144 gradini scavati con le mani: la storia di Fra Rodio e della sua bellissima chiesetta nel verde della Tuscia

Edoardo Galeani  | 02 Ott 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

Esistono alcuni luoghi della Tuscia che sembrano essere disegnati appositamente per stupire chi arriva senza aspettarsi nulla. Oggi andiamo a scoprire proprio uno. Un piccolo borgo della provincia di Viterbo affacciato sulla Valle Suppentonia, dove il tufo, la vegetazione e la storia religiosa si incontrano in un paesaggio che sembra trovarsi al di fuori del tempo.

Siamo a Castel Sant’Elia. Qui tra antiche grotte rupestri, sentieri immersi nel verde ed una basilica romana, si nasconde uno dei luoghi più curiosi del territorio. Si tratta del Santuario di Maria Santissima ad Rupes. Per raggiungere questa grotta bisogna infatti attraversare una scala scavata direttamente nella roccia. A realizzara fu Fra Giuseppe Andrea Rodio, un eremita francescano arrivato a Castel Sant’Elia nel 1777. Vieni a scoprire di che si tratta.

Castel Sant’Elia, dove il borgo incontra la Valle Suppentonia

 

Per capire e conoscere bene Castel Sant’Elia bisogna guardare il paesaggio prima ancora dei suoi monumenti. Il paese sorge su un pianoro tufaceo, delimitato da immense forre ed affacciato sulla Valle Suppetonia. Si trova in una zona dove la presenza dell’acqua e la natura hanno modellato nei secoli un ambiente particolarmente suggestivo.

Ci troviamo nell’antico Agro Falisco, una terra frequentata prima dai Falisci e poi dagli Etruschi. Qui il tufo ha rappresentato per secoli una vera e propria materia prima per costruire, scavare e poi abitare. Le pareti della valle conservano ancora tracce di insediamenti rupestri, grotte ed antichi percorsi che narra una frequentazione del territorio molto più antica dell’attuale abitato. Il borgo medievale nacque, invece, attorno ad un sistema difensivo fatto di mura e torri. Il nome Castel Sant’Elia richiama proprio il castello e l’antico monastero di Sant’Elia. Due elementi che hanno contribuito a definire l’identità del paese.

È la dimensione religiosa che ha lasciato un’impronta profondissima. Secondo la tradizione, già nel VI secolo la Valle Suppetonia era frequentata da eremiti e monaci. Intorno al 520 pare sia arrivato Sant’Anastasio e poi successivamente si sviluppò la presenza benedettina. Qui i monaci costruirono la basilica e mantennero vivo il culto della Madonna anche dopo l’abbandono del cenobio nel XIII secolo.

Cosa vedere a Castel Sant’Elia

Tra i motivi principali che portano qualcuno qui c’è sicuramente il Santuario di Maria Santissima ad Rupes. Ma possiamo definirlo un peccato arrivare fin qui e fermarsi solamente alla scalinata di Fra Rodio.

 

Il Santuario è sicuramente il core pulsante di Castel Sant’Elia. La visita permette di entrare nella Grotta Santa e di percorrere la celebre scalinata ricavata dallo scavo del tufo. Proprio questa nacque dall’arrivo di Rodio che raggiunse Castel Sant’Elia nel 1777 e scelse di stabilirsi nella grotta della Madonna divenendone il custode. Raggiungere la grotta non era per nulla semplice, l’unico accesso era possibile dalla Via dei Santi, un percorso che attraversa la parete della valle. Per rendere il percorso più semplice e comodo per i pellegrini, Rodio concepì un’opera che oggi ci lascia increduli.

Nel 1782 iniziò a scavare nel tufo vivo. Un colpo di piccone alla volta, senza mezzi moderni e senza l’ausilio di operai. Un lavoro costante che trasformò piano piano la roccia in un vero percorso sotterraneo. Rodio ci impiegò 14 anni per un totale di 144 gradini che mettevano in collegamento il piano superiore alla grotta della Madonna.

La Basilica di Sant’Elia, invece, si trova nella parte più bassa della Valle Suppentonia ed è uno dei grandi gioielli storico-articistici del territorio. La sua origine è prettamente medievale e presenta un impianto romanico a tre navate. Qui è conservato un patrimonio di affreschi, mosaici e decorazioni che narrano secoli di storia religiosa.

Perché arrivare in moto a Castel Sant’Elia

Questa è una destinazione che si presta particolarmente bene ad una giornata in moto nella Regione Lazio. Non tanto perché il paese offra grandi percorsi da affrontare alla ricerca della velocità, quanto perché il bello è proprio arrivarci lentamente. E lo si fa attraversando il paesaggio della Tuscia e collegando più borghi e strade panoramiche in un unico itinerario.

Una volta arrivati qui il nostro consiglio è quello di lasciare la moto e dedicare almeno qualche ora alla visita a piedi. La vera esperienza comincia quando il motore si spegne: il centro storico, la Valle Suppetonia, la Basilica di Sant’Elia e soprattutto il Santuario di Maria Santissima ad Rupes. Il tutto merita un ritmo completamente diverso da quello della strada.

La cosa più importante è non considerare Castel Sant’Elia soltanto come una destinazione da raggiungere. Qui il viaggio prosegue anche dopo aver parcheggiato. Si cammina, si entra nella roccia, si guarda la valle dall’alto e si segue una storia iniziata più di due secoli fa con un uomo ed un piccone.

Edoardo Galeani
Edoardo Galeani

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.

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