Curve veloci e natura incontaminata: 5 borghi da esplorare in moto sull'Altopiano dei Sette Comuni

Curve veloci e natura incontaminata: 5 borghi da esplorare in moto sull’Altopiano dei Sette Comuni

Fabio Belmonte  | 17 Ago 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

Un itinerario in moto sull’Altopiano dei Sette Comuni è uno di quei giri che ti restano addosso, non per l’adrenalina pura ma per la sensazione di attraversare un mondo coerente, fatto di boschi, pascoli, contrade e memorie di guerra.

Qui non si cercano i passi da record delle Dolomiti: si assapora un’altra idea di montagna veneta, più intima e laterale, dove la cultura cimbra convive con i segni profondi lasciati dalla Prima Guerra Mondiale. Kilometro dopo chilometro, tra Asiago, Roana, Rotzo, Foza ed Enego, il paesaggio cambia spesso, ma senza strappi: una sequenza di conche, margini e vallate che accompagna la guida invece di dominarla.

È il classico giro che, almeno per me, diventa un pretesto per fermarmi spesso, spegnere il motore, ascoltare il silenzio dei boschi e ricordarmi che certi percorsi vanno presi con calma, lasciando che sia l’altopiano a dettare il ritmo.

Asiago, porta d’ingresso in moto alla conca centrale dell’altopiano

 

Per un giro in moto sull’altopiano dei Sette Comuni, Asiago è la base naturale. Arrivando in quota, il passaggio dalla pianura ai 1.001 metri della conca è graduale: le curve si distendono, il traffico diminuisce e la sensazione è quella di entrare in un grande anfiteatro verde, circondato da rilievi che sfiorano i 2.300 metri. In sella lo si percepisce subito: qui la montagna non schiaccia, accompagna.

Di solito scelgo Asiago come primo stop per una pausa caffè e un controllo rapido alla moto: il centro offre parcheggi abbastanza comodi, servizi, alloggi e ristoranti, ma basta uscire di poche centinaia di metri per ritrovare un ritmo più lento. La conca permette diversi anelli, ideali per chi vuole “prendere le misure” all’altopiano prima di allungarsi verso Roana o Rotzo.

Il bello, qui, è iniziare a capire che non si tratta di un semplice altopiano uniforme, ma di un mosaico di conche e dorsali. Le strade non inseguono solo la quota: attraversano campi, piccoli nuclei abitati e boschi che, curva dopo curva, preparano alla parte più intima del giro.

Da Roana a Rotzo: curve tra boschi, cultura cimbra e archeologia a cielo aperto

 

Dal centro di Asiago, dirigersi verso Roana significa entrare nella zona dove il bosco inizia a farsi davvero protagonista. Il comune è sparso in sei frazioni – Roana, Mezzaselva, Canove, Camporovere, Cesuna e Treschè Conca – e in moto lo si percepisce come una serie di quadri diversi, collegati da tratti di strada ombreggiati. È qui che, ogni volta, mi ricordo di alleggerire il gas: ciclisti, escursionisti e qualche animale selvatico condividono l’asfalto.

Roana è uno dei cuori della cultura cimbra sull’altopiano. Il Museo della Cultura Cimbra, con fotografie, utensili agricoli e telai, racconta una montagna che ha saputo resistere nei secoli. Vale la sosta, anche solo per dare un senso più profondo al viaggio. Da Cesuna parte anche il percorso del Monte Zovetto, legato alla memoria della Grande Guerra, che si intuisce già dalla toponomastica.

Proseguendo verso ovest la strada si fa più raccolta e porta a Rotzo, considerato il più antico dei Sette Comuni. Il Bostel di Rotzo, area archeologica affacciata sulle valli dell’Assa e dell’Astico, è uno di quei luoghi dove mi piace spegnere la moto e camminare qualche minuto: il salto indietro fino alla seconda età del Ferro dà alla giornata in sella un respiro decisamente più ampio.

Foza ed Enego: tra memorie della Grande Guerra e balconi sulle Prealpi

 

Da Rotzo puntare verso Foza significa attraversare uno dei tratti più godibili per chi ama la guida fluida. A ovest le valli scavano i margini dell’altopiano, a est tornano pascoli e strade meno urbanizzate: la sensazione, in sella, è di correre lungo un confine sospeso tra pianura veneta e montagne vicentine. Qui è facile lasciarsi prendere dal ritmo, ma è proprio la tipica viabilità di montagna: curve, mezzi agricoli e qualche mucca dietro l’angolo ricordano di tenere la testa sulle spalle.

Foza conserva segni evidenti della Prima Guerra Mondiale. Il Monumento ai Caduti in contrada Pubel, sorto dove sorgeva la Chiesetta del Rosario, è un invito a rallentare e a guardare il paesaggio con occhi diversi. Ogni volta che passo di qui ho l’impressione che il silenzio pesi un po’ di più.

Più a est, Enego cambia di nuovo il registro del giro. A circa 800 metri di quota, dominato dal Duomo di Santa Giustina, il paese si affaccia come un balcone sulla Valsugana. Dal suo territorio partono le deviazioni per Valmaron e la Piana di Marcesina, con malghe, boschi di abete rosso e il Forte Lisser a fare da sentinella: un’area dove storia militare e foreste raccontano sia i combattimenti sia le riforestazioni del Novecento.

Consigli pratici per vivere l’itinerario motociclistico sui Sette Comuni

 

Collegare Asiago, Roana, Rotzo, Foza ed Enego in un unico anello permette di racchiudere in una giornata molti volti dell’Altopiano dei Sette Comuni, senza dover macinare centinaia di chilometri. Io preferisco impostare il giro in senso orario, con partenza e arrivo ad Asiago, così da avere sempre una buona scelta di servizi e alloggi prima e dopo il percorso.

È essenziale ricordare che si tratta di strade di montagna ordinarie, non di un circuito. Foglie, aghi di pino, umidità in quota e rami dopo un temporale possono trasformare una curva perfetta in un imprevisto. Prima di partire conviene verificare chiusure, lavori e meteo, soprattutto in primavera e autunno, quando le zone in ombra restano bagnate a lungo.

Dal punto di vista turistico, vale la pena programmare qualche sosta più lunga: musei dedicati alla cultura cimbra, siti della Grande Guerra, aree archeologiche come il Bostel di Rotzo e malghe dove assaggiare i formaggi locali. È proprio alternando guida e pause che, almeno per me, questo itinerario in moto sull’altopiano smette di essere una semplice sequenza di curve e diventa un viaggio completo dentro la montagna veneta.

Fabio Belmonte
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