La salita dei romani: curve ampie e aria di montagna sulla "Montagna di Roma" in sella

La salita dei romani: curve ampie e aria di montagna sulla “Montagna di Roma” in sella

Fabio Belmonte  | 20 Ago 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

Ci sono strade di montagna che conquistano per la spettacolarità estrema, e altre che entrano nella routine dei mototuristi quasi senza accorgersene. L’itinerario in moto sul Monte Terminillo appartiene alla seconda categoria: un percorso che ho imparato a conoscere curva dopo curva, salendo da Rieti verso quella che tutti chiamano la “Montagna di Roma”.

Non è un passo alpino, ma un asfalto appenninico che cambia carattere rapidamente, passando dalla periferia cittadina al bosco fitto, fino alle aperture d’alta quota. Ogni volta che affronto la SS 4 bis ho la sensazione di un viaggio verticale concentrato in pochi chilometri, con il termometro che scende e il paesaggio che si allarga.

È un itinerario ideale per chi parte da Roma o dal Lazio interno e cerca una mezza giornata di guida, alternando pieghe, soste panoramiche e aria più fresca rispetto alla pianura.

Da Rieti al bosco: la salita verso la Montagna di Roma in moto

 

La partenza naturale dell’itinerario in moto sul Monte Terminillo è Rieti, con la città che sfuma quasi subito nella conca e lascia spazio alla SS 4 bis del Terminillo.

Ogni volta che imbocco la salita, mi colpisce quanto rapidamente cambi il ritmo: pochi minuti prima sei tra rotonde e semafori, poco dopo ti ritrovi a seguire una strada di montagna vera, con curve ampie e un dislivello che si fa sentire. Nei primi chilometri il paesaggio resta ancora collinare, con case sparse e scorci sulla piana reatina.

È un buon tratto per prendere confidenza con il fondo e con il traffico locale, spesso fatto di auto lente e qualche ciclista in allenamento. Poi il bosco chiude progressivamente la visuale laterale, l’aria si fa più fresca e la strada comincia a disegnare una sequenza regolare di pieghe. In sella ho imparato a considerare questo tratto come una progressione, non come una sfida al cronometro.

Il Terminillo è stato reso famoso anche dalla Rieti–Terminillo, la storica cronoscalata automobilistica Coppa Carotti, ma fuori dalle competizioni resta una normale strada pubblica. Detriti dopo il vento, foglie umide nelle zone d’ombra e veicoli agricoli possono comparire all’improvviso, motivo in più per scegliere un’andatura che permetta di godersi il paesaggio senza rinunciare alla sicurezza.

Pian de’ Valli e Campoforogna: dove la quota cambia il paesaggio

 

Salendo di quota, la strada verso il Terminillo mostra il suo carattere più turistico. Pian de’ Valli è il primo riferimento evidente: qui il bosco si apre, compaiono alberghi, strutture legate agli sport invernali e ampi parcheggi che, in moto, uso spesso come punto di sosta per osservare la valle dall’alto.

È uno di quei luoghi in cui capisci che la montagna è stata pensata per accogliere chi arriva dalla città. Proseguendo ancora un po’ si raggiunge Campoforogna, altro snodo fondamentale del massiccio. Da qui partono sentieri escursionistici e collegamenti verso creste e rifugi, ed è il punto in cui mi capita spesso di lasciare la moto per una breve passeggiata a piedi.

Il traffico tende a diradarsi rispetto ai tratti più bassi, ma il meteo diventa il vero elemento da monitorare. Sull’Appennino centrale, e sul Terminillo in particolare, non è raro imbattersi in banchi di nebbia improvvisi o in raffiche di vento che cambiano la percezione delle curve.

In estate, però, proprio questo salto di quota rende l’itinerario prezioso: quando Rieti è calda e luminosa, qui sopra la temperatura può scendere di parecchi gradi, trasformando la sosta in un refrigerio naturale prima di affrontare la discesa o proseguire verso altri giri appenninici.

Terminillo, storia turistica e identità della Montagna di Roma

 

Il soprannome “Montagna di Roma” non è solo un vezzo giornalistico: racconta un pezzo di storia del Terminillo. Nel Novecento, con lo sviluppo delle infrastrutture, questa vetta dell’Appennino laziale è diventata la montagna di riferimento per generazioni di romani in cerca di neve e aria buona. Lo si vede ancora oggi nell’architettura di Pian de’ Valli, nei grandi alberghi e nelle strutture che rimandano a una stagione di turismo organizzato.

Quando arrivo in moto in queste località, ho sempre la sensazione di un dialogo tra due epoche: da una parte il passato delle settimane bianche, degli impianti sciistici come simbolo di modernità; dall’altra un presente fatto di escursionismo, passeggiate e giri su due ruote. D’estate la neve lascia spazio ai sentieri, e la montagna diventa una base per esplorare creste, boschi e vallate del reatino.

La posizione del Terminillo, affacciata sulla provincia di Rieti ma vicina culturalmente a Roma, spiega perché molti itinerari motociclistici la includano ancora come tappa classica di giornata. Non è un santuario della piega estrema, bensì un luogo in cui la guida si intreccia con una storia turistica lunga e con un paesaggio appenninico autentico, lontano dall’immagine da cartolina delle Alpi ma altrettanto identitario.

Consigli pratici per un itinerario in moto sul Monte Terminillo

Organizzare un giro in moto sul Monte Terminillo è relativamente semplice, ed è uno dei motivi per cui lo propongo spesso ad amici che vogliono scoprire il Lazio in versione montana. Il periodo migliore va, in genere, dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, quando neve e ghiaccio sono poco probabili e il fondo stradale è più leggibile. Prima di partire conviene comunque verificare eventuali lavori, chiusure o limitazioni stagionali.

Dal punto di vista dell’abbigliamento, il consiglio è di non farsi ingannare dalle temperature in pianura: tra Rieti e Pian de’ Valli la differenza può essere marcata, specie nelle ore serali. Porto sempre con me uno strato in più e guanti adeguati alla quota, anche in piena estate.

La SS 4 bis non è particolarmente lunga, quindi ha senso integrarla in un anello più ampio, combinandola con altre strade della provincia di Rieti e dell’Appennino laziale. Le soste, per me, sono parte integrante dell’esperienza: una pausa caffè a Rieti prima di salire, una sosta panoramica a metà percorso e un ultimo stop in quota permettono di vivere davvero la montagna, senza trasformarla in un circuito improvvisato. Guidare con margine, leggere il contesto e lasciare spazio al paesaggio sono le tre regole che mi portano a tornare ciclicamente su questa strada.

Fabio Belmonte
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