È il comune più orientale d'Italia: tra mosaici, grotte e paesaggi extraterresti per una vera gita di piacere

È il comune più orientale d’Italia: tra mosaici, grotte e paesaggi extraterresti per una vera gita di piacere

Scopri Otranto, il comune più orientale d’Italia: un viaggio in moto tra storia, mosaici medievali e grotte preistoriche.
Edoardo Galeani  | 16 Gen 2026  | Tempo di lettura: 5 minuti

Esiste una regione in Italia che sa conquistarti per la sua diversità, per la sua offerta esperienziale e per la bellezza dei suoi luoghi. Una regione che non ha nulla da chiedere ma solo da offrire e che può incantare sia gli amanti di un bel tramonto sul mare, sia coloro che invece preferiscono l’alba. Si tratta della Puglia ed è qui che è possibile scoprire un comune dove davvero la prima luce del giorno arriva per prima. Un comune che si trova sulla punta estrema della penisola salentina, che affaccia sul Mar Adriatico ed è veramente il comune più orientale d’Italia. Si tratta del bellissimo borgo di Otranto.

Otranto in moto. L’itinerario

Percorso

Si parte proprio dalla provincia di Lecce per intraprendere questo viaggio verso la città di Otranto. Dalla città barocca ci si incammina in un percorso lungo la costa adriatica e che porterà ad incontrare altri due piccoli comuni che sanno conquistare i cuori di chi è in viaggio nel territorio pugliese.

Una volta usciti dal centro di Lecce, si prende la Tangenziale Est di Lecce e SP364 fino a San Cataldo per circa 13,4km. Con un piccolo tragitto di soli 19 minuti ecco la prima tappa di questo percorso, la città di San Cataldo. Da qui si procede verso Lungomare S. Caboto e si segue la SP366 per circa 22km. Dopo mezz’ora di tragitto ecco la seconda tappa: Torre dell’Orso che con le sue spiagge ed il mare cristallino saprà conquistare facilmente. Qui il viaggio prosegue sulla Strada Provinciale 366 per poi raggiungere una serie di svolte nelle caratteristiche e strette vie salentine che porteranno fino al borgo di Otranto.

Sicuramente non è un viaggio complesso e grazie alla strada provinciale è facile raggiungere la città di Otranto. Ma le bellezze che si incontrano lungo il cammino sono le vere protagoniste, oltre la meta da raggiungere. E così dopo 1 ora e 7 minuti di percorrenza per un totale di 54km ecco Otranto.

Otranto: un incontro di popoli

La storia di questa città affonda le proprie radici fin dal Paleolitico e Neolitico. È in questo periodo che infatti si ritrovano le prime tracce di insediamenti umani, e questo è testimoniato dalla presenza di diverse grotte preistoriche. Con il passare dei secoli la città fu popolata dai Messapi, una stirpe che precedeva i Greci che poi fecero entrare Otranto nella Magna Grecia. Da qui, poi, passò sotto il dominio dei Romani diventando un municipio. Sotto il dominio romano Otranto fu una delle città marinare più importanti della Puglia. L’artigianato e l’attività mercantile erano fiorenti in quel periodo, grazie anche ad una straordinaria capacità nella lavorazione della porpora e dei tessuti. Questo permise alla città di conquistare un’importanza commerciale notevole e che si espanse ben oltre le Isole Ionie.

È poi nel medioevo che Otranto si sviluppo riuscendo a divenire un vero e proprio ponte tra Oriente ed Occidente. Questo era dovuto principalmente per la sua posizione strategica ed anche per lo sviluppo del porto. Difatti divenne un centro bizantino e gotico, poi normanno, svevo, angioino ed aragonese. Tra il 1080 ed il 1088 venne eretta la Cattedrale di Santa Maria Annunziata. Qui, qualche anno più tardi, venne impartita la benedizione a 12.000 crociati che partivano per la liberazione e protezione del Santo Sepolcro. Oggi la cattedrale è luogo simbolo, artistico e spirituale della città.

Sicuramente una delle pagine più drammatiche della storia di Otranto risale al 1480 quando la città fu attaccata dai turchi di Maometto II. Per quindici giorni assediò la città fino a conquistarla. Molti degli abitanti furono decapitati perché colpevoli di non aver rifiutato la fede cristiana. Durante questo assedio fu distrutto il Monastero di San Nicola di Casole. Qui alcuni monaci basiliani avevano realizzato quella che all’epoca era considerata la più grande biblioteca dell’Occidente. Inoltre, questo monastero era anche un luogo che ospitava ragazzi provenienti dal resto d’Europa che si recavano per studiare. Uno di questi monaci, Pantaleone, fu l’autore del mosaico pavimentale contenuto nella cattedrale.

Bellezze da scoprire: grotte e mosaici

Passeggiare lungo le vie di Otranto permette di vivere un’esperienza sensoriale. Si attraversano secoli di stratificazioni culturali. Tutte le strade convergono verso la cattedrale, il vento che arriva dal mare rende l’atmosfera unica e la multiculturalità di questo luogo emerge in ogni suo angolo. Ci si ricorda che questa città è stata luogo di popolazioni greche, latine, bizantine, normanne e turche che si uniscono nei monumenti e nei luoghi tutti da scoprire.

Il mosaico nella Cattedrale di Santa Maria Annunziata

In questa cornice la fa da padrone la Cattedrale di Santa Maria Annunziata. Eretta nel punto più alto della città, sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano, risale al 1080. Un miscuglio di stili la raccontano. La sua facciata mostra il grande rosone rinascimentale, sormontato dallo stemma dell’arcivescovo Adarzo di Santander. La cattedrale ha una pianta a croce latina a tre navate. Il soffitto a cassettoni in legno color oro su fondo bianco e nero colpisce subito all’occhio. Ma ciò che più caratterizza la cattedrale di Otranto è il mosaico pavimentale.

Eseguito da Pantaleone su commissione del vescovo di Otranto Gionata, tra il 1163 e il 1165 è uno dei più importanti cicli musivi del medioevo italiano. L’immagine rappresentata viene paragonata ad una vera e propria enciclopedia di immagini del tempo e della cultura medievale. Si presenta come un percorso labirintico. Al centro dell’opera si trova l’albero della vita, da cui si sviluppano le principali rappresentazioni.

Grotta dei Cervi

Dista solo pochi chilometri dal centro, per l’esattezza a Porto Badisco. Questa grotta è una delle testimonianze più affascinanti del Neolitico che è possibile trovare in tutto il Salento. Scoperta nel 1970 è nota per i pittogrammi preistorici, quasi 3.000. Il più piccolo di circa 2cm fino al più grande che raggiunge dimensioni di quasi 75cm. Sono 600 metri di percorso per 1.200 metri di disegni. Per la maggior parte dei dipinti è stato utilizzato il colore nero. Un vero e proprio complesso di immagini che raccontano la vita degli antichi abitanti del territorio. Nonostante non sia accessibile al pubblico resta un simbolo potente della stratificazione storica di questa città.

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Edoardo Galeani
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