a soste frequenti. Conviene però arrivare presto, soprattutto in estate e nei weekend, per trovare posto nei parcheggi esterni al borgo e godersi il centro storico con calma. L’altitudine non cancella il caldo, perciò per i sentieri sulle rocce sono indispensabili scarpe adatte, acqua e attenzione alle condizioni meteo indicate dal Parco.
Per la visita, suggerisco un itinerario semplice: dal centro si sale gradualmente verso i resti del castello, passando per la chiesa di Santa Maria dell’Olmo e seguendo le scalinate che si infilano nei vicoli. A Castelmezzano sono i cambi di prospettiva a fare davvero la differenza. Restare fino alla sera ripaga lo sforzo: quando le guglie perdono i colori più chiari e le luci disegnano la trama delle case sul pendio, il borgo mostra il suo volto più autentico, lucano fino in fondo.
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