
Quando parliamo di birra il nostro pensiero va subito alla Germania, alle grandi città bavaresi, ai famosi boccali serviti nei tradizionali locali che hanno fatto scuola in tutta Europa. Eppure, per trovare un luogo dove la birra è diventata una vera identità territoriale non è necessario attraversare le Alpi. Si può tranquillamente raggiungere una regione del centro Italia: le Marche. Qui ci si spinge nell’entroterra della provincia di Pesaro e Urbino seguendo le strade che salgono verso il Monte Nerone.
Una volta qui scopriamo Apecchio, piccolo borgo dell’Appennino umbro-marchigiano che ha costruito attorno alla birra una storia incredibile. Il paese è oggi riconosciuto come prima Città della Birra Italiana e come capitale dell’Alogastronomia, termine nato appositamente per descrivere l’incontro tra birra artigianale, prodotti del territorio e cultura gastronomica.
Questo piccolo borgo si trova a circa 500-600 metri di altitudine, nell’area interna della provincia di Pesaro e Urbino, a cavallo tra Marche ed Umbria. Il paese si trova vicino a dove confluiscono il Biscubio ed il Menatoio, ai piedi del Monte Nerone, in un territorio caratterizzato da boschi, vallate e corsi d’acqua.
È proprio l’acqua uno degli elementi che aiutano a spiegare la vocazione birraria di Apecchio. Le sorgenti del Monte Nerone e la possibilità di coltivare orzo di qualità hanno creato le condizioni per sviluppare una produzione brassicola che, negli anni, è diventata uno dei simboli del paese.
La birra qui non è solo una bevanda per accompagnare la cena. È un modo per raccontare il territorio. Da questa filosofia infatti nasce l’alogastronomia, un termine coniato proprio qui ad Apecchio per indicare il rapporto tra birra, gastronomia e prodotti locali. Il concetto è semplice ma efficace. Una birra può raccontare il luogo in cui è stata prodotta tanto quanto un piatto, soprattutto se abbinata alle materie prime della zona.
Uno dei migliori modi per visitare Apecchio è lasciare per un attimo la nostra moto e perdersi passeggiando a piedi nel centro storico. Il paese non è grande e proprio per questo si presta ad una passeggiata lenta, seguendo una sequenza di monumenti che raccontano secoli di storia.
Tra le prime cose da vedere abbiamo il simbolo più riconoscibile di Apecchio. Si tratta del Ponte medievale a schiena d’asino. Il ponte attraversa il torrente Biscubio ed è caratterizzato dalla particolare struttura “a schiena d’asino”, con una forma rialzata al centro. Le fonti raccontano che questo ponte esista dalla fine del Trecento. Per secoli rappresentò uno degli accessi principali al paese. È uno di quei luoghi che meritano una fotografia, ma soprattutto una pausa.
Poi, salendo verso il cuore del paese incontriamo Palazzo Ubaldini, uno degli edifici più importanti della storia di Apecchio. La sua costruzione risale al Quattrocento per volontà degli Ubaldini e viene tradizionalmente collegata al progetto dell’architetto ed umanista Giorgio Martini. Nei sotterranei si trovano ambienti che in passato ebbero funzioni diverse. Dalle scuderie alle prigioni, fino alla cosiddetta neviera utilizzata per conservare la neve e mantenere freschi gli alimenti.
Il paese è anche un ottimo punto di partenza per andare alla scoperta dell’Appennino. Il Monte Nerone offre sentieri, boschi e strade immerse nel paesaggio, mentre nei dintorni è possibile sfruttare percorsi di trekking, ciclismo ed itinerari su strade asfaltate e bianche.
Apecchio è una di quelle destinazioni che sembrano progettate per essere raggiunte sulle due ruote. Il motivo principale è semplice: la strada per raggiungere questo luogo è parte integrante del viaggio.
La provinciale 257, conosciuta come Apecchiese, accompagna il motocilista attraverso un paesaggio che muta continuamente. Tra gole, boschi, prati e tornanti dell’Appennino. Il nostro consiglio è sempre quello di scegliere le strade secondarie perché il vero spettacolo non è solo il borgo finale, ma tutto ciò che si incontra prima di arrivare.
Per chi arriva da sud, Apecchio può essere una tappa di un giro più lungo attraverso l’Appennino umbro-marchigiano, collegando strade panoramiche, piccoli borghi e passi di montagna.

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.
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