
Tra i borghi più belli d’Italia e d’Abruzzo, è una meta decisamente accattivante, soprattutto in una bella giornata di sole e con temperature miti. Il paese è situato a quasi 700 metri sul livello del mare, in una zona dove la neve si presenta spesso durante l’inverno; è, dunque, fondamentale scegliere un momento poco freddo per raggiungerlo. Ma, una volta arrivati, rimarrete completamente affascinati da questo borgo settecentesco, autentico in ogni sua pietra. Godetevi le curve, respirate e inebriatevi dell’aria incontaminata d’Abruzzo e, alla fine, immergetevi completamente nella meravigliosa storia di Pettorano sul Gizio.

Il percorso che vi proponiamo non è ad anello, ma un semplice andirivieni da Pescara, ottimo punto di partenza perché ben collegato e munito di tutti i servizi. La nostra prima compagna di viaggio sarà la Strada Regionale 5 che, attraversando paesi come Rosciano e Torre dei Passeri, ci farà raggiungere Popoli, lo snodo sulla SS17, la statale dell’Appennino Abruzzese.
Una marea di curve, continue e serrate, ci attendono; immaginatevi già con il motore leggermente in tiro, la moto in decisa piega e un sorriso estasiato stampato sulle labbra. Qualche chilometro in questo stato di estasi e arriveremo al bivio per Pettorano sul Gizio; ancora qualche curva, forse tra le più belle d’Abruzzo, e raggiungeremo il piccolo borgo, che inizia a salutarci da lontano e, a mano a mano che si avvicina, si mostra sempre di più in tutta la sua semplice bellezza. Clicca qui per visualizzare il percorso completo su mappa.

Sebbene le origini si Pettorano affondino le proprie radici nel Medioevo, le architetture che vi troverete davanti non sono quelle tipiche del suo tempo. Innanzi ai vostri occhi, infatti, si presenterà un paese dall’impianto squisitamente settecentesco, a tratti baroccheggiante, a tratti neoclassicista. Questo perché, nel 1706, Pettorano sul Gizio venne raso al suolo dal tremendo terremoto che scosse la Maiella e buona parte d’Abruzzo. Ma i pettoranesi, animati dalla tipica e genuina caparbietà, non si diedero per vinti e ricostruirono interamente il loro paese, nelle forme e nei modi che noi oggi possiamo ancora ammirare.
Il primo Pettorano risale ai Normanni, il popolo proveniente dal nord Europa che, per alcuni secoli, dominò su buona parte del sud Italia. Il centro abitato seguì, poi, sostanzialmente, le sorti del sud della penisola, fino al completamento del processo di unità nazionale, divenendo parte del Regno d’Italia. Il Castello Cantelmo e la Chiesa della Beata Vergine Maria e di San Dionisio risalgono, tuttavia, al periodo precedente al terremoto (il primo è addirittura dell’XI secolo).
Costruito per volere dei Normanni e sfruttato per diversi secoli come struttura difensiva, dopo i danneggiamenti subiti durante il terremoto venne riconvertito in residenza dai proprietari. La chiesa, invece, risale al XV secolo, ma le fonti narrano di un antecedente cantiere del XIII secolo, raso al suolo per far posto alla nuova parrocchiale.
Tra un monumento e l’altro, non dimenticate di mangiare qualcosa, anche perché la cucina tipica pettoranese è veramente di altissimo pregio. Benché il nome non sia particolarmente invitante, non perdetevi un piatto di polenta rognosa, rigorosamente tagliata con il filo, accompagnata da un gradevole rosso locale. A proposito di vino, tenete a mente che proprio a Pettorano sul Gizio, ogni anno a gennaio, si tiene una degustazione di vini genuini, organizzata sempre in concomitanza con la Sagra della Polenta. Un evento che assolutamente non potete perdervi.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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