
A volte basta mezz’ora di curve per cambiare completamente orizzonte. Lasci alle spalle il lungomare di Bordighera, il traffico della Riviera di Ponente e le vetrine sul litorale, e in pochi chilometri ti ritrovi immerso nel silenzio di una valle scavata dall’acqua. L’itinerario in moto verso i laghetti di Rocchetta Nervina è uno di quei percorsi brevi ma intensi, dove conta più la qualità del tragitto che la distanza percorsa.
I tornanti che risalgono la Val Nervia accompagnano lo sguardo tra vigneti, boschi e borghi medievali, fino al piccolo anfiteatro di pietra dove il torrente Barbaira ha scavato le sue pozze turchesi. In autunno, il contrasto tra i colori caldi del fogliame e il verde freddo dell’acqua crea un paesaggio quasi montano a due passi dal mare, perfetto per chi ama alternare curve, passeggiate e soste lente con casco appeso allo specchietto.
Per chi ama le escursioni su due ruote, i laghetti di Rocchetta Nervina sono la scusa perfetta per lasciare la costa e infilarsi nell’entroterra dell’estremo Ponente ligure. In appena 17 chilometri si passa dal profilo urbano di Bordighera a una valle raccolta, segnata da boschi, vigneti e torrenti che scorrono tra pareti rocciose. È un cambio di scenario netto, che premia chi cerca itinerari brevi ma ricchi di spunti.
Il cuore dell’esperienza è il corso del torrente Barbaira, che a ridosso del borgo ha scolpito una serie di pozze naturali, vere e proprie piscine di roccia dove l’acqua assume sfumature dal verde smeraldo all’azzurro. In estate attirano chi vuole un’alternativa al mare; tra ottobre e novembre, invece, diventano il punto d’arrivo di una giornata diversa, da abbinare alla visita del paese e a una camminata lenta lungo il corso d’acqua, quando i sentieri sono generalmente meno affollati.
Il tracciato consigliato parte da Bordighera e segue la costa verso Vallecrosia, tra stabilimenti balneari, traffico locale e rotonde tipiche della Riviera ligure di Ponente. Qui la moto serve soprattutto per svicolare nel traffico, ma è solo il prologo: il viaggio vero inizia quando lasci il mare alle spalle e ti infili nell’accesso alla Val Nervia, in direzione Camporosso.
Superato Camporosso, la strada provinciale SP64 si fa più interessante per chi guida una moto: l’urbanizzato si dirada, compaiono coltivazioni e piccoli nuclei rurali, le prime curve panoramiche accompagnano il torrente. Raggiungi Dolceacqua, con il suo ponte medievale e il castello dei Doria che domina il borgo: vale almeno una sosta fotografica dal sellino, anche se l’itinerario principale prosegue senza deviazioni.
Oltrepassato il centro, al bivio prendi la SP68 per Rocchetta Nervina. L’ultima parte del tragitto è la più suggestiva per chi ama la guida lenta: carreggiata più stretta, tornanti regolari, boschi e colline che chiudono la valle. I 32 minuti indicati dal navigatore sono realistici, ma in autunno conviene prevedere qualche sosta in più per foto e traffico locale.
Parcheggiata la moto nei pressi dell’abitato, Rocchetta Nervina si presenta come un borgo medievale compatto, arrampicato su uno sperone roccioso alla confluenza tra il Barbaira e il rio Oggia. Si entra attraversando il caratteristico ponte in pietra a schiena d’asino, che introduce al reticolo di caruggi, archi, scalinate e passaggi coperti tipici dell’entroterra ligure.
Pochi minuti a piedi separano il centro storico dalle prime pozze del Barbaira: qui il torrente si incassa tra pareti rocciose, piccoli ponti e vegetazione ripariale. Non sono bacini artificiali, ma una serie di conche naturali modellate dall’erosione, con profondità variabile e sponde a tratti difficili da raggiungere. Proseguendo verso monte, il canyon si fa più stretto, con pareti umide coperte di muschi e felci.
Questo tratto superiore è un riferimento per chi pratica canyoning: scivoli naturali, calate su corda, passaggi tecnici che niente hanno a che vedere con la semplice passeggiata. Per affrontarlo servono guida, attrezzatura specifica e condizioni idrologiche sicure. Per una visita autunnale in chiave escursionistica è più che sufficiente limitarsi ai laghetti vicini al borgo e agli affacci più accessibili.
Dalla zona del ponte medievale partono i percorsi pedonali che costeggiano il Barbaira: per raggiungere le prime pozze bastano pochi minuti a piedi, ma il fondo è spesso irregolare, con pietre umide e passaggi vicini all’acqua. Calzature da trekking leggero o comunque con buona aderenza sono vivamente consigliate, soprattutto se arrivi in moto con stivali più rigidi e decidi di cambiare scarpe per la passeggiata.
Alcuni itinerari locali indicano circa 700 metri per raggiungere conche un po’ più appartate; chi vuole spingersi oltre può seguire il sentiero verso Ponte Cin, legato al Sentiero Balcone, con 45–50 minuti di cammino in salita. In autunno il fascino sta nei colori del bosco, nella luce radente e nel minor affollamento, ma è fondamentale controllare meteo e condizioni del bacino a monte: dopo piogge intense, correnti e livelli possono cambiare rapidamente.
Le acque limpide non garantiscono sicurezza per il bagno: meglio vivere l’esperienza come passeggiata naturalistica, rispettando eventuali divieti, restando sui tracciati esistenti e riportando a casa ogni rifiuto. Per chi arriva su due ruote, il consiglio è partire presto da Bordighera, sfruttare le ore centrali di luce tra borgo e laghetti e programmare il rientro prima del tramonto, quando le temperature in valle scendono sensibilmente.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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