La cattedrale sembra troppo grande per questo piccolo borgo: il gioiello lucano affacciato sulle colline

Fabio Belmonte  | 27 Ott 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

In Basilicata esiste un itinerario breve sulla carta, ma sorprendentemente denso di paesaggi e suggestioni: 44 chilometri che collegano Potenza, Pietragalla, Acerenza e il suo lago seguendo colline morbide, curve panoramiche e borghi medievali. È un percorso ideale per chi ama viaggiare in moto senza fretta, alternando tratti scorrevoli a saliscendi più tecnici, con l’asfalto che si adatta alla morfologia delle valli del Basento e del Bradano.

Lungo la strada si incontrano i palmenti rupestri di Pietragalla, un vero anfiteatro di architettura contadina scavata nel tufo, e poi Acerenza, la “Città Cattedrale”, dove una chiesa normanna monumentale domina vicoli stretti e scorci panoramici. La tappa conclusiva, il Lago di Acerenza, racconta invece la storia più recente della regione, tra diga, agricoltura irrigua e un paesaggio rurale che invita a rallentare il passo e a godersi la sosta.

Acerenza in moto. L’itinerario

Mappa

Percorso

La partenza da Potenza è l’ingresso naturale a questo itinerario lucano. Lasciato il traffico del capoluogo, ci si inoltra verso nord lungo la SS93 e la SS658, prima di imboccare la SS169 in direzione di Pietragalla. In moto il cambio di ritmo è immediato: le curve seguono docili la linea delle colline, con saliscendi costanti e un panorama che alterna campi coltivati, nuclei rurali e piccoli boschi.

Potenza, adagiata oltre gli 800 metri, meriterebbe una sosta preliminare per il suo centro storico, ma è uscendo dalla città che il viaggio trova la propria dimensione. La strada non è particolarmente impegnativa, ma richiede attenzione ai cambi di pendenza e alla possibile presenza di detriti, soprattutto dopo le piogge.

L’arrivo a Pietragalla regala una delle immagini più particolari della Basilicata interna: il parco dei Palmenti. Qui circa duecento strutture rupestri scavate nel tufo raccontano secoli di tradizione vinicola. Le coperture ricoperte di terra e vegetazione fanno sembrare i palmenti piccole case di un villaggio contadino sospeso nel tempo.

All’interno si riconoscono ancora le vasche in pietra per la pigiatura e la fermentazione del mosto, organizzate in modo da sfruttare la gravità. Passeggiare tra questi ambienti, oggi silenziosi, aiuta a capire quanto la vite e il vino abbiano modellato il paesaggio e l’economia locale.

Verso Acerenza: il borgo sulla rupe dove domina la grande cattedrale normanna

 

Rimontati in sella, la SS169 continua a serpeggiare tra le colline della Basilicata settentrionale. Il traffico è contenuto e permette di godersi un’andatura regolare, ideale per apprezzare i cambi di prospettiva sulla campagna. Man mano che ci si avvicina ad Acerenza, il borgo appare in quota, appoggiato su una rupe imponente che domina la valle del Bradano e il torrente Fiumarella.

Le case formano un compatto tessuto edilizio sulla sommità, ma è la Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio a colpire subito lo sguardo: un volume romanico massiccio, sproporzionato rispetto alle dimensioni dell’abitato, che le è valso il soprannome di Città Cattedrale. L’origine del borgo, l’antica Acheruntia, è legata proprio a questa posizione strategica, che consentiva il controllo delle vie di comunicazione interne.

La cattedrale, avviata nell’XI secolo sotto Roberto il Guiscardo e consacrata nel 1080, mostra ancora oggi la severa eleganza della pietra, il rosone, il campanile e la grande abside, particolarmente scenografica se osservata dai vicoli superiori. Lungo le stradine medievali si incontrano piccoli slarghi e passaggi coperti, fino al belvedere della Torretta, uno dei punti migliori per riprendere fiato e lasciar correre lo sguardo sulle colline lucane.

Dentro la cattedrale di Acerenza: dal romanico normanno alla cripta Ferrillo rinascimentale

 

Scendere dalla moto e varcare la soglia della Cattedrale di Acerenza significa entrare in un’altra dimensione del viaggio. All’interno, le tre navate scandite da pilastri e arcate traducono in pietra la monumentalità romanica voluta dai Normanni. Le pareti nude, interrotte da cappelle e altari, raccontano secoli di interventi che hanno aggiornato, senza stravolgerla, l’impostazione originaria.

Il deambulatorio che avvolge il presbiterio è uno degli elementi più singolari: un percorso anulare che conduce alle cappelle radiali, ispirato ai grandi edifici religiosi francesi medievali. Camminare lungo questo anello permette di percepire la cattedrale come spazio in movimento, non solo come semplice aula liturgica.

Il cuore più sorprendente è però nel sottosuolo, nella cripta Ferrillo, completata nel 1524. Tre navate, quattro colonne centrali, basamenti decorati, lesene, capitelli e una ricca serie di affreschi rinascimentali attribuiti a Giovanni Todisco da Abriola offrono un inatteso cambio di linguaggio artistico. Tra Adorazione dei Magi, santi, apostoli e il cosiddetto Cassone di San Canio, probabilmente un cenotafio, la visita diventa una sosta contemplativa che completa idealmente il viaggio iniziato sulle curve lucane.

Dal borgo al Lago di Acerenza: ultime curve, paesaggio rurale e consigli pratici per il viaggio

 

Lasciato il centro storico di Acerenza, la strada scende verso la valle del Bradano puntando al Lago di Acerenza, ultima tappa dell’itinerario. Il bacino è artificiale, creato dalla diga completata nel 1994 nell’ambito del sistema Basento-Bradano, pensato per l’irrigazione agricola. L’invaso spezza visivamente la sequenza di colline coltivate, offrendo uno specchio d’acqua che invita a una sosta tranquilla.

Dal punto di vista motociclistico, i 43,9 chilometri complessivi e i circa 56 minuti di percorrenza teorica lasciano ampio margine per fermarsi a esplorare palmenti, vicoli e belvederi. Le curve non sono estreme, ma la presenza di pendenze, tratti secondari e possibili detriti richiede prudenza, soprattutto in autunno e inverno.

Conviene monitorare meteo e condizioni del fondo, evitare le ore centrali d’estate e verificare eventuali restrizioni di accesso nell’area della diga, dove non tutte le sponde sono libere. Chi viaggia in giornata può fare base a Potenza, mentre chi preferisce un ritmo più lento può valutare un pernottamento in zona per godersi, con calma, la luce che cambia sui campi e sulle pietre della “Città Cattedrale”.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.

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