
Il giro del Passo del Sommo è uno di quegli anelli che mi piace tenere “in tasca” per le mezze giornate libere: circa 80 chilometri tra Trento, Folgaria e la Valsugana, abbastanza vari da sembrare un viaggio, abbastanza raccolti da non richiedere lunghe trasferte.
Si parte dal fondovalle dell’Adige, tra traffico quotidiano e zone produttive, e in meno di un’ora ci si ritrova circondati da boschi di conifere e pascoli dell’Alpe Cimbra. La strada non è un giocattolo per pieghe estreme, ma una sequenza regolare di curve, cambi di quota e scorci che alternano vallate, forti della Grande Guerra e rive del Lago di Caldonazzo.
Proprio questa alternanza, più che la pura guida sportiva, è ciò che mi fa tornare spesso su questo percorso, soprattutto quando cerco un anello completo ma gestibile in mezza giornata.
L’anello del Passo del Sommo in moto parte idealmente dalla conca di Trento e disegna un circuito di circa 80 chilometri e poco meno di due ore di guida teorica. È un percorso pensato per chi vuole cambiare spesso scenario senza affrontare centinaia di chilometri di trasferimento.
Si risale il fondovalle dell’Adige verso sud, toccando la zona di Ravina e Aldeno, prima di puntare a Calliano e lasciare il traffico principale. Da qui la strada comincia a salire verso Folgaria, uno dei centri dell’Alpe Cimbra, fino a raggiungere i 1.340 metri circa del Passo del Sommo. La discesa successiva conduce sul versante orientale, verso la Valsugana, passando da Calceranica al Lago, Pergine Valsugana e rientrando infine verso Trento.
Quello che apprezzo di più è la proporzione del giro: abbastanza lungo per sembrare una piccola fuga alpina, ma così compatto da poter essere inserito in una mattinata o in un pomeriggio estivo, lasciando spazio a soste panoramiche e piccole deviazioni.
Dal punto di vista paesaggistico, questo anello è sorprendente rispetto alla sua lunghezza. Si parte con gli scenari più urbanizzati del fondovalle dell’Adige, tra vigneti, aree produttive e scorci sulla Vallagarina, poi la strada si impenna e inizia a prendere il ritmo della montagna. Salendo verso Folgaria, i pendii si chiudono, compaiono boschi fitti e ampi prati di quota, con aperture improvvise sulla valle.
Intorno al Passo del Sommo il paesaggio è fatto di conifere, radure e pascoli, un ambiente morbido e verde, molto diverso dai grandi passi rocciosi delle Dolomiti. Nelle giornate limpide, fermandosi in qualche piazzola, capita spesso di spegnere il motore solo per ascoltare il rumore del vento tra gli alberi e il suono lontano delle campane delle malghe.
La discesa verso la Valsugana cambia ancora scenario: il bosco lascia spazio a paesaggi più aperti, fino a quando, arrivando a Calceranica al Lago, la superficie del Lago di Caldonazzo occupa la scena, con rive frequentate e un’atmosfera quasi balneare nelle giornate estive.
Guidando in moto tra Folgaria e il Passo del Sommo è facile dimenticare che queste strade, oggi turistiche, sono nate con una funzione militare. Fino alla Prima guerra mondiale qui correva il confine dell’Impero austro-ungarico e l’altopiano venne trasformato in una cintura difensiva di fortezze e batterie.
Nell’area spiccano le opere del sistema austro-ungarico, tra cui Forte Sommo Alto, poco distante dal passo, raggiungibile a piedi con una breve escursione. Ogni volta che parcheggio la moto nei pressi dei sentieri che portano ai forti, ho la sensazione di sovrapporre due tempi diversi: quello delle trincee e quello del turismo lento fatto di trekking, e-bike e giri in moto.
Oggi l’Alpe Cimbra è un territorio vivo, con Folgaria, Lavarone e Luserna che offrono strutture ricettive, piste da sci in inverno e una fitta rete di sentieri in estate. Lungo il percorso non mancano piccoli borghi e masi dove fermarsi per una sosta, aggiungendo al giro su due ruote una parentesi di storia, cultura e cucina locale trentina.
Dal punto di vista motociclistico, considero questo anello ideale in tarda primavera, estate e inizio autunno. I 1.340 metri del Passo del Sommo garantiscono temperature più fresche rispetto a Trento, ma significano anche possibili nebbie, piogge improvvise e asfalto umido nei tratti in ombra, soprattutto al mattino presto e nelle mezze stagioni.
La strada alterna tratti scorrevoli a curve più strette e attraversamenti di piccoli centri abitati. Non è un circuito e non va trattata come tale: nel fine settimana sono frequenti ciclisti, auto locali e accessi laterali che obbligano a mantenere una guida pulita. Dopo temporali o in autunno non è raro trovare foglie, ghiaia o rami in carreggiata, motivo per cui consiglio di non fidarsi ciecamente delle traiettorie.
Personalmente preferisco partire presto da Trento, così da godermi la salita verso Folgaria con poco traffico, fermarmi al passo per una breve pausa e poi scendere verso il Lago di Caldonazzo con calma, lasciando che sia il paesaggio – più che il tachimetro – a dettare il ritmo della giornata.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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