Passo del Pura: la salita più nascosta del Friuli

Tornanti stretti, boschi fitti e una strada che guadagna quota lontano dalle rotte più battute, fino ad aprirsi tra montagne e acque color smeraldo.
Fabio Belmonte  | 16 Set 2026  | Tempo di lettura: 3 minuti

Il Passo del Pura è una di quelle strade di montagna che sulla mappa sembrano solo un collegamento secondario, ma in sella rivelano un carattere tutto loro. Siamo in Carnia, nel cuore del Friuli-Venezia Giulia, tra Ampezzo e Sauris, dove l’asfalto si infila nel bosco, si stringe, prende quota con tornanti ravvicinati e apre scorci improvvisi sulle Alpi Carniche.

È un itinerario che ho imparato a considerare non come semplice passaggio, ma come deviazione voluta: qui non si cercano velocità, ma concentrazione e voglia di ascoltare la montagna. Il Pura e il vicino Lago di Sauris offrono un anello compatto, intorno ai 28 chilometri, ideale per chi ama le strade appartate, il profilo dei versanti e i giochi di luce tra gallerie e acqua verde. Un percorso pensato per motociclisti attenti, viaggiatori lenti e automobilisti curiosi.

Passo del Pura in moto. L’itinerario

Mappa

Percorso

Il Passo del Pura si trova nel Friuli-Venezia Giulia, in Carnia, e collega l’area di Ampezzo con la Val Lumiei e Sauris, muovendosi intorno ai 1.400 metri di quota. Non è un valico da record, ma rientra in quella categoria di strade secondarie che, una volta scoperte, entrano facilmente nella lista dei percorsi da rifare.

La cosa che mi colpisce sempre è il suo carattere appartato: mentre molti motociclisti puntano ai grandi passi dolomitici, qui si entra in un mondo più raccolto, dove bosco, roccia e lago si alternano senza clamore. L’anello classico ruota intorno ai 28 chilometri, ma sulla strada il numero conta poco: tra curve serrate, cambi di luce sotto agli alberi e la comparsa del Lago di Sauris, il tempo sembra dilatarsi. È un itinerario perfetto da inserire in un weekend friulano più ampio, magari combinandolo con altre strade della Carnia.

La salita da Ampezzo: tornanti nel bosco e guida pulita in moto

 

Il versante di Ampezzo è il mio preferito per entrare nel ritmo del Passo del Pura. Appena si lascia l’abitato, la strada comincia a salire e il paesaggio cambia in fretta: case e tetti spariscono, il bosco chiude la visuale e l’asfalto si avvolge in una serie di tornanti stretti, tipici delle strade costruite su pendii ripidi.

In moto qui non si improvvisa: le curve ravvicinate invitano a una guida pulita, con traiettorie precise e velocità contenute. Evitare di “tagliare” i tornanti entrando in corsia opposta non è solo una regola di buon senso, ma una necessità concreta, perché la visibilità è spesso limitata e l’auto che sale o scende può comparire all’ultimo istante.

Il bosco mantiene l’asfalto umido più a lungo dopo la pioggia e a fine estate compaiono foglie e piccoli detriti. Ogni volta che percorro questo tratto mi accorgo di quanto sia fondamentale leggere continuamente il fondo stradale.

Valico, Lago di Sauris e identità di Zahre: tra paesaggio e cultura

 

Arrivati al Passo del Pura il panorama si apre quel tanto che basta per ricordare che siamo nel cuore delle Alpi Carniche, circondati da boschi e versanti caratterizzati da una presenza umana rarefatta. Qui la stagione fa davvero la differenza: a settembre, per esempio, mi è capitato di partire con sole tiepido e ritrovarmi, al valico, con aria pungente e nebbia bassa in pochi chilometri.

Scendendo verso il versante di Sauris, la strada incontra uno dei simboli della zona: il Lago di Sauris, bacino artificiale creato da una diga sul torrente Lumiei. L’acqua può virare dal verde al turchese, a seconda di luce e periodo, mentre la viabilità si infila in gallerie e tratti stretti a ridosso delle pareti.

Sauris, o Zahre nella parlata germanofona, aggiunge un livello culturale interessante: una comunità di origine germanica che ha sviluppato nei secoli una propria identità linguistica in relativa autonomia.

Consigli pratici per affrontare l’anello del Passo del Pura in sicurezza

L’anello del Passo del Pura e del Lago di Sauris può sembrare breve sulla carta, ma va messo in conto come tappa vera e propria della giornata. Ogni volta che lo percorro in moto preferisco programmare soste ai pochi slarghi panoramici, evitando di fermarmi in punti senza spazio, dove si rischia di occupare parte della carreggiata.

Prima di salire controllo sempre carburante e mappa offline: i distributori non sono frequenti come in pianura e il segnale telefonico può essere intermittente. In montagna bastano pioggia o temporali per portare ghiaia e rami sull’asfalto; fuori stagione verifico anche eventuali chiusure o lavori sul passo.

Per l’abbigliamento consiglio strato termico e antipioggia anche quando il meteo sembra stabile in valle. A fine settembre, inoltre, programmo l’anello con un buon margine di luce, perché affrontare tornanti, bosco e gallerie al buio toglie gran parte del piacere del percorso.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.

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