
Un campanile, croce e delizia di questo piccolo borgo italiano. Per molti questo strumento è ancora oggi è il modo più riconoscibile e identitario di scandire lo scorrere del tempo e un punto di riferimento per chi ammira il paese dall’esterno. Se, però, questo campanile sorge al centro del Lago di Resia, allora i sentimenti di leggerezza lasciano spazio a quelli della paura e del mistero.
Eppure il paesaggio del Passo Resia è uno di quelli che fa bene al cuore: la bellezza delle montagne, il silenzio, l’aria pura. È il valico dei tre confini, che unisce Italia, Austria e Svizzera. Ma a rimanere impressa non è la strada, quanto la particolarissima visione che colpisce quando si giunge nei pressi del “suo” lago. E che nasconde un mistero, vecchio almeno 70 anni.
L’itinerario per raggiungere il Passo Resia inizia da Bormio, città termale alle porte del Passo dello Stelvio e rinomata località turistica. La prima parte del viaggio di circa 120 chilometri che ci porterà verso l’Austria avrà come protagonista proprio il più alto passo italiano. Lasciata Bormio, ci immettiamo subito sulla SS38 dello Stelvio, proseguendo fino in direzione della IV Casa Cantoniera. Qui lasciamo la SS38 e affrontiamo il percorso di confine del Passo Umbrail.
Il percorso in terra svizzera è breve e si svolge tutto all’interno del Parco Biosfera Val Müstair, prima di rientrare in Italia all’altezza di Tubre. Siamo in Alto Adige, e precisamente nella Val Venosta, come ci suggerisce l’arrivo a Malles Venosta, da dove inizia la nuova salita verso il Resia. La zona del valico è evidenziata dalla presenza di ben due laghi contigui, il Lago della Muta e il Lago di Resia. La SS40 si interrompe in corrispondenza del confine austriaco, lasciando spazio alla B180, che in pochi chilometri di strada agevole ci porta a Nauders.
Da qui, l’ultimo tratto dell’itinerario ci porta verso Landeck, meta finale del viaggio. Per chi volesse proseguire, Innsbruck dista poco meno di 80 chilometri.

Il Lago di Resia si trova nel territorio comunale di Curon Venosta. Non il comune originario, che oggi è sommerso interamente dalle acque del lago, ma la sua “riedizione” contemporanea. Quando fu deciso di unire i due laghi attigui, infatti, l’abitato di Curon vecchia venne ricoperto da ben venti metri di acqua. Due abitati, Curon e Resia, vennero rasi al suolo per lasciare spazio al nuovo arrivato, un lago che sarebbe servito a produrre energia elettrica.
Era il 1950. Da quella data, l’unico luogo rimasto a imperitura memoria del paese ormai sommerso è il campanile della chiesa, che emerge ancora in tutta la sua maestosità e che d’inverno, quando le acque del lago si congelano, si può raggiungere addirittura a piedi. Certo, a patto di non lasciarsi spaventare dal mistero, perché, come ogni luogo originale che si rispetti, anche qui aleggia una leggenda: quella del suono delle campane che, nonostante non ci siano più, continuerebbe ad accompagnare coloro che frequentano questi luoghi. Se sia suggestione o realtà, non spetta a noi dirlo, ma a voi viverlo!

La strada che oggi chiamiamo Passo Resia ha origini antichissime, che risalgono addirittura a prima dell’Impero Romano. A quel tempo, non esistevano mezzi a motore, tanto meno le nostre amate moto. Nonostante ciò, viandanti e commercianti si spostavano di frequente da e per il Mediterraneo. Per questo motivo, in un momento non ben precisato dell’Avanti Cristo, Val Venosta e Valle dell’Inn (nell’attuale Austria) vennero collegate da un sentiero, una strada battuta rudimentale ma fondamentale. Grazie a quella, e a sentieri molto simili (come il Passo Spluga), l’Italia era più facilmente in comunicazione con il resto d’Europa.
Tra il 41 e il 54 d.C., fu l’imperatore Claudio a promuovere la costruzione di una delle più importanti strade dell’epoca, la Via Claudia Augusta. Una sorta di autostrada ante litteram, 517 chilometri di percorso che univano Venezia e Mertingen, in Baviera. Di quel percorso non si sa molto, ma gli storici hanno ipotizzato che passasse per la Valdobbiadene, il Passo San Boldo e le vallate del vino in Alto Adige.
Nel Medioevo prima, e fino all’Ottocento poi, il Passo Resia continuò ad avere una valenza strategica negli spostamenti tra Centro e Sud Europa. Con l’ampliamento delle strade nel Cantone Grigioni, però, perse progressivamente importanza. A rendere obsoleto il valico, infine, ci fu il fallimento del progetto della ferrovia del Resia, che avrebbe dovuto collegare Italia e Austria passando proprio da queste parti.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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