
La prima volta che ho affrontato il Colle del Nivolet in moto ho capito subito che non era una salita qualunque. La strada si stringe, gli alberi scompaiono e restano solo rocce, acqua e praterie d’alta quota sospese sopra la Valle Orco.
Si sale dal Canavese, nel cuore del Piemonte, e curva dopo curva si entra nel Parco nazionale del Gran Paradiso, tra bacini artificiali color smeraldo e cime che trattengono neve fino a stagione avanzata. 600 metri – si fa sentire anche sotto la giacca tecnica.
Non è un passo da “mangiachilometri”, ma un percorso da assaporare con lentezza, fermandosi ai belvedere, spegnendo il motore e lasciando che siano vento, silenzio e fischi di marmotte a dettare il ritmo del viaggio.
Il Colle del Nivolet è uno dei valichi più iconici delle Alpi Graie, un nastro d’asfalto che tocca circa 2.612 metri tra Piemonte e Valle d’Aosta, immerso nel Parco nazionale del Gran Paradiso. La salita inizia dolce nel Canavese e si fa via via più severa risalendo la Valle Orco, lasciandosi alle spalle i paesi di fondovalle per puntare verso boschi di conifere e pareti rocciose.
Da motociclista, qui si percepisce subito che non si tratta di un semplice collegamento tra due valli. La strada termina in quota, su un altopiano sospeso popolato da laghi, torbiere e praterie alpine. Nevicate precoci, chiusure stagionali e regolamentazioni estive rendono il Nivolet un obiettivo da programmare con cura: quando è aperto, però, regala una delle esperienze più intense che si possano vivere su due ruote in Italia, grazie a paesaggi che cambiano continuamente man mano che si prende quota.
Superato Ceresole Reale, affacciato sul grande Lago di Ceresole, la strada cambia ritmo e carattere. I boschi arretrano, compaiono larici radi, pietraie e pascoli; il paesaggio si apre e lascia intravedere il mondo d’alta quota verso cui si sta puntando. In moto è il momento in cui, istintivamente, rallento: ogni tornante regala una nuova prospettiva sul bacino e sulle cime del Gran Paradiso.
Più in alto arrivano i protagonisti veri della salita: i laghi artificiali di Serrù e Agnel. Le loro acque, spesso di un azzurro lattiginoso, fanno da sfondo a una sequenza di curve serrate che risalgono il fianco della montagna. È il tratto che si vede in quasi tutte le fotografie del Nivolet, ma dal vivo ha un impatto diverso: guardare nello specchietto e vedere la strada che serpeggia sopra i laghi è un’emozione che resta addosso a lungo.
Qui però non è il caso di farsi prendere la mano. Il nastro d’asfalto è stretto, i tornanti sono ravvicinati e l’ambiente è condiviso con ciclisti, escursionisti e fauna selvatica che può comparire all’improvviso. Non è una pista, è una strada di montagna dentro un parco nazionale, da guidare con margine e rispetto, godendosi il paesaggio più che la piega.
Raggiunto il valico del Colle del Nivolet, sul confine amministrativo tra Piemonte e Valle d’Aosta, la strada si adagia su un pianoro sorprendente. Davanti si apre un mosaico di torbiere, corsi d’acqua, piccoli laghi e vaste praterie alpine tagliate da sentieri ben segnati. Qui la moto si parcheggia e il viaggio continua a piedi: bastano pochi passi per sentire quanto l’ambiente sia diverso dal fondovalle, anche in pieno agosto.
Questo altopiano è uno dei cuori simbolici del Parco nazionale del Gran Paradiso, nato nel 1922 anche per proteggere lo stambecco alpino, un tempo a rischio di estinzione. Camminando con calma capita spesso di vedere stambecchi brucare sui pendii e marmotte affacciarsi alle tane, ma non sempre succede e non deve diventare una “caccia fotografica”. Gli animali vanno osservati a distanza, senza inseguimenti né cibo offerto per avvicinarli.
La presenza della strada può far credere che la montagna qui sia addomesticata, ma è un’illusione. Appena il vento sale o le nuvole si abbassano, il Nivolet torna a ricordare che ci si trova sopra i 2.600 metri: temperature in calo repentino, pioggia fine che diventa nevischio, visibilità che scende in pochi minuti. Ogni escursione, anche breve, richiede abbigliamento adeguato, rispetto dei sentieri e consapevolezza dei propri limiti.
Il Colle del Nivolet non è aperto tutto l’anno: la stagione di accesso stradale è breve e fortemente condizionata da neve e meteo. Anche in estate, in alcune giornate l’ingresso ai veicoli privati può essere regolato con limitazioni, navette e orari stabiliti da Parco nazionale e amministrazioni locali. Prima di partire è indispensabile consultare i canali ufficiali per verificare apertura, eventuali blocchi al traffico e aree di parcheggio consentite.
Per chi sale in moto, la preparazione conta quasi quanto il percorso. Guanti caldi, strati termici, antipioggia e un abbigliamento che tenga conto di bruschi cali di temperatura sono fondamentali, perché la differenza tra fondovalle e quota può superare facilmente dieci gradi. Io porto sempre con me una mappa dei sentieri aggiornata: fermarsi in alto e abbinare alla guida una breve escursione trasforma la gita in una giornata completa.
La strada termina in quota e obbliga a ripercorrere il versante piemontese per rientrare, a meno di traversate a piedi verso la Valsavarenche. Questo rende il Nivolet diverso dai classici passi “di transito” e rafforza l’idea di un viaggio circolare: si sale, ci si ferma, si cammina, si ascolta il silenzio, poi si ridiscende verso i laghi di Serrù e Agnel, lasciandosi alle spalle uno dei paesaggi più suggestivi delle Alpi italiane.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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