
Tra fine estate e inizio autunno, la strada che collega il Lago di Campotosto al Lago di Scandarello diventa uno degli itinerari più interessanti dell’Appennino centrale per chi ama guidare tra laghi e montagne. È un percorso relativamente breve, intorno ai 40-50 chilometri, ma ricco di panorami e cambi di ritmo, dove acqua, quota e luce dettano la giornata più del cronometro del navigatore.
percorrendolo in moto, ho apprezzato soprattutto la continuità del paesaggio, il passaggio morbido tra Abruzzo e Lazio e quella sensazione di viaggio lento che spinge a fermarsi spesso.
Qui non si inseguono record personali: si ascoltano il motore, il vento e il rumore dell’acqua sullo sfondo, con la consapevolezza di attraversare territori segnati dai terremoti del 2016, ma ancora capaci di offrire scorci autentici, silenzi e una cucina di montagna che merita una sosta senza fretta.
La cosiddetta strada dei due laghi unisce il bacino di Campotosto, in provincia dell’Aquila, al Lago di Scandarello, nel territorio di Amatrice, attraversando il confine tra Abruzzo e Lazio. In versione diretta misura poco meno di quaranta chilometri, ma basta aggiungere qualche deviazione, punti panoramici e tratti più vicini alle sponde per trasformarla facilmente in un itinerario da cinquanta chilometri.
Guidando in moto su queste strade ho capito subito che non è un percorso da affrontare con l’occhio fisso sull’orologio. Curve, piccoli centri abitati, animali che possono attraversare e l’invito costante alle soste rendono il viaggio parte integrante della destinazione. Settembre e l’inizio dell’autunno sono il momento ideale: le giornate restano abbastanza lunghe, il traffico non è eccessivo, ma le quote della zona impongono di controllare meteo e viabilità, anche perché si attraversano territori ancora interessati da cantieri legati ai terremoti del 2016.
Il viaggio parte dal Lago di Campotosto, grande bacino artificiale a oltre 1.300 metri di quota, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La strada costeggia in più punti le sponde, offrendo scorci diversi: a volte l’acqua sembra incastrata tra rilievi ripidi, altre volte si apre come un ampio tappeto azzurro sul quale si riflettono le montagne. In moto qui rallento sempre: basta una breve sosta in uno spiazzo panoramico per cambiare completamente prospettiva sul lago.
Lasciata la conca di Campotosto, si punta verso Poggio Cancelli e quindi in direzione di Amatrice. Il confine tra Abruzzo e Lazio quasi scompare di fronte alla continuità di boschi, vallate e pendii che accompagnano la strada. Non è un passo alpino spettacolare, ma una viabilità appenninica autentica, con curve mai estreme e tratti dove la visibilità può ridursi per la conformazione del terreno. Qui preferisco sempre un’andatura fluida, sfruttando il ritmo naturale delle pieghe più che la potenza del motore.
Arrivare ad Amatrice dopo aver attraversato le montagne della Laga significa entrare in un territorio che, dal 2016, convive con le cicatrici del terremoto. Case recuperate, spazi ancora in trasformazione e cantieri ricordano che la ricostruzione è un processo vivo, non una fotografia del passato. Ogni volta che ci passo in moto sento la necessità di rallentare ancora di più: non è solo prudenza, ma rispetto per una comunità che ha dovuto ridisegnare il proprio spazio quotidiano.
Amatrice è però anche sinonimo di gastronomia. La celebre amatriciana, basata su guanciale, pecorino e pomodoro, resta un richiamo fortissimo per chi arriva fin qui. Inserire una sosta a tavola nel percorso ha senso, purché non diventi l’unica ragione del viaggio. Tra i Monti della Laga, infatti, il paesaggio, le storie locali e le tradizioni contano quanto il piatto fumante servito a fine mattinata o nel tardo pomeriggio, magari prima di riprendere la strada verso il Lago di Scandarello.
Il Lago di Scandarello, bacino artificiale nel comune di Amatrice, chiude idealmente la strada dei due laghi. Rispetto a Campotosto è più raccolto, inserito in una conca circondata da boschi e rilievi meno aperti. Proprio questa dimensione più intima lo rende un ottimo punto finale per una sosta tranquilla, magari per tirare il fiato dopo una mezza giornata di guida. Quando arrivo qui, mi piace spegnere il motore e ascoltare per un momento solo il vento e i rumori dell’acqua.
Dal punto di vista pratico, l’itinerario richiede qualche attenzione semplice ma fondamentale: controllare previsioni meteo, eventuali cantieri lungo la viabilità della ricostruzione, orari del tramonto e presenza di carburanti lungo il percorso. Le ore di luce tra settembre e inizio autunno calano rapidamente e le temperature serali, soprattutto a Campotosto, possono scendere parecchio. In cambio, la combinazione di distanze contenute e panorami continui permette di godersi ogni curva senza fretta, sia in moto sia in auto.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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