Il grande labirinto d'Abruzzo è un borgo di pietra e di storie che domina la vallata da quasi 700 metri d'altitudine

Il grande labirinto d’Abruzzo è un borgo di pietra e di storie che domina la vallata da quasi 700 metri d’altitudine

Leonardo Anchesi  | 27 Feb 2024  | Tempo di lettura: 4 minuti
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Tra i borghi più belli d’Italia e, ovviamente, d’Abruzzo, Pettorano sul Gizio è una meta decisamente accattivante, soprattutto in una bella giornata di sole e con temperature miti. Dobbiamo infatti tenere conto che il paese è situato a quasi 700 metri sul livello del mare, in una zona dove la neve si presenta spesso durante l’inverno; va da sé che è fondamentale scegliere un momento dei meno freddi per raggiungerlo. Ma sono certo che una volta arrivati, magari un po’ intirizziti e con il naso rosso, in un attimo dimenticherete queste piccole difficoltà e rimarrete completamente affascinati da questo borgo settecentesco, autentico in ogni sua pietra. Godetevi le curve, respirate e inebriatevi dell’aria incontaminata d’Abruzzo e, alla fine, immergetevi completamente nella meravigliosa storia di Pettorano sul Gizio.

Pettorano sul Gizio in moto

Mappa

Percorso

Se eravate pronti per uno dei nostri soliti anelli (che io adoro sempre, sia ben chiaro) questa volta rimarrete delusi: ho deciso, infatti, di proporvi un semplice andirivieni da Pescara, ottimo punto di partenza perché ben collegato e munito di tutti i servizi. E quindi via: casco in testa (e ben allacciato), motore acceso, prima innestata e partiamo puntando senza indugio al prua della nostra moto verso sud-ovest. La nostra prima compagna di viaggio sarà la strada regionale 5 che, attraversando paesi come Rosciano e Torre dei Passeri, ci farà raggiungere Popoli, il nostro snodo sulla SS 17, la statale dell’Appennino Abruzzese. Una marea di curve, continue e serrate, ci attendono: immaginatevi già con il motore leggermente in tiro, la moto in decisa piega e un sorriso estasiato stampato sulle labbra.

Qualche chilometro in questo stato di estasi e arriveremo al bivio per Pettorano sul Gizio; ancora qualche curva, forse tra le più belle d’Abruzzo, e raggiungeremo il piccolo borgo, che inizia già a salutarci da lontano e, a mano a mano che si avvicina, si mostra sempre di più in tutta la sua semplice bellezza.

Pettorano sul Gizio, storia di resilienza

IS1167642024Un borgo tipicamente settecentesco

Sebbene le origini si Pettorano affondino le proprie radici nel medioevo d’Abruzzo, le architetture che vi troverete davanti non sono quelle tipiche del suo tempo; bensì, innanzi ai vostri occhi si presenterà un paese dall’impianto squisitamente settecentesco, a tratti baroccheggiante, a tratti neoclassicista, ma comunque tutto bellissimo. Questo perché nel 1706 Pettorano sul Gizio venne raso al suolo dal tremendo terremoto che scosse la Maiella e buona parte d’Abruzzo. Ma i pettoranesi, animati dalla tipica e genuina caparbietà delle genti d’Abruzzo, non si diedero per vinti e riscostruirono interamente il loro paese, nelle forme e nei modi che noi oggi possiamo ancora ammirare. Ma facciamo un passo indietro perché, come vi accennavo, il primo Pettorano fu costruito dai  Normanni, il popolo proveniente da nord Europa che per alcuni secoli dominò su buona parte del sud Italia.

Il Castello Cantelmo è l’edificio più antico del paese

Il centro abitato seguì poi, sostanzialmente, le sorti del sud Italia, fino al completamento del processo di Unità Nazionale, divenendo così parte del Regno d’Italia. Il Castello Cantelmo e la chiesa della Beata Vergine Maria e di San Dionisio risalgono, tuttavia, al periodo precedente al terremoto che li risparmiò, lasciandogli comunque profonde ferite. Il primo è addirittura dell’XI secolo. Costruito per volere dei Normanni e sfruttato per diversi secoli come struttura difensiva, dopo i danneggiamenti subiti durante il terremoto venne riconvertito in residenza dai proprietari. La chiesa, invece, risale al XV secolo; le fonti, tuttavia, narrano di un precedente cantiere del XIII, raso al suolo per far posto alla nuova parrocchiale.

La storia d’Abruzzo e l’arte mettono sempre fame

IS1096955568Nelle piazze del paese si respira l’aria genuina di un tempo

Tra un monumento e l’altro, non dimenticate di mangiare qualcosa, anche perché la cucina tipica pettoranese è veramente di altissimo pregio. Benché il nome non sia particolarmente invitante, non perdetevi un piatto di polenta rognosa, rigorosamente tagliata con il filo, accompagnata da un gradevole rosso locale; a proposito di vino, tenete a mente che proprio qui si svolge, ogni anno a gennaio, una degustazione di vini genuini, organizzata sempre in concomitanza con la sagra della polenta. Un evento che assolutamente non potete perdervi.

 

Credit foto:
Pettorano sul Gizio – Wikipedia
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Leonardo Anchesi
Leonardo Anchesi

Garfagnino DOC e Sardo di adozione, sono uno storico dell’arte (da qualche anno) e biker sin dalla più tenera giovinezza. Ho iniziato a collaborare con TrueRiders nel 2023 per mettermi in gioco nel campo della scrittura e ho voluto cominciare scrivendo di qualcosa che amo particolarmente: la moto e tutto ciò che le ruota attorno.



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