
Raggiungere il Colle della Ciabra in moto è un’esperienza da ricordare; con il monte Birrone e il Colle di Valmala è, infatti, uno dei punti più suggestivi della Val Varaita, su cui spicca la vetta del Monviso. È un’area ricca di boschi, piste da sci, antichi borghi e sentieri di montagna perfetti per trekking, escursioni in mountain bike e viaggi in moto. Percorrendo la Strada dei Cannoni, è facile imbattersi in mucche al pascolo e, a quote basse, in volpi, donnole, tassi e cinghiali. Correndo tra le mulattiere si costeggiano boschi di castagni, ciliegi, frassini, querce e sambuchi, la vegetazione tipica dell’area pedemontana. Pronti a scoprire nel dettaglio questo incantevole posto?
Il primo tratto da Pinerolo a Busca è abbastanza comodo. La SP589 non presenta problemi, tuttavia, la velocità massima consentita passa da 70 km/h a 50 Km/h, per motivi di sicurezza. Una volta giunti a Busca, l’itinerario prosegue per vie secondarie; si può anche prendere la provinciale, ma la Strada dei Cannoni è molto più intrigante da percorrere su due ruote.
Il dislivello è di 1.910 metri e ha un livello di difficoltà O.C., per i cicloescursionisti. Con la moto sicuramente è più semplice, ma in ogni caso c’è da tenere a mente che il fondo è molto irregolare e sconnesso. Attenzione agli ostacoli che possono danneggiare il mezzo.
L’itinerario per la Val Varaita in moto prevede la partenza da Pinerolo, cittadina del torinese che vanta alcuni punti d’interesse. Piazza Vittorio Veneto, conosciuta anche come Piazza Fontana, è il luogo di ritrovo sia dei giovani che dei più anziani e ospita, ogni settimana, il mercato cittadino. Girando per la città si possono apprezzare le antiche architetture, visto che la parte alta del borgo presenta ancora tracce delle mura medievali.
La SP589 ti condurrà fino a Busca; siamo in provincia di Cuneo e il paese è ubicato a 500 metri sul livello del mare. Da qui comincia la val Màira, la valle più a nord del cuneese. In passato Busca era conosciuta con il nome di Antilia, città romana poi passata ai Savoia. Durante il secondo conflitto mondiale, fu bombardata duramente e oggi la città viene ricordata per la sua strenua resistenza.

Da Busca si può salire fino al Colle della Ciabra, tramite una strada asfaltata, ma gli appassionati di due ruote preferiscono percorrere la vecchia strada militare, la Strada dei Cannoni. La direttrice non è asfaltata e piuttosto dissestata; ciclisti e trekker la percorrono per godere della vista sulle valli e sui boschi.
Da Busca si imbocca una stradina che porta al Santuario di Valmala, passando per il paesino di Rossana. Per anni la Strada dei Cannoni è stata spesso confusa con la Strada napoleonica, che però si trova tra il Colle del Sampeyre e il Colle del Mulo.
La Strada dei Cannoni fu costruita dai militari negli anni ’30, ricalcando un cammino militare realizzato nel 1774, tracciato dagli ingegneri sabaudi per frenare l’avanzata dell’esercito franco-spagnolo. Suggestivo il panorama che offre: il Monviso, i gruppi montuosi di testata della Val Varaita e Valle Màira, alle quali fa da spartiacque.
Continuando sulla Strada dei Cannoni, si arriva a Valmala attraverso una via sterrata e impegnativa, che taglia il bosco fitto fino al Colle della Liretta. Procedendo nella fitta vegetazione di lecci e castagni, si raggiunge il Santuario di Valmala. Costruito a 1.380 metri sul livello del mare, è nato in seguito a una memorabile vicenda.
La storia legata al Santuario di Valmala risale ai primi dell’Ottocento, esattamente al 6 agosto del 1834. Leggenda narra che un giorno si sparse la voce, tra gli abitanti della valle e del monte, che al Chiotto era stata vista una signora che piangeva. Nessuno sapeva chi fosse e perché stesse piangendo. La notizia proveniva da tre pastorelle tutte di nome Maria e da un bambino di 9 anni. I ragazzini sostenevano di aver visto su una grossa pietra una donna vestita di rosso, con un velo azzurro e una corona sulla testa. La donna, addolorata e con le braccia larghe, sembrava invitarli a raggiungerla in un abbraccio. Quando si sparse la voce che la Madonna era apparsa al Chiotto, il luogo divenne meta di pellegrinaggio. Sei anni dopo fu inaugurata una cappella che celebrava quell’apparizione, ancora oggi visibile presso il santuario.

[foto @Andre76scorpio/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Giunti sul Colle di Valmala, si può continuare sulla strada sterrata che arriva al Colle della Ciabra, a 1.750 metri sul livello del mare. La Strada dei Cannoni continua per 22 chilometri fino al Colle di Sampeyre, passando per i colli Rastcias e Birrone. Lungo questo tratto il consiglio è di procedere con prudenza, perché da maggio a ottobre la strada è percorsa da ciclisti ed escursionisti. In alcuni punti la carreggiata si restringe o è costellata di pietre di smottamento che possono mettere in difficoltà. Può anche capitare che si formino pozzanghere nei giorni di pioggia.
Di tanto in tanto si incontrano pascoli al sole. In questo caso è meglio procedere molto lentamente, per non spaventare gli animali. Sul Colle Birrone e, in seguito, sul Colle Rastcias, molti escursionisti si fermano a fare foto al panorama, che qui è eccezionale. In zona si possono trovare anche delle locande che preparano le specialità culinarie del posto. Sono da provare le ravioles della Val Varaita, ossia gnocchi a base di patate impastati con tomino di Melle, il tortino di erbe al gris, il salame di cinghiale, i Persi Pien (pesche ripiene della loro stessa polpa, farcita con cioccolato in polvere, zucchero e rum) e il salam del negus (salame di cioccolata).
Quando raggiungerai il Colle Sampeyre, potrai scendere abbastanza rapido verso il Colle del Prete, per poi risalire verso il Colle di Gilba fino a Sanfront, dove c’è la chiesa di Borgo San Dalmazzo. Se hai tempo visita la cripta, che in passato era parte dell’abbazia costruita in età longobarda e che conserva dei meravigliosi affreschi del ‘400. Da Sanfront potrai ritrovare di nuovo la SP589, che ti riporterà al punto di partenza in meno di un’ora. Il nostro consiglio è di spostarsi con una moto enduro; in molti viaggiano con una GS 800. Con una GS 1200 l’impresa è più complessa, per la presenza di pietre e, in caso di ostacoli, una 1200 sarebbe meno governabile.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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