
Andiamo a scoprire un luogo dove la stori sembra essersi fermata dinnanzi la pietra. Siamo nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna e qui troviamo un borgo arroccato tra altopiani e vallate che porta con sé una delle testimonianze più affascinanti dell’entroterra siciliano. Si tratta di Calascibetta e qui c’è la necropoli di Realmese, un complesso funerario con 288 tombe scavate nella roccia che risalgono a migliaia di anni fa.
Già solo pensare alla mole di lavoro che è servita per ricavare centinaia e centinaia di camere sepolcrali nella pietra è sufficiente per rimanere impressionati. Ma la bellezza di questo posto non si esaurisce solamente nella propria dimensione archeologica. Intorno alle tombe si intrecciano domande sulle comunità che abitavano queste terre e sulle loro tradizioni funerarie.
Calascibetta non è solo un luogo perfetto per chi è appassionato di archeologia. Il suo centro in pieno stile medievale, le chiese, i vicoli in salita e le tracce di antichi insediamenti rupestri costruiscono un itinerario sorprendente, lontano dalle località siciliane più frequentate dal turismo balneare. È una meta che merita di essere scoperta con calma, in sella ad una moto, attraversando le strade dall’entroterra e concedendosi una pausa in uno degli angoli più autentici dell’isola.
Per conoscere a fondo il valore della necropoli di Realmese bisogna prima conoscere il territorio in cui si trova. Calascibetta sorge nella provincia di Enna, su di un’altura rocciosa dalla quale lo sguardo spazia sulle campagne e sui rilievi degli Erei. La sua posizione, estremamente dominante rispetto al paesaggio circostante, ha rappresentato per diversi secoli un vantaggio strategico ed un punto di riferimento per le popolazioni che hanno attraversato questa parte dell’isola.
Il nome racconta qualcosa delle sue origini. Viene ricondotto all’arabo qual’at, cioè fortezza o castello, ed al riferimento all’altura su cui sorge l’abitato. Non è difficile capire perché un luogo simile sia stato scelto come insediamento. La conformazione del suo terreno offriva una posizione di difesa, mentre la ricca presenza di acqua e la fertilità delle campagne favorivano la vita della comunità.
Il centro storico conserva soprattutto tracce della stagione arabo-normanna e medievale. Ma la storia di Calascibetta è molto più antica delle sue chiese e delle sue torri. Basta spostarsi un po’ ed allontanarsi per incontrare testimonianze di un passato che affonda le radici fin nella preistoria.
La protagonista di questo viaggio è sicuramente la necropoli di Realmese, situata nelle campagne attorno a Calascibetta. Il sito conta ben 288 tombe a grotticella artificiale, una concentrazione che testimonia l’importanza raggiunta dagli insediamenti preistorici e protostorici di quest’area. Le sepolture, infatti, appartengno a due fasi. Una compresa tra la metà del IX e la metà del VII secolo a.C., e una successibva tra la metà del VII e il secondo quarto del VI secolo a.C.
Il primo impatto è sicuramente visivo, ma è ciò che si nasconde dietro queste aperture a rendere il sito così suggestivo. Le tombe sono state ricavate direttamente nella roccia, lungo i costoni del territorio. Presentano forme principalmente rettangolari o circolari, molte possiedono una copertura convessa, simile ad una sorta di volta, che richiama la forma di un forno.
Non sono semplici cavità naturali utilizzate come sepolture. Sono ambienti realizzati intenzionalmente, modellati per rispondere a precise esigenze funebri. E pensare che tutto questo venne costruito senza tecnologie moderne.
Dopo aver esplorato le tracce della preistoria, vale la pena dedicare qualche ora anche al centro abitato. Calascibetta si visita soprattutto a piedi, seguendo le strade che salgono verso la parte più antica del borgo e concedendosi qualche sosta panoramica.
Il punto di partenza ideale è piazza Umberto I, uno degli spazi centrali della vita del paese. Qui si trova una fontana marmorea con statue in bronzo, mentre il panorama urbano restituisce immediatamente la natura arroccata di Calascibetta. Da qui possiamo iniziare la salita verso la parte alta del borgo, tra vicoli, case in pietra e scorci che si aprono sul paesaggio dell’entroterra. È il modo migliore per capire appieno il carattere del paese.
La salita ci porterà fino alla Chiesa Madre, nota anche come Regia Cappella Palatina. L’edificio fu voluto da Pietro II d’Aragona nel XIV secolo e nacque sui resti di un precedente fortilizio arabo, conosciuto come castello Marco. La sua posizione fa ben capire il ruolo strategico di Calascibetta.
Non molto distante abbiamo la Torre di San Pietro, antica torre normanna che oggi viene utilizzata come campanile. È uno dei simboli storici del paese e ricorda il periodo in cui il controllo delle alture era fondamentale per difendere gli insediamenti e dominare le vie di comunicazione.
Calascibetta è una meta che si presta bene ad un viaggio in moto, soprattutto per chi è amante di scoprire la Sicilia meno nota. Il fascino non si ritrova soltanto nella destinazione, ma anche nel viaggio che si fa per raggiungerla. Le colline dell’entroterra, le campagne coltivate e le strade che collegano piccoli centri abitati compongono uno scenario che invita a rallentare ed a godersi il percorso
Il vantaggio del raggiungere questo luogo in moto è quello di poter trasformare una visita archeologica in un itinerario più ampio. Si può partire da Enna, attraversare le strade collinari della provincia e raggiungere Calascibetta per una sosta tra il borgo medievale e le necropoli. Chi dispone di una giornata intera può valutare anche altre tappe dell’entroterra, senza però sottovalutare le distanze ed il tempo necessario per visitare i siti a piedi. Per godersi il viaggio, la primavera e l’autunno sono generalmente le stagioni più indicate. Le temperature possono risultare più gradevoli per le soste all’aperto e per le visite archeologiche.

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.
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