Qui ancora si vive di fuoco e carbone: è il labirinto di pietra dove il Trentino ha fermato l’orologio della storia

Edoardo Galeani  | 10 Ott 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

A noi che piace camminare e perdersi nel centro di un piccolo borgo, oggi andiamo alla scoperta di uno in cui perdersi è davvero un motivo valido per scoprirlo. Seguire una scalinata senza sapere dove porterà, attraversare un arco di pietra, passare davanti ad una casa con il muro “invecchiato” dal tempo. E stiamo parlando di Bondone, nell’estremo sud-occidentale del Trentino, nella Valle del Chiese, proprio al confine con la Lombardia. Questo paese è arroccato a 720 metri di quota, su uno sperone affacciato sul Lago d’Idro, mentre la frazione di Baitoni scende verso le rive.

Fermarsi alla bellezza di questo borgo sarebbe quasi riduttivo. Perché Bondone è il paese, soprattutto, dei carbonai. Per molte generazioni gli abitanti hanno vissuto del lavoro nei boschi. In primavera intere famiglie abbandonavano il paese e si trasferivano in montagna per diversi mesi. Qui costruivano riparti e trasformavano la legna in carbone attraverso le tradizionali carbonaie, chiamate localmente pojòt o poiàt. La stagione spesso durava fino all’autunno inoltrato. È questa la storia che bisogna tenere a mente quando si arriva a Bondone.

Bondone, dove il carbone era stile di vita

 

Oggi può sembrare quasi incredibile pensare che un paese intero potesse organizzare la propria vita attorno alla produzione del carbone. Eppure a Bondone era proprio così.

Quando arrivava la primavera, dopo la festa di San Giuseppe, si dava il via ai preparativi. Le famiglie caricavano gli strumenti, le provviste e gli oggetti indispensabili per trasferirsi nei boschi. Non partivano solo uomini, ma anche donne, bambini e ragazzi con anche gli animali utili per la sopravvivenza.

La casa diventava per quei mesi una piccola capanna nel bosco. Il lavoro era duro e richiedeva una presenza costante. La legna veniva organizzata in grandi cataste, ricoperta ed organizzata affinché potesse bruciare lentamente senza consumarsi completamente. Il risultata era quel carbone vegetale che per tante generazioni rappresentò uno delle prime risorse economiche della comunità.

Era un mestiere fatto di fuoco, fumo, pazienza e controllo. Una carbonaia non poteva essere lasciata semplicemente al proprio destino. Il carbonaio doveva sorvegliarla, regolare l’aria ed intervenire qualora fosse necessario. Un errore avrebbe compromesso giorni e giorni di lavoro. Il risultato di questa storia è tutt’oggi scritto nel paese. Il monumento dedicato al carbonaio, posto all’ingresso del borgo che raffigura proprio il poiàt, insieme alla figura del lavoratore e ad un giovane donna con una capra. Immagine che raccontava il rapporto tra lavoro nel bosco, famiglia e vita quotidiana.

Il labirinto di pietra

 

Poi abbiamo il paese. Bondone non si lascia attraversare come un normale centro abitato. Bisogna entrarci con calma ed accettare di perdere l’orientamento. Le sue strette vie selciate, gli archi, le scalinate ripide e le case costruite una affianco all’altra formano una specie di labirinto verticale. Il centro storico conserva ancora l’impianto di un abitato nato in relazione alla montagna ed alle esigenze di una comunità abituata a vivere con poco spazio e molte necessità.

La pietra domina, ma non è mai soltanto pietra. Ci sono balconi, legno, intonaci, piccoli passaggi e numerosi affreschi sulle facciate, testimonianza della forte religiosità popolare che ha accompagnato la storia del paese. Molti di questi dipinti sono legati alla devozione mariana ed ala memoria di una delle pagine più drammatiche della storia locale. Stiamo parlando della peste che colpì Bondone tra il 1628 ed il 1630.

Cosa vedere a Bondone

La visita può partire proprio dal centro storico, lasciando la moto ed iniziando a passeggiare. Questo è il modo migliore per capire Bondone. Non serve seguire necessariamente un itinerario preciso, perché il bello è infilarsi nelle contrade, attraversare archi e scalinate e lasciarsi guidare dalla curiosità.

Il punto più importante per capire l’identità del paese è il Monumento al Carbonaio. Poi abbiamo le contra del centro storico. Qui non c’è una singola strada da fotografare. Le vie strette si sviluppano tra case in pietra e legno, passaggi coperti, archi e scalinate. È un piccolo mondo costruito sulla montagna, dove ogni angolo sembra raccontare qualcosa della vita di chi lo ha abitato.

Poi, andando su un terrazzo panoramico, leggermente decentrata rispetto al cuore dell’abitato, si trova la Chiesa della Natività di Maria. La presenza di un edificio religioso è documentata già nel XIV secolo. Una cappella viene citata nel 1312. L’edificio che oggi possiamo ammirare è il risultato di diversi interventi ed ampliamenti, tra cui quello ottocentesco che portò alla configurazione a tre navate.

Per capire, poi, affondo Bondone bisogna scendere verso Baitoni, la feazione affacciata direttamente sul lago. Qui il paesaggio cambia. Dalle pietre del borgo si passa all’acqua, alle spiagge ed alla vegetazione della Riserva. Porto Camarelle e Idroland sono i principali punti d’accesso alla sponda trentina del lago.

Perché arrivare in moto a Bondone

Questa è una destinazione che dà il meglio di sé quando viene raggiunta attraverso le strade della Valle del Chiese e del Lago d’Idro. Per un motociclista il bello comincia ancora prima di arrivare.

Uno degli accessi più naturali è quello che passa da Storo e Baitoni, lungo la SS237, seguendo poi la strada che sale verso Bondone. Chi arriva dalla Lombardia può invece risalire la Valle Sabbia in direzione di Ponte Caffaro, per poi entrare in territorio trentino e seguire le indicazioni per Baitoni e Bondone.

Il tratto finale verso Bondone è quello che interessa maggiormente chi viaggia sulle due ruote. La strada abbandona piano piano la quota del lago e sale verso il borgo, regalando scorsi sempre più ampi sull’Eridio.

Edoardo Galeani
Edoardo Galeani

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.

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