
Ferragosto in moto, per me, è sempre stata la scusa perfetta per scappare dall’afa e cercare strade che salgono, curve che si susseguono e borghi di montagna dove il casco si appoggia sul tavolo accanto a un tagliere fumante. In queste giornate d’agosto ho imparato che non conta solo la destinazione, ma il modo in cui ci arrivi: asfalto che si arrampica, tornanti, panorami improvvisi e poi vicoli silenziosi dove ci si muove solo a piedi. In quest’ottica, Sauris, Canale di Tenno, Bormio, Castel del Monte e Sestola offrono esattamente il mix che cerco quando preparo un’uscita del 15 agosto.
Strade panoramiche, aria più fresca e specialità locali da assaggiare sono parte dello stesso itinerario mentale, anche se i borghi sono lontani tra loro. L’idea non è collegarli in un unico giro, ma scegliere quello che meglio si adatta al proprio Ferragosto su due ruote.
Quando ripenso alle mie estati in moto in Friuli, Sauris torna sempre in mente per la strada di accesso: curve regolari, boschi fitti, squarci sul lago artificiale e quell’aria fresca che senti filtrare nelle prese d’aria della giacca. Arrivare in quota è già metà del piacere, il resto lo fa il borgo sparso, con le sue case di legno e la forte impronta germanofona. Qui il Prosciutto di Sauris IGP, affumicato con legno di faggio, non è soltanto un prodotto tipico ma quasi un biglietto da visita, spesso servito con formaggi di malga e birra artigianale locale.
Per Ferragosto io scelgo sempre un pranzo rapido: un tagliere con prosciutto affumicato, speck, polenta e frico basta a raccontare la Carnia senza appesantire troppo la guida del pomeriggio. Il paese è raccolto, le frazioni si raggiungono con brevi deviazioni e il lago aggiunge una pausa visiva perfetta tra una sequenza di curve e la successiva.
Più a ovest, salendo verso Canale di Tenno dal Garda, il paesaggio cambia e con lui il ritmo della guida. La salita è divertente ma non estrema, ideale per un’uscita estiva quando non cerco per forza passi impegnativi. Il borgo medievale è una cartolina di pietra: archi, passaggi coperti, vicoli stretti dove il casco si porta rigorosamente a mano. Qui la carne salada è la protagonista assoluta, servita cruda a fette sottili o leggermente scottata, spesso con fagioli.
Nei miei giri, Canale di Tenno funziona benissimo come nodo di giornata: sosta nel borgo, deviazione al Lago di Tenno, poi di nuovo in sella verso l’interno. A Ferragosto conviene arrivare presto e prenotare il pranzo, perché la zona richiama molti turisti e trovare posto all’ultimo minuto può trasformarsi in una piccola impresa.
Bormio è uno di quei nomi che, tra motociclisti, non ha quasi bisogno di presentazioni. Quando disegno un anello alpino serio, di solito Stelvio e Gavia entrano subito in gioco, e Bormio diventa il punto naturale in cui tirare il fiato. Il paese, incastonato nell’Alta Valtellina e circondato dal Parco nazionale dello Stelvio, è collegato ad alcuni dei passi più iconici d’Europa, un dettaglio che rende ogni Ferragosto in zona un piccolo pellegrinaggio su due ruote.
Sul piano gastronomico, la sosta è tutt’altro che secondaria. pizzoccheri, polenta, salumi e formaggi compongono una cucina robusta, perfetta per chi arriva da ore di guida in quota. Personalmente cerco di non esagerare: un piatto di pizzoccheri o di polenta con formaggi e funghi, seguito da una passeggiata nel centro storico, è il compromesso ideale tra gola e lucidità alla guida, soprattutto se nel pomeriggio mi aspetta un altro passo.
Bormio non è un borgo minuscolo, e in agosto questo si rivela un vantaggio: ristoranti, distributori e strutture ricettive non mancano, elemento importante quando il meteo di montagna decide di cambiare programma all’improvviso. In più la parte antica del paese, con le sue case storiche e le chiese, mantiene un carattere alpino autentico che invoglia a lasciare la moto per un’oretta.
