
C’è una città nei Balcani che emana la stessa magia di Firenze, anche se con un’atmosfera differente e singolare. Si chiama Shkodër (Scutari, per gli italiani) ed è un crocevia che da centinaia di anni interseca culture differenti. Ha paesaggi meravigliosi che si specchiano nel suo grande lago, che la rendono una delle mete più belle dell’Albania, da visitare con lo stesso entusiasmo con cui si sfoglia un grande classico. Pronti a scoprire questo straordinario posto?
Partendo da Alessio, in Albania, imbocca la Ruga Lezhë – Vau i Dejës e prosegui in direzione della E851/SH1, verso Shkodër. Continua sulla E851 percorrendola finché non arrivi alla Ruga Et’hem Osmani. Prendi la Ruga Vllazërit Frashëri in direzione di Ruga Muhamet Dibra, avvicinandoti così a Scutari.
Le strade principali di riferimento lungo il percorso sono la E851, la Ruga Et’hem Osmani e la Ruga Vllazërit Frashëri. Per l’itinerario diretto (e dinamico) su Maps tocca qui.

Scutari è una città ricchissima di cultura e per questo è nota con l’appellativo di Firenze dei Balcani. Si trova nel nord-ovest dell’Albania e unisce, da sempre, culture e civiltà differenti. Risale al IV secolo a.C. e il nome deriverebbe da Sco’ Drinon, cioè il luogo dove passa il fiume Drin. Era già popolata dagli Illiri ma venne colonizzata dai Romani, diventando un grosso nodo stradale dell’Illyricum. Quando l’Impero romano si spaccò, Scodra entrò a far parte dell’Impero Romano d’Oriente, per ritornare sotto il dominio serbo nella prima metà dell’anno Mille e rimanerci per quasi 400 anni.
A causa della minaccia ottomana, la famiglia dei Balšići cedette il controllo della zona alla Repubblica di Venezia; in questo periodo, inoltre, fu fortificato il castello e costruite diverse strutture ancora visitabili. Nel XX secolo, visse l’occupazione italiana nella Seconda Guerra Mondiale e, poi, l’era comunista fino agli anni ’80. Scutari, inoltre, è stato il cuore del cattolicesimo in Albania, pur ospitando l’unico Museo dell’Ateismo durante il regime comunista.
Tra le principali attrazioni che meritano una visita, c’è il Castello di Rozafa, situato su una collina a 130 metri d’altezza. Da qui è possibile godere di ottime viste panoramiche sul lago di Scutari e su tre fiumi: Boiana, Kir e Drin. La fortezza risale all’epoca illirica, ma fu modificata da Veneziani e Ottomani; dentro le mura si possono esplorare le rovine e un museo che illustra la ricchissima storia bellica della fortezza e della regione.
Scutari è anche il centro della letteratura albanese, avendo dato i natali a Migjeni, Ernest Koliqi e Ndre Mjeda, i cui scritti hanno plasmato l’identità culturale del Paese.

Il centro storico è vivissimo, specie lungo la via pedonale Kole Idromeno, dove sia di giorno che di notte caffè, ristoranti e negozi ospitano i turisti. Non lontano ci sono la Biblioteca Pubblica Marin Barleti, con più di 250.000 volumi, e la Casa Museo di Migjeni. Quest’ultima celebra il contributo inestimabile di questo grande maestro alla letteratura albanese. Non è da meno il Ponte di Mes, a 5 chilometri a nord di Scutari, nel villaggio di Mes, un ponte di pietra del XVIII secolo, sul fiume Kir. Lungo 108 metri e con 13 archi, è uno dei ponti ottomani più lunghi e uno dei luoghi più scenici e fotografati.
Altra cosa da vedere è il Museo Nazionale della Fotografia Marubi, una tappa essenziale per appassionati d’arte fotografica. Fondato da Pietro Marubi nel XIX secolo, contiene le foto più belle dei Balcani, a partire dal 1858. Imperdibile una tappa naturalistica al Lago di Scutari, il Garda d’Oriente, il bacino più grande dei Balcani (circa 400 chilometri quadrati). Qui si può ammirare il ricco ecosistema, fare birdwatching, passeggiare in bicicletta lungo le rive oppure organizzare gite in barca. Con qualche deviazione, inoltre, si possono visitare i confinanti villaggi di pescatori.
A Scutari, infine, consigliamo di mangiare la Tavë krapi, una terrina di carpa fritta cotta al forno, con sugo, alloro, aglio, aceto, vino e prugne secche.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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