
La Strada del Ponale è uno di quei percorsi che ogni amante di trekking e moto sul Garda dovrebbe conoscere, anche solo per capirne il peso storico e paesaggistico. Vista dall’acqua appare come un segno sottile inciso nella parete, ma una volta imboccata da Riva del Garda rivela tornanti sospesi, gallerie scavate nella roccia e affacci continui sul lago.
Oggi il traffico motorizzato non è più protagonista: il vecchio collegamento ottocentesco verso la valle di Ledro è diventato un itinerario frequentatissimo da escursionisti e ciclisti, con tratti condivisi che richiedono attenzione e rispetto reciproco. Chi arriva qui con la voglia di camminare o di pedalare trova un percorso relativamente accessibile, ma esposto, soggetto a chiusure e mai banale dal punto di vista della sicurezza. Conoscerne la storia, la morfologia e le regole di percorrenza è il primo passo per godersi la Ponale senza sottovalutarla.
Chi arriva a Riva del Garda e alza lo sguardo verso le pareti occidentali nota una traccia chiara a metà montagna: è la Strada del Ponale, il vecchio collegamento verso la valle di Ledro trasformato in percorso escursionistico. Nata a metà Ottocento per rompere l’isolamento della valle, fu inaugurata nel 1851 e per decenni rappresentò una via fondamentale per persone e merci.
Oggi il traffico automobilistico è stato spostato sulla viabilità moderna e la Ponale ha cambiato pelle, diventando uno degli itinerari più iconici dell’Alto Garda per trekking e bici. Il suo fascino sta nella combinazione tra opera dell’uomo e ambiente verticale: curve scavate nella roccia, gallerie, parapetti e un lago sempre più in basso. È un percorso relativamente accessibile, ma esposto, condiviso e soggetto a manutenzioni, quindi da affrontare con preparazione e consapevolezza.
Il tratto più frequentato della Strada del Ponale parte dalla zona di Riva del Garda e segue la parete occidentale del lago con una salita dolce ma costante. Fin dai primi tornanti si apre una vista ampia sul bacino settentrionale, sulle cime che chiudono la conca e sul tessuto urbano di Riva, che in pochi minuti resta molto più in basso.
La sensazione è quella di camminare o pedalare su un nastro sospeso: da un lato la roccia incombe, dall’altro il versante scende deciso verso l’acqua. Le gallerie, ricavate direttamente nella montagna, scandiscono il percorso alternando zone ombreggiate e passaggi balcone, dove ci si ferma d’istinto per fotografare. Il fondo è in genere ben percorribile, ma non è una passeggiata urbana: tratti esposti, curve cieche e differenze di velocità tra pedoni e biciclette impongono prudenza, soprattutto in prossimità delle gallerie e nei punti più affollati.
Dietro la bellezza panoramica della Strada del Ponale c’è una storia di ingegno e necessità. Nella prima metà dell’Ottocento, quando l’area apparteneva ancora all’Impero austriaco, collegare efficacemente Riva del Garda con la valle di Ledro significava affrontare pareti ripide e un isolamento reale. La figura chiave è quella di Giacomo Cis, commerciante locale che sostenne con decisione la realizzazione della strada, pensata con pendenze regolari e gallerie per rendere possibile il transito dell’epoca.
Pochi decenni dopo, lo stesso versante assunse anche un ruolo militare. Durante la Prima guerra mondiale l’Alto Garda era zona di confine e le montagne vennero attrezzate con postazioni, cunicoli e opere difensive. Alcune gallerie e ambienti scavati che si incontrano lungo il sistema della Ponale non sono quindi semplici passaggi viari, ma tracce di un paesaggio di frontiera. È bene osservarle con curiosità, ma senza avventurarsi in strutture chiuse o non attrezzate, che possono risultare instabili e pericolose.
Per chi cammina, la soluzione più semplice è partire da Riva del Garda, seguire la Strada del Ponale per il tratto desiderato e rientrare sullo stesso percorso, scegliendo a priori un punto di svolta. Chi è più allenato può proseguire verso Pregasina o costruire anelli più lunghi in direzione della valle di Ledro, tenendo conto di distanza, dislivello e orario di rientro.
In MTB o con bici adatte ai tratti sterrati, la Ponale diventa un classico del Garda trentino, da integrare in giri più ampi. In ogni caso, meglio informarsi sul tipo di fondo, sulle eventuali limitazioni e sulle condizioni del percorso: la montagna è viva, e cadute massi o lavori possono comportare chiusure temporanee. In estate il sole picchia sui settori più esposti, mentre pioggia, foglie e buio anticipato in autunno cambiano rapidamente la percezione. Una luce per le gallerie, acqua, casco e prudenza nell’incrocio con altri utenti restano gli alleati migliori per godersi la Ponale in sicurezza.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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