
Percorrere la Costa da Morte in moto, da La Coruña a Capo Finisterre, significa infilarsi in uno dei tratti più affascinanti e selvaggi della Galizia. In poco meno di 180 chilometri la strada ti porta dalle banchine portuali di una grande città atlantica alle scogliere battute dal vento dove, per secoli, l’Europa ha immaginato finisse la terra. È un itinerario fatto di curve morbide, collegamenti interni, borghi marinari e improvvise aperture sull’oceano, che richiede di prendersi il tempo per rallentare, sostare, annusare l’aria salmastra e ascoltare le storie di naufragi e fari.
Tra Arteixo, Caión, Razo, Malpica, Camariñas, Dumbría, Cee e Corcubión, il paesaggio cambia continuamente, alternando spiagge immense, rías riparate e promontori rocciosi. Una giornata in sella basta per coprire l’intero percorso, ma l’atmosfera sospesa della Costa da Morte invita a trasformare questo viaggio in un lento inseguimento dell’orizzonte atlantico.
Nel nord-ovest della Spagna, dove la Galizia incontra l’Atlantico, la Costa da Morte è un susseguirsi di promontori rocciosi, spiagge infinite e piccoli villaggi di pescatori. Percorrerla in moto da La Coruña a Capo Finisterre significa affrontare circa 173 chilometri di curve, collegamenti nell’entroterra e strade costiere affacciate sull’oceano.
La partenza da La Coruña regala subito un contesto urbano dal forte carattere marittimo: una città-portuale protesa nel mare, dominata dalla Torre di Ercole, il faro romano ancora attivo riconosciuto dall’UNESCO. Da qui l’itinerario si snoda verso sud-ovest, seguendo la costa e poi rientrando nell’interno, in un continuo gioco di allontanamento e ritorno all’oceano che rende il percorso vario e adatto a chi ama la guida turistica più che la velocità.
Il tempo di percorrenza “puro” è di poco superiore alle tre ore, ma per un viaggio motociclistico ha senso dedicare almeno una giornata intera, programmando soste nei borghi marinari e arrivando a Capo Finisterre in tempo per il tramonto sull’Atlantico.
Il primo tratto in moto lascia La Coruña alle spalle, con il profilo della Torre di Ercole come riferimento simbolico della navigazione atlantica. Si punta verso Arteixo, attraversando la fascia occidentale dell’area urbana, dove il paesaggio inizia a cambiare: i complessi industriali e le zone residenziali lasciano progressivamente spazio a piccoli insediamenti rurali e alle prime alture che annunciano la costa aperta.
Raggiunto Caión, nel comune di A Laracha, ci si ritrova in un borgo marinaro raccolto intorno al porto, con la costa segnata da tratti rocciosi e piccole spiagge. Qui la pesca ha modellato per secoli la vita quotidiana, e ancora oggi l’identità del paese rimane fortemente legata all’oceano. Pochi chilometri più avanti, la strada porta a Razo Beach, lunga distesa di sabbia esposta a vento, onde e correnti, molto amata anche dai surfisti.
Da Razo si prosegue verso Malpica de Bergantiños, antico porto peschereccio affacciato su una baia ripida, di case che scendono verso il mare. Di fronte emergono le Isole Sisargas, mentre i documenti storici ricordano qui, nel XVII secolo, un passato di caccia alla balena, poi sostituito da altre attività della pesca costiera.
Per chi viaggia in moto, questo segmento alterna strade costiere e brevi tratti interni. Il vento può farsi sentire, così come l’umidità sull’asfalto: conviene mantenere uno stile di guida fluido, adattando sempre andatura e traiettorie alle condizioni meteo atlantiche in continuo cambiamento.
Lasciata Malpica, l’itinerario in moto si allontana dalla costa per sfruttare la AG-55 in direzione Carballo, entrando in una Galizia più rurale. Il paesaggio si fa di colline, prati, campi e piccoli nuclei abitati, con tratti scorrevoli intervallati da strade secondarie. È una parentesi interna che permette di godersi un ritmo di guida regolare, tra curve dolci e margini di bosco.
Quando si raggiunge Camariñas il mare torna protagonista, con la ría che incide la costa e ospita il porto. La cittadina è famosa per l’encaixe de Camariñas, il merletto a tombolo lavorato a mano, e per le tante storie di naufragi che hanno battezzato tutta la zona come Costa da Morte. Qui, nel 1890, affondò la nave britannica HMS Serpent, con 172 vittime: un episodio che ha rafforzato la reputazione di queste acque difficili.
Si riparte quindi di nuovo verso l’interno, in direzione di Dumbría, lungo strade che seguono l’andamento delle colline, spesso ombreggiate e umide dopo la pioggia. Da Dumbría la rotta motociclistica punta a Cee, centro di servizi affacciato sulla ría di Corcubión, ideale per fare rifornimento e una pausa prima dell’ultimo tratto. Pochi chilometri oltre, Corcubión accoglie con un nucleo storico di case in pietra, balconi tradizionali e antichi pazos che raccontano il passato commerciale legato al mare.
In questa parte del viaggio l’oceano compare e scompare, ma il suo influsso resta costante nel clima, nelle nuvole basse e nel carattere dei villaggi che si affacciano sulle rías più riparate.
Da Corcubión la strada si fa progressivamente più aperta verso l’oceano: gli ultimi chilometri verso Fisterra e Capo Finisterre sono una sorta di passerella naturale che accompagna la moto fino al promontorio. Il faro, costruito nel 1853 a circa 138 metri sul mare, segna la fine simbolica del viaggio: qui i pellegrini del Cammino di Santiago arrivano per completare il percorso davanti all’Atlantico, e il nome Finis Terrae ricorda l’idea antica della “fine del mondo” conosciuto.
Dal punto di vista motociclistico, l’intero itinerario richiede attenzione alle condizioni meteo. Il clima oceanico porta piogge frequenti, umidità, nebbia e soprattutto raffiche di vento laterale, insidiose sui tratti più esposti. È consigliabile controllare la previsione del tempo, scegliere un abbigliamento impermeabile e termico, e verificare la pressione degli pneumatici prima di partire.
Una giornata piena è il minimo per godersi soste nei paesi, scattare foto sulle scogliere, osservare il lavoro nei porti e magari aspettare il tramonto a Finisterre. In estate le ore di luce permettono una gestione più rilassata del viaggio; in autunno e inverno conviene partire presto e mettere in conto strade bagnate e visibilità ridotta.
La Costa da Morte non offre passi montani estremi, ma conquista con la sua alternanza di costa ed entroterra, le curve morbide, i borghi marinari e un costante dialogo tra strada e oceano. Arrivare al faro in moto significa chiudere il casco di fronte a un orizzonte che, da secoli, alimenta leggende di navigatori ed esploratori.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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