Ha un nome inquietante, ma è una delle strade panoramiche più belle della Sicilia

Fabio Belmonte  | 03 Ott 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

Portella Femmina Morta è uno di quei nomi che, segnati sulla mappa, fanno subito venire voglia di girare la chiave e partire. 500 metri di quota, dove la Sicilia dimentica per un po’ il mare e indossa un sorprendente abito montano.

Per chi viaggia in moto, questo valico non è un semplice punto da raggiungere ma un nastro d’asfalto che si srotola tra curve, dorsali e panorami che cambiano con le stagioni. In inverno la neve può imbiancare la carreggiata, in autunno i faggi virano al giallo e in estate qui si cerca sollievo dai 40 gradi della costa. È un itinerario che richiede rispetto per meteo, strada e ambiente, ma ripaga con una delle esperienze più inattese che si possano vivere in Sicilia.

Portella Femmina Morta in moto. L’itinerario

Mappa

Percorso

Chi arriva ai Nebrodi per la prima volta scopre una Sicilia quasi irriconoscibile. Da Cesarò, sul versante meridionale della catena, la Strada Statale 289 comincia a prendere quota e in pochi chilometri il paesaggio cambia registro: le case si diradano, i campi coltivati lasciano spazio ai boschi, l’orizzonte si alza.

Per chi viaggia in moto, questo tratto diventa una transizione lenta e affascinante dalla Sicilia mediterranea a una realtà decisamente montana. La salita è progressiva, ma la percezione della temperatura che cala e dell’aria che si fa più umida è immediata. La strada è uno degli assi principali di attraversamento del Parco dei Nebrodi e, curva dopo curva, introduce a uno degli ambienti più freschi e verdi dell’isola.

Qui non si viene per battere record di percorrenza, ma per assaporare un itinerario in cui il viaggio conta più dell’arrivo. Portella Femmina Morta è il punto simbolico di questa trasformazione, il valico che segna uno dei settori più alti e selvaggi della montagna messinese.

Curve, boschi e panorami: la SS289 verso Portella Femmina Morta

 

Da Cesarò la SS289 comincia a disegnare un tracciato sempre più sinuoso, seguendo le pieghe dei rilievi. Il traffico è generalmente modesto, ma la strada non è mai banale: curve ravvicinate, tratti ombreggiati, asfalto talvolta irregolare richiedono una guida pulita e prudente, soprattutto in moto. Il segmento di circa 34,6 chilometri verso nord è stimato in una cinquantina di minuti in auto, ma i tempi reali dipendono da meteo e condizioni della carreggiata.

Il parco offre una varietà sorprendente di scenari: faggete, querceti, pascoli e dorsali che superano i 1.800 metri. L’assenza quasi totale di centri abitati regala una sensazione di isolamento raro in Sicilia, ma impone anche qualche attenzione in più: animali sulla strada, detriti dopo il maltempo, umidità persistente nei tratti in ombra. Ogni sosta lungo le poche piazzole o slarghi diventa l’occasione per leggere il paesaggio dei Nebrodi e ritrovare un ritmo di viaggio più lento e consapevole.

Portella Femmina Morta non è un belvedere attrezzato, ma un valico che si attraversa viaggiando. Il vero spettacolo è la continuità tra strada e ambiente, quella sensazione di essere immersi in una Sicilia che sembra appartenere a un’altra latitudine.

Un nome che incuriosisce, tra toponomastica e realtà del paesaggio

Il toponimo Portella Femmina Morta colpisce prima ancora di mettere le ruote sull’asfalto. In Sicilia il termine “portella” indica spesso un passo montano, un punto di attraversamento tra versanti; è la seconda parte del nome ad aver alimentato racconti, leggende e interpretazioni. Storie di delitti, tragedie e vicende remote circolano da tempo, ma senza fonti storiche solide restano soprattutto narrazioni popolari.

Per chi affronta il valico oggi, il fascino del luogo non ha bisogno di una spiegazione macabra. La realtà verificabile è già sufficiente: un passo intorno ai 1.500 metri, inserito in un grande parco naturale, lungo una delle strade più panoramiche dell’Appennino siculo. La cartografia ufficiale riporta chiaramente il nome, che resta impresso anche a chi lo incontra per caso pianificando un giro in moto tra i Nebrodi.

Una volta sul posto, il contrasto è evidente: il suono cupo del toponimo lascia spazio a boschi, prati e montagne che in inverno possono imbiancarsi di neve. È questo cortocircuito tra nome e paesaggio, più che una leggenda precisa, a rendere memorabile Portella Femmina Morta per chi la attraversa.

Quando andare, cosa aspettarsi e consigli per chi viaggia in moto

Su un itinerario come Portella Femmina Morta la scelta della stagione fa davvero la differenza. In autunno i boschi virano al giallo e al bruno, ma foglie bagnate, pioggia e giornate corte impongono molta attenzione. In primavera, dopo un inverno nevoso, possono persistere tratti umidi o residui di neve sulle quote più alte, anche quando lungo la costa le temperature sono già miti. L’estate è forse il periodo più accessibile: qui l’aria resta più fresca rispetto alle pianure e la vegetazione esplode di verde.

Per chi viaggia in moto l’equipaggiamento termico è fondamentale: tra valle e valico lo sbalzo di temperatura può essere notevole. In inverno non si parte senza aver controllato meteo, eventuali avvisi sulla viabilità e dotazioni invernali adeguate. In tutte le stagioni conviene pianificare benzina, copertura telefonica e possibili deviazioni: la sensazione di wilderness non deve far dimenticare che siamo in un’area protetta, con regole precise su accessi, sentieri e strade forestali.

Il tratto da 34,6 chilometri indicato nelle mappe, percorribile in circa 50 minuti, è solo un riferimento: su una strada di montagna il tempo migliore è quello che permette di fermarsi, osservare e adattarsi alle condizioni del momento. È così che Portella Femmina Morta smette di essere un nome curioso sulla cartina e diventa uno dei più bei viaggi su due ruote della Sicilia interna.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.

In evidenza


Articoli più letti

©  2026 Valica Spa. P.IVA 13701211008 | Tutti i diritti sono riservati.
Per la pubblicità su questo sito Fytur