
Ormai lo sappiamo, alcune strade ci portano semplicemente in un posto, ma altre una volta che le abbiamo percorse valgono molto di più. Oggi ci troviamo nella provincia di Pesaro ed Urbino, lungo uno dei passaggi più belli dell’Appennino marchigiano. Qui il fiume Candigliano ha scavato nei secoli una profonda fenditura tra il Monte Pietralata, alto oltre 899 metri, ed il Monte Paganuccio, che raggiunge i 976 metri. Il risultato è un vero e proprio canyon naturale, dove pareti calcaree, acqua, boschi e roccia sembrano stringersi vicino la strada.
Siamo alla Gola del Furlo, qui non solo la strada è una bella sequenza di curve immersa nella natura, ma è il risultato di oltre duemila anni di storia della viabilità italiana. La Via Flaminia, costruita dal 220 a.C. attraversava infatti questo passaggio già in epoca romana. Nel punto più impervio della gola i Romani arrivarono a scavare direttamente la montagna, andando a realizzare delle gallerie che tutt’oggi rappresentano una delle immagini più centrali del Furlo.
Il Furlo è oggi una Riserva Naturale Statale, un’area protetta che custodisce un patrimonio naturalistico decisamente ricco. Il Candigliano, affluente del Metauro, attraversa la gola e forma un lago dalle acque verdi e tranquille grazie alla diga costruita nel 1922. Prima di quel periodo il fiume aveva un carattere decisamente più impetuoso e la sua forza erosiva contribuì alla formazione della gola.
Il paesaggio che ci circonda mentre si raggiunge il Furlo è particolare. Da una parte l’acqua, dall’altra le pareti rocciose che si alzano quasi verticalmente e, nel mezzo, una strada che sembra incunearsi dove la montagna ha lasciato un piccolissimo spazio. Nel punto dove la gola è più stretta si trovano due antichissimi passaggi. Il più piccolo è di un’epoca precedente a quella romana, mentre la Galleria di Vespasiano venne scavata nel calcare per rendere più facile il passaggio della via Flamina. È luna 38 metri e mantiene ancora i segni degli strumenti impiegati nella lavorazione della pietra.
Tra le prime cose da fare c’è sicuramente quella di percorrere la gola lungo l’antica via Flaminia. È il tratto che più di tutti permette di capire il carattere del Furlo. Pareti rocciose, acqua, vegetazione ed antiche opere stradali si concentrano in pochi chilometri.
Uno dei punti più interessanti, poi, è la Galleria romana del Furlo nota anche come Galleria di Vespasiano. Questa venne realizzata nel I secolo d.C. e rappresenta una testimonianza eccezionale delle doti ingegneristiche romane. Accanto si trova il più antico passaggio nella roccia, a testimonianza delle diverse fasi con cui la Flaminia venne adattata con il passare dei secoli.
Vale poi la pena lasciare per un attimo la sella della moto per dedicarsi ai sentieri della Riserva. La rete escursionistica permette di raggiungere i versanti del Monte Pietralata e del Monte Paganuccio e raggiungere punti panoramici da cui poter osservare la gola. Tra questi abbiamo la Terrazza del Furlo, uno dei punti migliori per capire quanto sia grande e profonda la frattura scavata dal fiume Candigliano.
Un’altra tappa da non perdere è l’Abbazia di San Vincenzo al Furlo, poco distante dalla gola. Le origini del complesso sono antichissime e le prime testimonianze risalgono al X secolo. Nel corso della sua storia fu, inoltre, legato anche a figure importanti del monachesimo come San Romualdo e San Pier Damiani.
Il Furlo è un luogo che sembra quasi sia fatto apposta per essere raggiunto in moto. Il motivo non è solo dato dalla presenza di curve, ma soprattutto il modo in cui la strada cambia continuamente prospettiva. Si arriva alla gola attraversando il paesaggio marchigiano, poi le montagne iniziano gradualmente a restringersi, il fiume compare di fianco la carreggiata e le pareti attorno prendono il posto dei panorami più aperti.
Il consiglio è quello di evitare le strade più veloci e seguire la vecchia via Flaminia, entrando così nel cuore del Furlo. È proprio qui che si trova la parte più interessante per chi viaggia sulle due ruote. Una strada storica che segue il profilo della gola e permette di alternare curve, brevi tratti rettilinei, pareti rocciose e gallerie.
La strada deve essere affrontata con calma, soprattutto nei tratti dove la visuale è ridotta e in presenza di ciclisti, pedoni o altri veicoli. La roccia può creare, tra l’altro, zone d’ombra e umidità. Mentre la conformazione stessa della gola rende alcuni punti poco leggibili in anticipo. Qui la soddisfazione non è nel cercare la curva più veloce, ma nel guidare dentro il paesaggio.

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.
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