
Tra il fiume Aventino e il massiccio della Majella, sorge uno dei borghi più suggestivi d’Abruzzo, che vi sorprenderà con i suoi panorami fiabeschi e l’atmosfera rilassante. Nonostante le dimensioni ridotte, offre molteplici attrazioni culturali e naturalistiche, ma è noto anche per le prelibatezze gastronomiche. Pronti per un avventuroso viaggio alla scoperta di un territorio autentico, dove la tradizione resiste resiliente alle avversità? Partiamo!
L’itinerario proposto da TrueRiders percorre i comuni più belli dell’entroterra chietino. Si parte da Atessa e si arriva a Palena, passando per borghi storici, antiche fortezze, scorci panoramici e bellezze naturalistiche. Partite da via IV novembre di Atessa, uscite dal centro storico e procedete tramite la Strada Provinciale 114 in direzione Archi. In pochi chilometri, noterete un cambiamento del paesaggio circostante e attraverserete i vigneti e gli uliveti tipici di questa zona del Sangro. Il borgo di Archi, situato su un panoramico sperone roccioso, vi accoglierà con il suo incantevole centro storico.
Da Piazza Guglielmo Marconi di Archi, procedete tramite la SS84 “Frentana” verso Casoli. Questo piccolo paese vi sorprenderà con l’imponente castello ducale, che domina il Parco Nazionale della Majella. Sempre tramite la SS84, attraversate Contrada Piano Aventino e Contrada Cipollaro e imboccate la SS263 fino a Fara San Martino, noto come “la capitale della pasta”, per la presenza di numerosi pastifici. Procedete lungo via Orientale, riprendete la SS263 e la SS84 e seguitela fino a Lama dei Peligni, una delle località principali della Majella orientale.
L’ultimo tratto, da Lama dei Peligni fino a Palena, si percorre sulla SS84 per circa 9 chilometri e attraversa boschi, pascoli e valichi mozzafiato. La destinazione finale vi accoglierà con le sue architetture medievali e le meravigliose gole del Fiume Aventino.
Situato nella parte meridionale del Parco Nazionale della Majella, Lama dei Peligni è un piccolo comune della provincia di Chieti di circa mille abitanti. Conosciuto come “il paese dei camosci”, ha origini molto antiche, risalenti alla Preistoria. L’attuale denominazione del borgo, tuttavia, è di stampo medievale, legata al termine “lama”, ossia la zona umida dell’Appennino centro-meridionale. I Peligni, invece, erano una tribù sannitica che visse proprio in questa zona prima dell’arrivo dei Romani.
Lama dei Peligni è anche noto come ambientazione della tragedia di Gabriele D’Annunzio, “La Figlia di Iorio” e per l’inconfondibile tradizione culinaria. Tra le prelibatezze che consiglio assolutamente di assaggiare, ci sono gli arrosticini, i tipici spiedini di carne ovina alla brace, la pasta alla chitarra e le zuppe di lenticchie e cicerchie, condite con l’aglio rosso di Sulmona.
[foto @Alessandro Tortora / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Una delle principali attrazioni che mi colpita appena giunta a Lama dei Peligni è stata la fontana cinquecentesca in pietra bianca, la cd. Fontecannella. Lungo il tragitto tra i vicoletti del centro storico, invece, ho potuto ammirare il palazzo dei Baroni Tabassi e il Palazzo Verlengia.
Impossibile, poi, non lasciarsi travolgere dalla bellezza degli edifici religiosi. In particolare, la Chiesa di Gesù Bambino (fino al 2014 intitolata ai Santi Nicola e Clemente), è una magnifica struttura risalente al 1589. La statua di Gesù Bambino avvolto in fasce bianche e ricamate d’oro arrivò nel borgo direttamente da Gerusalemme, nel 1760. Ben presto, la devozione della popolazione si intensificò, tanto che al Santo Bambino vennero attribuiti una serie di miracoli. Oltre all’urna con la statua del Bambinello, all’interno dell’edificio è possibile ammirare un pulpito di legno con statue del Settecento realizzate da Bartolomeo Balcone.
Se avete tempo, consiglio di visitare anche la Chiesa di San Pietro Apostolo e la Chiesa di Maria Santissima della Misericordia, che custodisce manoscritti di Sant’Alfonso Maria de Liguori, una croce in rame trecentesca e una statua della Madonna della Misericordia risalente al Duecento.
Come anticipato, il borgo di Lama dei Peligni si trova all’area meridionale del Parco Nazionale della Majella. Di conseguenza, dal comune si diramano una serie di sentieri per esplorare questa immensa e meravigliosa area naturalistica. I percorsi sono vari e adatti sia agli escursionisti esperti sia ai neofiti e alle famiglie. Alcuni superano i 1.500 metri di altitudine e regalano scorci mozzafiato sul massiccio della Majella. Lungo i sentieri, inoltre, ci sono una serie di rifugi dove rifocillarsi o trascorrere la notte.
Il punto di accesso principale al Parco è il Centro di Visita, presso il quale è possibile reperire i principali dettagli sulla storia e la geologia dell’area e sulla flora e la fauna. Qui, ad esempio, vivono l’orso marsicano e il lupo appenninico. Presso il centro, inoltre, sono disponibili le mappe dei sentieri, fondamentali per visite sicure e prive di rischi.
Se amate la natura, dovete assolutamente fare un salto presso la Grotta del Cavallone, una delle cavità carsiche più importanti in Abruzzo e la grotta turistica più alta d’Europa. È proprio questa l’ambientazione della tragedia dannunziana. L’interno è molto ampio (l’altezza raggiunge i 1.475 metri) e ospita stalattiti, stalagmiti e colate calcitiche. Raggiungibile tramite una cestovia, l’interno della grotta è davvero suggestivo e, durante il tragitto lungo circa un chilometro, potrete ammirare sale sotterranee, laghetti e formazioni rocciose. Per tutte le informazioni relative alla visita, consiglio di consultare il sito ufficiale.
[foto copertina @Alessandro Tortora / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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