Nella mia esperienza, l’organizzazione fa la differenza: controllare previsioni e viabilità prima di affrontare Stelvio o Gavia è fondamentale, perché un pranzo prolungato può significare ritrovarsi sui tornanti proprio mentre arrivano i temporali pomeridiani. Meglio partire con un piano chiaro, così la giornata resta un piacere e non una corsa contro le nuvole nere.
Scendendo lungo l’Appennino, Castel del Monte è uno di quei paesi che ho imparato ad associare al suono pieno del motore in terza marcia e ai paesaggi aperti del Gran Sasso. Il borgo, nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, fa parte dei borghi più belli d’Italia e si adagia su un colle che domina uno dei panorami più riconoscibili dell’Abruzzo interno. Arrivare da queste parti significa giocare con salite, curve ampie e tratti in quota che in pieno agosto sanno regalare finalmente un po’ di fresco.
La cucina qui parla la lingua della pastorizia. Ogni volta che mi fermo, gli arrosticini sono un richiamo quasi inevitabile, ma provo sempre a trovare spazio anche per formaggi locali e salumi. Il Canestrato di Castel del Monte, legato ai pascoli d’alta quota, è uno di quei prodotti che ti rimangono impressi e che danno subito il senso del territorio.
Dal punto di vista motociclistico, la vicinanza con Campo Imperatore è un vantaggio enorme. Quest’altopiano, tanto amato da ciclisti e appassionati di attività outdoor, è attraversato da strade panoramiche che in estate diventano un piccolo paradiso per chi viaggia in moto. Nelle mie uscite cerco sempre di combinare i due elementi: un anello tra Gran Sasso e altopiano, pausa pranzo a Castel del Monte e poi di nuovo in sella.
A Ferragosto, però, conviene essere realistici: traffico, parcheggi pieni e temperature variabili fanno parte del pacchetto. Io di solito punto ad arrivare prima dell’orario di punta, trasformando il borgo in vera tappa centrale del giro, non in semplice deviazione veloce. Così basta spostarsi di pochi chilometri dalle zone più affollate per ritrovare subito strade più tranquille.
Nel mio personale atlante dei giri di Ferragosto, l’Appennino modenese ha sempre avuto un posto speciale, e Sestola ne è una delle basi più versatili. Ai piedi del Monte Cimone, il paese vive d’inverno di sci, ma d’estate si trasforma in un punto di partenza ideale per anelli motociclistici tra vallate, piccoli centri e strade che cambiano quota rapidamente. Qui non serve inseguire il passo più famoso: il bello sta nella continuità del percorso e nella possibilità di alternare tratti guidati a brevi pause nei borghi.
La cucina locale completa il quadro. Le mie soste a Sestola hanno quasi sempre avuto come protagoniste crescentine, gnocco fritto, funghi e piatti di pasta fresca fatti a mano. È una tradizione montanara sostanziosa, scandita da prodotti come Parmigiano Reggiano di montagna, castagne e patate locali, pensata per chi lavorava in quota. In moto, però, tengo sempre un occhio alla digestione: assaggiare sì, ma senza esagerare, se dopo il pranzo mi aspettano ancora chilometri di curve.
Uno dei punti di forza della zona è la facilità con cui si costruiscono anelli diversi in base al tempo a disposizione. In una giornata di Ferragosto puoi salire verso il Cimone, infilare una serie di strade secondarie meno trafficate e tornare a Sestola per l’ultima sosta, magari quando la calura a valle è ancora alta ma in quota si gira con piacere.
L’unico vero limite, in pieno agosto, è l’affollamento. Emilia Romagna Turismo ricorda quanto l’Appennino sia gettonato come fuga dalla pianura, e nella mia esperienza significa ristoranti pieni e parcheggi affollati soprattutto nelle ore centrali. Prenotare, controllare la viabilità e lasciare un margine agli imprevisti sono accorgimenti minimi per trasformare un’uscita in moto in una giornata davvero rilassante.
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