
La Sicilia è, senza ombra di dubbio, una terra meravigliosa, sia per il suo straordinario territorio, caratterizzato da un’ammaliante convivenza fra mare ed entroterra, sia per le testimonianze delle numerose e diverse dominazioni che si sono susseguite nei secoli. E il capoluogo di provincia che rimane alle spalle delle affollate spiagge siciliane non fa eccezione, anzi, conferma con forza questo principio: Greci, Romani, Arabi, Normanni l’hanno dominata e hanno lasciato segni tangibili del proprio passaggio. Un incantevole palinsesto di culture che oggi si presenta a noi in tutta la sua bellezza, pronto a offrirsi completamente e ad accoglierci sulle sue strade che dalle zone interne conducono verso le coste. Pronti per una nuova avventura, TrueRiders?
Rilassatevi qualche ora, fate stretching prima di salire in moto e scaldate bene motore e gomme perché il sentiero proposto prevede molti chilometri; per la precisione 199, tra i paesaggi incantati che dai monti della Sicilia ci porteranno fino alle coste, per poi ricondurci nel profondo entroterra. Si parte, come previsto, da Caltanissetta, prendendo subito l’uscita verso sud sulla SS640, la statale dal seducente nome di “Strada degli Scrittori“, che ci permetterà di raggiungere Agrigento, la perla del barocco della Sicilia. Il suo tracciato, costellato di viadotti e lunghi rettilinei, è perfetto per godersi la natura o, in alternativa, far galoppare un po’ i cavalli, ma sempre nel rispetto del codice della strada. Ad Agrigento sarà, invece, la SS115, la sud occidentale sicula, a condurre i giochi, portandoci verso est, in direzione di Gela, seconda tappa del nostro viaggio.
Ma la SS626 ci chiama a gran voce per farci tornare, attraverso la Valle del Salso, verso Caltanissetta, punto di partenza e meta di questo nostro magico viaggio in Sicilia. Dopo aver lasciato la moto, avrete l’opportunità di visitare le bellezze della città.

In una città costellata di opere barocche come Caltanissetta, abbiamo deciso di portarvi a visitare un monumento lontano dai soliti giri turistici, che non rispecchia la tipica e sfarzosa corrente artistica che caratterizza le architetture del posto. Si tratta dell’Abbazia di Santo Spirito, uno dei tanti segni lasciati dai Normanni e, sicuramente, uno di quelli che è giunto sino a noi nelle condizioni migliori. Si tratta di un edificio sacro consacrato verso la metà del XII secolo (1153), dall’impianto piuttosto semplice ma particolarmente significativo. Una navata unica si sviluppa in lunghezza, lasciando al prospetto absidale l’arduo compito di colloquiare con il visitatore all’esterno. L’ingresso principale è posto sul fianco settentrionale della chiesa, vista l’assenza di una vera e propria facciata; l’edificio, infatti, sul prospetto occidentale è adiacente alla struttura monastica.
L’interno dell’Abbazia di Santo Spirito non delude gli amanti della semplicità: la pietra viva, nella sua più pura essenza, è la vera protagonista, lasciando la scena al grande affresco del Pantocratore nel catino absidale e al pregevole fonte battesimale di fattura normanna, coevo al cantiere originario. Quasi miracolosamente questa chiesa è scampata alle rinnovazioni barocche, molto in voga nel Seicento, restando una testimonianza importantissima della cultura normanna.

A pochi chilometri dal centro di Caltanisetta, qualora aveste ancora voglia di salire in sella, si trovano i resti di quella che un tempo fu una delle attività più fiorenti della zona: la miniera di Trabia Tallarita, realtà industriale che fino alla metà degli anni Settanta (del Novecento) era votata all’estrazione del prezioso zolfo. Le origini di questo tipo di commercio sono antichissime; il suo periodo di massimo splendore, tuttavia, fu negli anni Venti del Novecento, quando il complesso minerario divenne un paese vero e proprio, completamente autonomo dal punto di vista dei servizi (comprendeva anche una Stazione dei Carabinieri). La concorrenza americana, giunta in Italia negli anni Cinquanta, mise in crisi il sistema e, nel 1975, la fiorente miniera chiuse i battenti.
Oggi, dopo una poderosa opera di riqualificazione messa in atto dal Ministero della Cultura, il sito è visitabile; qui potrete scoprire tutti i segreti dell’estrazione dello zolfo, conoscere come vivevano i minatori e le loro famiglie e visitare il museo, dove è allestita anche una mostra fotografica permanente dedicata al mondo delle miniere. Il museo della miniera Trabia Tallarita è aperto dalle 14:30 alle 18:30, il lunedì, martedì e giovedì, e dalle 09:00 alle 13:00 il mercoledì, venerdì, sabato e domenica. Il biglietto ha un costo di 4 euro e la prenotazione non è richiesta.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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