
L’antico borgo di Golferenzo è proprio quello che serve per trovare un po’ di quiete e serenità, al riparo dai ritmi incessanti della vita quotidiana. Piccolo paesino di appena 162 anime, vanta origine antiche e prestigiose; sembra, infatti, che l’imperatore Federico I, il Barbarossa, nel 1164 pose il centro sotto il diretto dominio pavese, evidenza che porta a pensare che l’antico borgo fosse dotato di un castello e avesse giurisdizione su tutte le terre contermini. Oggi, pochi irriducibili (quasi coraggiosi) abitano e animano ancora i vicoli golferenzesi, prediligendo la quiete e l’aria buona ai servizi che una grande città può fornire. Noi, quindi, prenderemo in prestito per qualche ora un po’ di quella tranquillità di cui gli abitanti di Golferenzo godono tutto l’anno, per provare a staccare dal tribolare quotidiano. Pronti a partire?
L’itinerario proposto è abbastanza breve, lungo circa 80 chilometri, ma altamente suggestivo per la bellezza paesaggistica che attraverseremo. Pavia è il nostro portale d’ingresso in questa terra paradisiaca; ci lasceremo alle spalle il capoluogo di provincia, sfruttando la SS617 Bronese per qualche chilometro e, arrivati a Stradella, imboccheremo la SP201. Lasceremo quest’ultima strada appena prima di Golferenzo, dove la SP41, tra una serie di curve al fulmicotone, ci condurrà alla meta. Arrivati a destinazione, sarà d’obbligo una passeggiata tra i vicoli dell’antico borgo, dove il tempo si è fermato a molti secoli fa.

[foto @cinzia campari/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Seppur piccola, Golferenzo ha sempre attirato l’interesse delle famiglie nobili della zona. Come anticipato, fu un castello autonomo per diversi secoli, per diretto volere dell’imperatore Federico I. Durante il XIV secolo, i possedimenti divennero della famiglia Beccaria, un ramo locale del ben più noto clan che governava Pavia per poi, nel 1626, essere venduti alla famiglia Dal Pozzo. Nel 1690, il territorio venne interamente venduto ai Belcredi, che mantennero i diritti feudali su queste terre sino al 1797, anno di abolizione del sistema feudale. La zona, tuttavia, rimase per buona parte di proprietà della famiglia fino a tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale, per poi essere frazionata tra diversi proprietari.
Oggi il comune, annoverato tra i Borghi più Belli d’Italia, si presenta come un luogo senza tempo: i vicoli, pavimentati in mattoncino rosso, sono percorribili per la maggior parte solo a piedi. Il rumore del mondo quasi scompare e lo scoccare delle campane scandisce lo scorrere lento del tempo. Il campanile della chiesa parrocchiale, intitolata a san Nicola, vigila silente sul buon andamento della vita quotidiana. L’antico palazzo signorile e le prigioni possono essere ammirate solo da fuori, purtroppo, essendo di proprietà privata.
Sarà comunque possibile gustare la cucina locale in una delle trattorie, magari davanti a un buon pinot grigio di produzione locale. L’antico borgo di Golferenzo, infatti, è famoso anche per i suoi vini pregiati, in particolare pinot nero, pinot grigio e moscato. Motivo in più per visitare questa straordinaria meta.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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