Interfono sul casco e sanzioni: cosa prevede davvero il Codice della Strada per non rischiare la multa

Bluetooth, chiamate e comandi vocali non sono vietati in automatico: a fare la differenza sono il modo in cui si utilizza il dispositivo e la libertà delle mani durante la guida.
Fabio Belmonte  | 10 Set 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

Quando preparo una nuova uscita in moto, l’interfono sul casco è diventato per me quasi indispensabile quanto i guanti. Mi aiuta a seguire il navigatore, a parlare con il passeggero o con il gruppo senza urlare dentro il casco, soprattutto nei trasferimenti più lunghi.

Ma proprio girando tra passi di montagna e tangenziali affollate, mi sono reso conto di quanta confusione ci sia sulle regole: c’è chi è convinto che l’interfono sia vietato sempre, chi pensa che con il Bluetooth “sia tutto permesso”. In realtà il Codice della Strada, e in particolare l’articolo 173, è molto più preciso e guarda soprattutto a come usiamo questi dispositivi mentre guidiamo. Capire dove passa il confine tra utilizzo consentito e comportamento sanzionabile è fondamentale per chiunque ami viaggiare in moto senza trasformare una semplice telefonata in una sospensione della patente.

Cosa dice davvero l’articolo 173 su telefoni, auricolari e interfono in moto

 

L’articolo 173 del Codice della Strada vieta l’uso di smartphone, tablet e dispositivi simili quando il loro impiego comporta l’allontanamento delle mani dai comandi del veicolo. Tradotto nella vita reale di chi va in moto: il problema non è avere il telefono collegato all’interfono, ma prenderlo in mano, digitare sul display, leggere messaggi o smanettare sulle app mentre si è in marcia.

La norma, però, apre chiaramente alla possibilità di utilizzare sistemi a viva voce o dotati di auricolare, a patto che il conducente mantenga adeguate capacità uditive su entrambe le orecchie e che il dispositivo funzioni senza richiedere l’uso delle mani. È in questo spazio che si collocano gli interfoni da casco moderni: se impostati prima di partire e gestiti tramite comandi vocali o pulsanti semplici, non sono assimilabili allo smartphone tenuto in mano.

Quando viaggio in autostrada o su strade scorrevoli, imposto sempre prima il navigatore e i collegamenti Bluetooth. Così evito la tentazione di toccare il telefono e resto dentro il perimetro delineato dall’articolo 173, che colpisce la manipolazione del dispositivo, non la sua semplice connessione.

Interfono nel casco: com’è fatto, perché non è vietato e dove iniziano i rischi

Un interfono da moto moderno integra altoparlanti sottili all’interno del casco e un microfono vicino alla bocca, collegati a una piccola centralina esterna. Con questo sistema posso parlare con il passeggero, con il gruppo o ascoltare le indicazioni del navigatore senza urlare, anche a velocità autostradali. Di per sé, questa configurazione non viola alcuna norma: il Codice della Strada guarda al controllo del mezzo e alla capacità di percepire l’ambiente, non al semplice fatto che il casco contenga un dispositivo Bluetooth.

La vera criticità nasce quando il volume è talmente alto da coprire sirene, clacson o i rumori del traffico. La legge richiede che restino integre le capacità uditive ad entrambe le orecchie, quindi interfoni e auricolari che isolano completamente dall’esterno o utilizzi estremi del volume possono diventare problematici. Personalmente, sui passi di montagna abbasso il volume a ogni tornante: preferisco sentire bene il motore, le gomme sull’asfalto e ciò che succede alle mie spalle, piuttosto che perdere un’informazione importante per una canzone o una chiacchierata.

Sanzioni più pesanti dal 2024: cosa rischia chi usa male smartphone e interfono

 

Con la riforma del Codice della Strada entrata in vigore a dicembre 2024, le sanzioni per l’uso scorretto dei dispositivi elettronici alla guida sono diventate molto più dure. Per chi viola l’articolo 173 utilizzando lo smartphone in modo illecito durante la marcia, la multa va da 250 a 1.000 euro, con sospensione della patente da 15 giorni a due mesi. In caso di recidiva nel biennio, l’importo può salire fino a 1.400 euro, con sospensione da uno a tre mesi e relativa decurtazione di punti.

Questo irrigidimento non significa, però, che ogni motociclista con l’interfono montato sia automaticamente sanzionabile. La violazione riguarda il comportamento, non il semplice possesso del dispositivo. Un conto è avere il casco collegato via Bluetooth, un altro è essere sorpresi mentre si prende il telefono dal supporto, si legge un messaggio o si cambia manualmente la destinazione del navigatore in movimento.

Quando viaggio in gruppo, concordiamo sempre una regola semplice: se qualcuno deve toccare lo smartphone, ci si ferma in un’area sicura. Così evitiamo equivoci con i controlli e, soprattutto, riduciamo i rischi reali sulla strada.

Come usare l’interfono in modo legale e sicuro nei viaggi in moto

La strategia più efficace per restare tranquilli con l’interfono è preparare tutto prima di partire. Prima di chiudere il casco imposto accoppiamento Bluetooth, volume, destinazione del navigatore e canale di comunicazione con passeggero o gruppo. In questo modo, durante la marcia mi limito a eventuali comandi vocali o a un singolo tasto facilmente raggiungibile, senza dover mai prendere in mano lo smartphone.

È importante ricordare che anche una conversazione apparentemente innocua può diventare distraente in un sorpasso, in città o su un tratto tecnico. Nei miei viaggi, quando entro in una zona impegnativa spesso avviso il passeggero o il gruppo che “silenzio radio” per qualche minuto: mi concentro solo su traiettoria, traffico e condizioni dell’asfalto.

Un altro aspetto sottovalutato è il semaforo rosso o la coda: non sono un lasciapassare per iniziare a usare il telefono. Finché il veicolo è in circolazione, il rischio sanzione resta. Molto meglio accostare in un’area consentita e gestire con calma chiamate, messaggi o modifiche al percorso.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.

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