
C’è una strada, nel cuore della Cina, che ogni motociclista e appassionato di viaggi ha visto almeno una volta: magari in uno spot, in un documentario o in una di quelle foto scattate con il drone. Si chiama Tongtian Avenue, “la strada del cielo”: 99 tornanti (9 è il numero del cielo) scolpiti nella roccia della Tianmen Mountain che in una decina di chilometri si arrampicano per oltre mille metri di dislivello, fino a un arco naturale chiamato, non a caso, la Porta del Paradiso. I tornanti ravvicinati, le pendenze importanti e una geometria quasi irreale, fanno di questa strada il sogno di ogni motociclista. Percorrerla almeno una volta, anche solo per gustarne le curve e capire come sia stato possibile costruirla, rimane però un’ardua impresa.
La Cina infatti non riconosce i normali permessi internazionali di guida. Per guidare legalmente occorre ottenere un’autorizzazione cinese, come un permesso temporaneo, e rispettare le condizioni previste dalle autorità locali. Per chi vuole organizzare un viaggio in moto, a questo si aggiungono le difficoltà legate all’eventuale noleggio, alle assicurazioni e alle regole di circolazione, che possono variare da una destinazione all’altra. Come se non bastasse, molte grandi città, per ragioni di traffico e inquinamento, applicano da anni divieti di circolazione alle moto nei centri urbani, i cosiddetti jinmo (dalle abbreviazioni jin=divieto e mo=motocicletta).
Il viaggio in moto fai-da-te in Cina, quello zaino-tenda-libertà che funziona benissimo dai Balcani fino al Marocco, qui praticamente non esiste. Esistono tour motociclistici organizzati con permessi e moto a noleggio locale, ma parliamo di budget e logistiche da spedizione. Eppure la Cina resta uno dei paesi con le strade più suggestive del pianeta. E allora la domanda diventa un’altra: come si fa a vedere quelle strade, quei tornanti, quei canyon, se non si può guidare?
La risposta, paradossalmente, è la più semplice: ci si va da viaggiatori. E vi assicuriamo che certe strade, viste da fuori, si fanno ricordare anche senza casco. Torniamo alla strada delle 99 curve. Il modo migliore per ammirarla non è percorrerla, ma sorvolarla: da Zhangjiajie parte la funivia più lunga del mondo, circa mezz’ora di volo sospesi sopra i tornanti, che dall’alto sembrano un nastro colorato gettato giù dalla montagna. È un’esperienza spiazzante per chi è abituato a guardare le curve dallo sterzo: vederle tutte insieme, dall’alto, in un colpo solo, è tutta un’altra cosa. Una volta arrivati in vetta si cammina sulle passerelle a strapiombo, alcune volutamente col fondo in vetro trasparente, e si scende poi attraverso la montagna, arrivando sotto l’enorme arco di roccia della Porta del Cielo. Se esiste un posto in cui un motociclista può fare pace con l’idea di non guidare, sicuramente questo luogo è tra i candidati favoriti.
La Tianmen Mountain però non è l’unica tappa obbligata. Se amate le due ruote non potete non passare da Chongqing. I più la conoscono come la megalopoli futuristica dei video virali, la monorotaia che attraversa un palazzo residenziale, la piazza “sospesa” dove sei al piano strada e contemporaneamente in cima a un grattacielo di 22 piani, ma pochi sanno che Chongqing è storicamente il più grande polo produttivo motociclistico della Cina. Qui hanno sede marchi come Zongshen, Loncin e Lifan, nomi che chi conosce un minimo le moto e i motori ha incrociato almeno una volta anche in Europa. La città stessa sembra progettata da un ingegnere con la passione per i dislivelli: costruita in verticale sulle colline dove confluiscono i fiumi Yangtze e Jialing, con strade su più livelli, rampe, ponti e una funivia che attraversa il fiume. Una città che sembra un circuito cittadino, da girare sulle due ruote, ma anche a piedi col naso all’insù.
C’è poi un altro luogo irrinunciabile in Cina per chi ama i viaggi overland: la G318, nel suo spettacolare tratto tra Chengdu e Lhasa. Questa strada, che attraversa per migliaia di chilometri alcuni dei paesaggi montani più impressionanti della Cina, con passi che superano anche i 4.000 metri di altitudine, è considerata da molti il tragitto panoramico più emozionante dell’Asia, ed è proprio da Chengdu che molti motociclisti e appassionati di motori iniziano questa leggendaria traversata, partendo dai viali della capitale del Sichuan, tra vecchie case del tè, partite di mahjong e parchi dei Panda Giganti, per dirigersi verso Lhasa attraverso montagne e panorami che cambiano a ogni valico: un viaggio dal fascino unico.
Ma la Cina non è solo asfalto, tutt’altro. Prendete la Grande Muraglia a Mutianyu: nei weekend le sue strade collinari si riempiono di centauri di Pechino, che le percorrono tra curve e panorami. Poi ci sono la Città Proibita, con i suoi secoli di storia; l’Esercito di Terracotta di Xi’an, immobile da millenni; il Buddha Gigante di Leshan, 71 metri scolpiti nella roccia; le montagne di Avatar a Zhangjiajie, con il ponte in vetro sospeso più lungo del mondo; e ancora lo skyline notturno di Shanghai, visto dal Bund, con i grattacieli che si specchiano nel fiume. Sono solo alcuni esempi di ciò che questo paese sa offrire: un concentrato di natura, città futuristiche e millenni di storia come pochi altri paesi al mondo.
E allora, se la moto resta un’opzione complicata da mettere in pratica, la domanda torna a farsi concreta: come possiamo mettere in fila tante tappe, così distanti tra loro, con i tempi giusti e senza impazzire tra permessi e trasferimenti? Una risposta possibile sono i viaggi organizzati, che in Cina assumono un senso ancora più importante proprio perché il fai-da-te qui è molto difficile. Il tour di gruppo Cina All Around di Trippo, per esempio, copre in 15 giorni l’asse Pechino-Shanghai toccando Xi’an, Chengdu, Chongqing e Zhangjiajie. Piccoli gruppi, un coordinatore dall’Italia e una logistica che include voli, treni veloci, trasferimenti privati e ingressi principali, comprese la funivia sopra le 99 curve di Tianmen e quella sullo Yangtze a Chongqing.
Per chi non vuole rinunciare all’idea della sella, esistono invece altri operatori specializzati in tour motociclistici in Cina con permessi e mezzi locali, ma preparatevi a costi e tempi di organizzazione importanti. Nel frattempo, però, le 99 curve viste dalla funivia più lunga del mondo sono il miglior antipasto possibile. E chissà che un giorno, casco in mano, non torniate a percorrerle davvero.

Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Mi occupo dal 2022 di creare contenuti web per il sito TrueRiders portando avanti la mia passione per le moto e lo sport
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