
Esiste una Sardegna segreta e lontana dalle rotte del turismo costiero. Questa terra arcaica accoglie i motociclisti con strade tortuose e panorami montani aspri. L’asfalto si arrampica infatti su vallate dove il tempo pare essersi fermato secoli fa. La meta di questo viaggio è Lollove, minuscola frazione rurale incastonata tra i monti del comune di Nuoro. Questo borgo medievale in pietra conta appena una dozzina di residenti coraggiosi. Un’antica leggenda popolare narra di una terribile maledizione lanciata da monache fuggitive. Il sortilegio condannò il paese a non morire e a non crescere mai. Raggiungere questo luogo magico in moto significa vivere un’esperienza autentica, guidando su percorsi solitari e ricchi di curve tecniche.
Il nostro percorso parte dal porto di Olbia, punto di approdo privilegiato per chi sbarca con la moto sul continente sardo. Si evita la monotona arteria a scorrimento veloce 131 DCN per cercare subito il vero piacere di guida. Imbocchiamo quindi la provinciale SP24 procedendo verso sud-ovest in direzione dell’entroterra barbaricino. Pochi chilometri dopo la strada si raccorda con la dinamica SS389 di Buddusò e del Correboi. L’asfalto offre subito un ritmo incalzante tra salite panoramiche, cambi di pendenza e curve serrate. Si attraversano così i paesi tradizionali di Buddusò, Bitti e Orune, immersi tra boschi di sughero e colline granitiche. Superato il cartello d’ingresso per la città di Nuoro, la rotta prosegue per una manciata di chilometri su una strada secondaria panoramica. Infine, una ripida discesa finale conduce direttamente alle porte di Lollove, dove il motore si spegne davanti a vicoli rimasti immutati nel tempo.
Lollove, come dicevamo, è oggi abitato da 12 persone. Praticamente un’unica famiglia che ha a disposizione un intero, magnifico borgo. Tuttavia, gli anziani tramandano oralmente un racconto, secondo cui Lollove sia condannato a un’esistenza cristallizzata, senza mai potersi espandere né, tanto meno, estinguere. Sono quelle storie che si sussurrano, quasi sottovoce, perché raccontandole si ha sempre il timore di risvegliare antichi anatemi. Nel paese, e più precisamente nella via Nino Bixio, era presente un piccolo monastero di suore penitenti; le sorelle lì abitavano, pregavano e si prendevano cura della chiesa intitolata a Maria Maddalena.
Un giorno, tuttavia, vennero accusate di giacere con alcuni pastori locali; le monache, sdegnate dalla vile accusa, decisero quindi di lasciare il borgo ma una di loro, mentre fuggiva, si voltò verso Lollove e pronunciò una solenne condanna: “Lollove sarai come l’acqua del mare, non crescerai né mostrerai (di crescere) mai!”. Sembra proprio che quella formula ebbe l’efficacia sperata e, da allora, il piccolo paese rimase come congelato, senza poter crescere né morire. Fu sì una maledizione ma forse proprio grazie ad essa oggi Lollove è uno dei borghi più incredibili che potrete mai visitare.
E quindi spegnete gli smartphone e girate i suoi vicoli, incontrate i suoi abitanti; saranno certamente lieti di rispondere alle vostre curiosità su come, in un mondo sempre più caotico e affollato, si svolga la vita in un luogo così silenzioso e sereno. E avrete anche la possibilità di mangiare in questo posto magico, nell’unico agriturismo del paese che sarà lieto di offrirvi una ricca selezione di prelibatezze locali. Ma vuoi vedere che a Lollove hanno scoperto come vivere ancora una vita piena e ricca di soddisfazioni?
Credit immagine in evidenza: Sardegna Turismo

Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Mi occupo dal 2022 di creare contenuti web per il sito TrueRiders portando avanti la mia passione per le moto e lo sport
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