Freddo come il fiume, caldo come il peperoncino: il ‘borgo che rinasce’ è la sorpresa della Calabria

Freddo come il fiume, caldo come il peperoncino: il ‘borgo che rinasce’ è la sorpresa della Calabria

È tra i borghi più belli della Calabria ed è raggiungibile tramite la meravigliosa Costa dei Cedri, a picco sul mar Tirreno, lungo un sentiero emozionante, adrenalinico e panoramico.
Antonia Festa  | 27 Mag 2026  | Tempo di lettura: 3 minuti

La Calabria è una regione dall’immenso patrimonio artistico, culturale, archeologico, paesaggistico ed enogastronomico. Anche se viene generalmente associata alle vacanze estive per le sue rinomate mete balneari, è una terra che può essere visitata in tutti i periodi dell’anno. Per i bikers, si tratta di un tesoro inestimabile, grazie alle sue strade panoramiche. Vi invitiamo a scoprire la Costa dei Cedri, incantevole riviera bagnata dal mar Tirreno, da cui si può raggiungere Fiumefreddo Bruzio, un borgo che vi lascerà ricordi indelebili. Partiamo per una nuova avventura?

Fiumefreddo Bruzio in moto. L’itinerario

Mappa

Percorso

Il percorso che vi presentiamo non conta moltissimi chilometri, ma sicuramente vi rimarrà impresso nel cuore e nella mente. Poco meno di un centinaio di chilometri per scoprire la Costa dei Cedri e concludere in bellezza a Fiumefreddo Bruzio, borgo di circa 4 mila anime, famoso per il mare, i siti archeologici e la frittata di patate.

Il tragitto che vi proponiamo parte dal comune di Tortora, confine settentrionale di quella che viene definita Costa (o Riviera) dei Cedri. Prima di tutto, bisogna fare una doverosa avvertenza: percorrerete una strada continuamente affacciata sul mare e, dunque, distrarsi sarà facile. Prestate massima attenzione, tenete un’andatura da passeggio e godetevi tutto ciò che la natura ha da offrire. Lasciato l’abitato di Tortora, raggiungeremo Tortora Marina in una manciata di minuti; da qui inizia il balcone sul mar Tirreno, un continuo belvedere che ci accompagnerà fino alla destinazione.

Nostra fedele compagna di viaggio sarà la SS18, la Tirrena Inferiore, che non ci mollerà un attimo e ci condurrà fino a Fiumefreddo Bruzio, attraverso paesi dai nomi evocativi, come Scalea, Diamante e Cetraro. Godetevi ogni singolo chilometro, respirate a pieni polmoni e, una volta giunti a destinazione, spegnete tutto, lasciate riposare la moto e andate a esplorare Fiumefreddo.

Jiumifriddu (Fiumefreddo Bruzio), dove la montagna si tuffa a picco nel mare

La prima cosa che si nota arrivando a Fiumefreddo è che qui, nel giro di una manciata di chilometri, si passa dai paesaggi montuosi e boschivi dell’entroterra (che arriva a superare i 1.500 metri s.l.m con il Monte Cocuzzo) alle spiagge sabbiose della costa tirrenica. Potremmo, quindi, dire che Fiumefreddo è uno di quei meravigliosi luoghi della nostra penisola che mette un po’ tutti d’accordo.

La sua origine è molto antica, infatti i primi insediamenti risalgono agli inizi del IV secolo d.C., durante le tremende persecuzioni contro i Cristiani volute dall’imperatore Diocleziano. Probabilmente, l’impervietà che caratterizza l’entroterra attrasse i Cristiani alla ricerca di un rifugio sicuro. Per vedere un primo assetto urbanistico vero e proprio, tuttavia, bisognerà attendere l’XI secolo, quando venne costruito quello che oggi è il centro storico.

Iniziate a scalare, con calma e passo lento, i vicoli del nucleo matrice; i colori chiari delle case saranno una piacevole vista. Raggiunte le imponenti rovine del Castello della Valle, non potrete far altro che contemplare l’immensità e la meraviglia che questo luogo ispira. Non privatevi di un tramonto da questa visuale privilegiata, perché lo spettacolo è uno dei più belli che potrete mai ammirare.

Dove mangiare durante il tragitto verso Fiumefreddo Bruzio?

Dopo aver percorso tutti questi chilometri, vi sarà venuta fame. Consigliamo, dunque, un assaggio dei succulenti piatti della Costa dei Cedri, semplici ma molto speziati; immancabile la piccantezza, vera e propria costante della cucina calabrese. Soffermatevi a gustare la filiciata, un tenero formaggio appena cagliato e servito su delle felci, e la frittata di patate, rigorosamente realizzata con tuberi a chilometro zero e, a dispetto del nome, priva di uova. Accompagnate, poi, i piatti a un buon bicchiere di Magliocco canino e, per concludere, assaggiate le prelibate varchiglie alla monacale, un dolce tipico di questa zona a base di pasta frolla, cacao e mandorle.

Antonia Festa
Antonia Festa

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.

In evidenza


Articoli più letti

©  2026 Valica Spa. P.IVA 13701211008 | Tutti i diritti sono riservati.
Per la pubblicità su questo sito Fytur