
È la “Perla Blu” del Marocco e rappresenta la meta ideale per i visitatori che amano stupirsi. Impossibile non rimanere incantati dal colore intenso delle case e delle strade di questa incantevole cittadina berbera, risalente al XV secolo. Non immaginatevi i paesaggi del deserto rosso e imperante, perché qui, nel nord del paese e non lontani dalle acque del Mediterraneo, a predominare è il verde di una natura rigogliosa. Pronti a scoprire questo posto meraviglioso con un avvincente giro in moto? Partiamo alla volta di Chefchaouen!
Il nostro viaggio in moto in direzione di Chefchaouen parte da Tangeri, città del Marocco settentrionale posizionata proprio di fronte allo stretto di Gibilterra e principale porto di approdo al paese dall’Europa. Lasciamo il centro città prendendo la N2, che continuiamo a seguire fino al bivio con la R417. Continuiamo fino alla periferia di Tétouan, poi N13 verso sud che ci porta direttamente a Chefchaouen. Dopo la visita alla città, proseguiamo verso sud seguendo la N13, poi N2 (14 chilometri) e R419 (79 chilometri) in direzione della città di Tafrant, sulle rive del Fes el Bali. Ancora, R419 per 3 chilometri, per prendere poi la P5309/P5002 in direzione della N8 e continuiamo per altri 108 chilometri fino a giungere a Fes, tappa finale di questo viaggio nel nord del Marocco.

Il Marocco regala paesaggi che richiamano l’arcobaleno: c’è il deserto, ma anche i canyon, dove il rosso della terra si arricchisce di strisce d’asfalto o di sterrati che spaziano dal bianco al grigio. E poi c’è il blu, quello del mare di Tangeri, Rabat, Essaouira, Agadir, Casablanca. Ma è il colore celeste intenso delle case di Chefchaouen a catturare gli sguardi dei turisti; questa tinta sembra ricordare altre due città caratterizzate dalla particolare sfumatura di colore, ossia Jaipur in India e Casamassima in Puglia.
Chefchaouen è conosciuta come la “Perla Blu“, ma non è ancora chiara la ragione che ha portato i suoi abitanti a scegliere questo colore, un tempo prezioso perché ricavato dai lapislazzuli, e che è stato usato per colorare strade, tetti e mura. La tesi più accreditata, e storicamente attendibile, è che sia stata dipinta di blu dagli Ebrei cacciati a seguito della Reconquista spagnola e trasferitisi insieme ai musulmani dell’Andalusia nel vicino Marocco. E proprio la popolazione ebraica vi trovò rifugio ancora una volta durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni del Marocco spagnolo, fino alla sua indipendenza nel 1956.

[foto @Andrea Chiozzi/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
La visita alla città parte da Uta Hamman, la grande piazza su cui dominano i profili della Moschea e della Kasbah, simbolo della città che guarda le vette (questo il significato del nome Chef – Chaouen). Insieme alla Grande Moschea, fondata da Ali ibn Rashid al-Alami nel Settecento, un’altra tappa imperdibile è la Moschea Bouzafer, voluta in un punto panoramico dagli spagnoli e dalla quale si può ammirare lo straordinario colpo d’occhio sulla città.
Tutt’intorno a Chefchaouen, si sviluppano innumerevoli percorsi per gli escursionisti che, lasciata da parte la moto, vogliono scoprire a piedi le montagne del Rif, esplorare gli spazi verdi di Talassemtane, della riserva di Bouhachem oppure ammirare la bella cascata di Ras el-Maa.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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