
Alcuni borghi sembrano davvero essere costruiti per essere attraversati lentamente. Oggi andiamo a scoprire uno che rispecchia in pieno questa descrizione. In questo borgo la strada lascia spazio ai vicoli in pietra, le case salgono lungo il pendio e, tra un arco ed una piazzetta, lo sguardo si apre verso il lago di Piediluco e le montagne appennine.
Ci troviamo nel Lazio, nella provincia di Rieti, in borgo che si chiama Labro che sembra vivere in equilibrio sul confine con l’Umbria. Labro è a pochi chilometri dal lago di Piediluco, in territorio umbro, e si affaccia su quello stesso specchio d’acqua sul versante laziale. Alle sue spalle troviamo i Monti Reatini, mentre davanti si apre un paesaggio ricco di boschi, acqua e colline. È proprio per via di questa posizione che Labro è diventata una meta interessante per chi viaggia in moto. Non è solo un piccolo centro da visitare.
Questo piccolo borgo si trova a 600 metri d’altitudine ed è tra i meglio conservati dell’area reatina. La sua struttura è quella tipica di un antico insediamento fortificato. Le abitazioni in pietra seguono il profilo collinare, le strade arrivano fino alla parte più alta del paese, mentre le antiche mura raccontano la funzione difensiva che Labro ebbe per diversi secoli.
Le origini di Labro risalgono fin dal Medioevo. Le fonti ci ricordano l’investitura della famiglia de’ Nobili nel 956 e la presenza del borgo come castrum fortificato già nel XI secolo. La sua posizione non era del tutto casuale, si trovava in una zona che era il passaggio ed il confine tra il territorio reatino e l’area di influenza del Ducato di Spoleto. Questo rese Labro un luogo di frontiera.
Il borgo che vediamo oggi è il risultato di un importante lavoro di recupero. A partire dagli anni settanta un architetto belga di nome Ivan Van Mossevelde contribuì alla rinascita di Labro attraverso un attento lavoro conservando la struttura medievale ed i materiali originali. Un intervento che permise di far rinascere questo bellissimo borgo, impedendogli di diventare un paese fantasma.
Il modo migliore per scoprire questo borgo è dimenticare per un attimo la fretta e salire verso la parte più alta del paese. Il centro storico è compatto e molte delle sue attrazioni si incontrano passeggiando lungo le strade che si spingono verso la collina.
La scoperta di Labro può iniziare dalla Porta Reatina, uno degli accessi principali all’antico abitato. Superato l’arco si entra quasi in un mondo parallelo. Niente traffico e niente grandi strade. Lo sguardo viene attratto da pietra, scalinate e facciate che raccontano il passato medievale del borgo.
Tra le abitazioni dobbiamo menzionare alcuni dettagli architettonici. Abbiamo la finestra guelfa di via Vittorio Emanuele e le vecchie porte con iscrizioni che compaiono lungo il percorso. Un susseguirsi di particolari che rendono interessante anche una banale passeggiata senza una precisa destinazione.
Proseguendo abbiamo il Castello Nobili Vitelleschi, cuore storico di Labro. Questo domina la parte alta del paese. Le origini dell’insediamento fortificato appartengono all’epoca medievale, mentre il complesso che oggi vediamo si è sviluppato in particolare tra il ‘400 ed il ‘500. La famiglia Nobili è stata protagonista nella storia di Labro, prima che il castello passò nelle mani dei Vitelleschi in epoca rinascimentale.
Il castello oggi è uno degli elementi emblematici del borgo. Le mura, le torri e la posizione permettono di capire subito perché questo luogo fosse strategico per il controllo del territorio.
Uno tra gli spettacoli più belli lo si vede quando si arriva alla parte alta del paese e gli sguardi si aprono verso il lago di Piediluco. L’acqua entra a far parte di un quadro ampio, insieme alle montagne ed alla campagna circostante.
Questo luogo è una destinazione che si presta davvero tanto ad essere inserita in un giro in moto nel centro Italia. Il motivo non è solo Labro in sé, ma tutto ciò che lo circonda. Per chi viaggia su due ruote è una soluzione interessante perché consente di combinare una prima parte più panoramica con la vista del borgo e una seconda parte dedicata alle strade che collegano Lazio ed Umbria.
Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di non cercare di arrivare direttamente nel cuore del centro con la moto. Labro va vissuto a piedi. La parte più bella è quella fatta di vicoli e scalinate, meglio quindi lasciare la moto nelle aree adibite. Lungo la strada il percorso cambia rapidamente. In pochi chilometri si passa dalle montagne reatine ai boschi che circondano il lago.

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.
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