
Tra i colli aretini e le foreste che un tempo videro passare un Dante Alighieri in esilio, c’è un punto di riferimento per gli amanti della fotografia d’autore. Bibbiena, borgo medievale di circa diecimila anime, ha conquistato un titolo singolare, immortale: Città della Fotografia. Vicoli lastricati e palazzi signorili fanno da sfondo tra l’arte contemporanea e la storia, in un progetto molto ambizioso che ha trasformato tutto il centro storico in una galleria a cielo aperto. Parliamo della Galleria di Bibbiena, il “primo esempio in Europa di esposizione permanente di fotografia a cielo aperto e la più grande installazione diffusa di opere fotografiche in grande formato“. Sono 48 le opere degli autori della fotografia italiana più importanti, collocate sulle facciate dei palazzi e lungo le mura dell’antico centro storico.
Un’iniziativa nata nel 2016 come esperimento (fortunatamente riuscito) tra il comune di Bibbiena, la FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e il CIFA (Centro Italiano della Fotografia d’Autore). Il Tuffatore, Travestiti, lavori di Gastel e tanto altro: scatti che ammaliano i visitatori. Bibbiena, inoltre, è anche la sede del Festival della Fotografia Italiana. Partiamo per questo avvincente viaggio?
Parti da Bibbiena e vai verso nord lungo la SP208 della Verna. Tieni la destra e prendi la SR142, continuando dritto fino alla svolta su Via della Consuma. Alla rotonda prendi la terza sulla SP64 e alla successiva rimetti le ruote sulla SR70 della Consuma, da seguire facendo un’altra rotonda. Arriverai a Poppi continuando sulla SR70 in direzione sud-est fino a Piazza Giuseppe Garibaldi. Da qui, vai a sinistra su Via dei Guazzi, la Strada Provinciale dei Guazzi, pezzo nel verde che porta a Via del Cedro. Vai ancora a sinistra entrando in Via G. Matteotti e sulla SR71, fino alla deviazione che porta sulla SP67.
Da Camaldoli imbocca la SP67, poi svolta a destra e segui la strada fino alla leggera curva che immette sulla SP69, conosciuta come Strada dell’Eremo. Qui raggiungi il Sacro Eremo di Camaldoli, una delle tappe obbligate del percorso. Lasciato l’eremo, riparti sulla SP69 verso ovest e svolta a destra sulla SP72. Dopo alcuni chilometri, prendi la Strada Vicinale della Madonnina, poi gira a destra fino al Viale 17 Partigiani. Rimani lì svoltando a sinistra e, poco dopo, prendi Via Vittorio Veneto/SS310 che ti conduce al centro di Stia, la meta finale.
Le strade principali di riferimento lungo il percorso sono SP208, SR142, SR70, SP64, SP67, SP69, SP72 e SS310.

Dal 12 giugno al 6 settembre 2026, il Casentino diventerà, come ogni anno, un centro espositivo diffuso, per la terza edizione del Festival della Fotografia Italiana. Il tema scelto è Riti e Visioni. Tra Spirituale e Materiale, per indagare sul modo in cui i riti e le usanze spirituali influiscano sulla vita quotidiana. Attraverso la fotografia, si cercherà di coniugare realtà e immaterialità, materie e simbolismo.
La specialità del festival è quella di utilizzare spazi espositivi sia formali che informali, perché oltre alle sale di palazzi storici come il Castello dei Conti Guidi di Poppi, le opere trovano casa anche in botteghe artigiane antiche e negli angoli più belli dei centri storici, scelta che riflette il voler rendere l’arte della fotografia accessibile a tutti. le visite, inoltre, saranno accompagnate da talk, incontri e attività formative.
Bibbiena ospita il CIFA, il Centro Italiano della Fotografia d’Autore nato nel 2005 nelle ex carceri del borgo, soppresse con un decreto nel ’91. Il Centro lavora tutto l’anno per promuovere e studiare l’arte fotografica nostrana. Il CIFA, a Via delle Monache 2, è un laboratorio dove si tengono corsi, conferenze e workshop; la filosofia del progetto è mostrare come la macchina fotografica si sia evoluta per stimolare importanti riflessioni sociali. Ospita, inoltre, alcune delle mostre più prestigiose del Festival della Fotografia.
Oltre alla fotografia, Bibbiena ha molte attrazioni. Considerato capoluogo del Casentino, e centro più popoloso della valle, ha origini etrusche e romane, come testimoniano i reperti nel Museo Archeologico del Casentino. Il centro del paese è un mosaico di vicoli medievali, torreggiato da diversi palazzi signorili del XVI secolo: Palazzo Mazzoleni, Palazzo Niccolini e Palazzo Dovizi testimoniano una storica ricchezza, specie Palazzo Dovizi.
Dell’antico castello medievale rimangono la Porta dei Fabbri e una torre, e attorno a loro si sviluppa il centro; a livello religioso, però, c’è una meraviglia del Quattrocento, la Chiesa di San Lorenzo, con due bellissime terracotte di Luca della Robbia il Giovane, la Deposizione e l’Adorazione. L’Oratorio di San Francesco è più giovine, nato tra il 1735 e il 1782, con una facciata neoclassica di prima metà Ottocento e interni di raro rococò Casentino. La bellezza più importante però la trovi a un km dal centro storico, il Santuario di Santa Maria del Sasso, dichiarato Monumento nazionale nel 1899, nome derivante dal grande masso su cui poggia e legato a un miracolo del 1347 in cui una colomba bianca si posò sul masso, rimanendoci per un mese, facendosi avvicinare solo dai bambini. Dire che è panoramico è riduttivo.
Premessa doverosa: Bibbiena è particolarmente biker friendly ma il centro storico, principalmente pedonale, come (quasi) sempre richiede un minimo di attenzione per il parcheggio. Un piccolo parcheggio lo trovate a Piazza Tarlati, il salotto buono di Bibbiena dove si può lasciare la moto. La piazza fa da punto di partenza per andare alla Galleria a Cielo Aperto e andare a piedi per tutte le attrazioni; si trovano diversi parcheggini nelle vie limitrofe al centro storico, facilmente raggiungibili. Sotto al Museo Archeologico del Casentino c’è un parcheggio a Piazza Resistenza, uno vicino a Piazzale John Lennon, se arrivate da nord c’è quello a Via della Casella, al centro ce n’è uno a Via Andrea della Robbia e uno poco più sopra a Piazza dello Sport vicino al campo da calcio.
A livello di gastronomia, olè: tortelli di patate, tortello alla lastra, scottiglia, ribollita, acquacotta, pecorino stagionato in grotta, salumi di cinghiale, miele di castagno, cantucci e Vin Santo. Per rimanere in tema, a giugno, si fa la Sagra delle Sagre. Diverse di queste cose potete trovarle anche in un paio di luoghi:

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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