Sembrano le Alpi, ma il mare è dietro l’angolo: l’incredibile parco dei laghi smeraldo a un’ora dal centro città

Fabio Belmonte  | 24 Ott 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

Tra Piemonte e Liguria, il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo è uno di quei posti che fanno innamorare al primo tornante, sia che arriviate con gli scarponi nello zaino sia in sella alla vostra moto. In pochi chilometri si passa dai boschi freschi di faggio ai versanti rocciosi affacciati sul Mar Ligure, con laghi color smeraldo incastonati tra vallate silenziose.

I sentieri salgono verso crinali panoramici, mentre le provinciali tortuose regalano curve morbide, piccoli rettilinei e scorci improvvisi sul Golfo di Genova. È un territorio di confine, dove si incrociano clima mediterraneo e atmosfera alpina, storia rurale e memoria della Resistenza, strade bianche e vecchie mulattiere. Un parco sorprendente, perfetto per chi cerca escursioni giornaliere, giri in moto di mezza giornata o weekend lenti a pochi chilometri dalla costa, tra boschi, dighe, altopiani e antiche cascine di montagna.

Capanne di Marcarolo: dove l’Appennino incontra il mare

Il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo si estende per oltre 8.000 ettari nella parte meridionale della provincia di Alessandria, tra le valli del Gorzente, del Piota e del Lemme. Siamo in Piemonte, ma a meno di dieci chilometri in linea d’aria dal Mar Ligure: una posizione che si sente subito nell’aria, più umida e variabile rispetto all’entroterra.

Per chi ama camminare o viaggiare in moto, questo significa stagioni lunghe e panorami sempre diversi. I rilievi appenninici alternano boschi di faggio e castagneti, pini marittimi e praterie montane, con improvvisi affioramenti di rocce scure appartenenti al Gruppo di Voltri. Le serpentiniti e i serpentinoscisti modellano creste e valloni, regalando scorci quasi lunari.

Tra le cime di riferimento spiccano il Monte Tobbio, 1.092 metri, facilmente riconoscibile per il profilo piramidale, e il Monte delle Figne, 1.172 metri, il punto più alto del parco. Da questi crinali, nelle giornate limpide, lo sguardo abbraccia le vallate interne, la pianura alessandrina e, verso sud, la linea azzurra del Golfo di Genova.

Laghi smeraldo, sentieri e strade panoramiche tra boschi e dighe

 

Il cuore scenografico del parco sono i Laghi del Gorzente: il Lago Lungo, il Lago Bruno e il Lago Badana formano una catena di bacini artificiali nati per l’approvvigionamento idrico genovese. Oggi sono un riferimento per escursionisti e fotografi, con rive irregolari, piccole insenature e colori dell’acqua che cambiano dal blu profondo al verde smeraldo a seconda della luce.

Più a nord, i Laghi della Lavagnina completano il mosaico d’acqua, collegati da un sentiero natura autoguidato che racconta storia delle dighe, boschi e affioramenti rocciosi. Attenzione però: qui non si viene a fare il bagno. Sono invasi con funzione idrica, le rive possono essere fangose o scoscese e l’accesso è regolamentato.

Per chi cammina, i sentieri che costeggiano i laghi regalano passaggi ombrosi, punti panoramici e qualche saliscendi mai banale. Per chi viaggia in moto, le provinciali che risalgono dai dintorni di Genova e dall’Alessandrino offrono curve dolci, fondo generalmente buono e pochissimo traffico: l’ideale per un giro lento tra boschi, dighe e vallate silenziose.

Tra Monte Tobbio, vie del sale e memoria della Benedicta

 

Il parco è un paradiso per escursionisti che amano percorsi completi, con dislivelli moderati ma paesaggi da alta montagna. Il Sentiero naturalistico dei Laghi del Gorzente, intitolato a Vittorio Cian, parte da Prou Renè, ai Piani di Praglia: circa 13,5 chilometri, 500 metri di dislivello positivo e cinque-sei ore di cammino tra boschi, praterie e zone umide. Un anello classificato E, da affrontare con allenamento e attrezzatura adeguata, verificando prima eventuali chiusure legate ai lavori sulla diga di Badana.

Molto frequentata anche l’ascesa al Monte Tobbio dal Valico degli Eremiti: salita continua fino ai 1.092 metri della cima, dove una piccola cappella domina i rilievi appenninici. Nelle giornate limpide si distinguono la costa ligure e la pianura verso nord, un colpo d’occhio che ripaga ogni fatica.

Sotto i boschi, però, corre anche la storia. Le antiche vie del sale collegavano la costa con la Pianura Padana, mentre la Benedicta, oggi luogo della memoria della Resistenza, ricorda il rastrellamento nazifascista dell’aprile 1944. Accanto, l’Ecomuseo di Cascina Moglioni racconta la vita contadina e pastorale di questo altopiano di confine.

Come arrivare, quando andare e consigli per escursionisti e motociclisti

Raggiungere il Parco delle Capanne di Marcarolo è semplice sia dal versante ligure sia da quello piemontese. Da Genova si sale verso Campomorone e i Piani di Praglia, oppure si risale la valle Stura passando da Campo Ligure. Dal Piemonte gli accessi principali sono Bosio, Mornese, Voltaggio e Lerma, collegati da strade provinciali tortuose ma suggestive, perfette per un’uscita in moto di mezza giornata.

Il parco è visitabile tutto l’anno, ma primavera e autunno sono i periodi migliori: temperature miti, boschi verdi o infiammati dai colori del foliage e visibilità spesso eccellente verso il mare. In estate il sole può picchiare sui crinali, mentre in inverno non mancano gelate e nevicate sulle quote più alte.

Per chi cammina: scarponi ben scolpiti, abbigliamento a strati e tracce GPS aggiornate, verificando sempre le comunicazioni dell’ente parco su chiusure e deviazioni. Per chi viaggia in moto: attenzione alle foglie umide in autunno, al ghiaccio in ombra e agli animali selvatici che possono attraversare la carreggiata, soprattutto nelle prime ore del mattino e al tramonto.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.

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