Sei mai salito in moto fino a 4300 metri d’altezza? Con questa strada, bella ma pericolosissima, potrai farlo davvero

Sei mai salito in moto fino a 4300 metri d’altezza? Con questa strada, bella ma pericolosissima, potrai farlo davvero

È la mitica vetta in Colorado raggiungibile tramite 20 chilometri di curve adrenaliniche e regala paesaggi mozzafiato e indimenticabili. Scalarla in moto è un’esperienza unica!
Antonia Festa  | 02 Mag 2026  | Tempo di lettura: 5 minuti

Un monte alto 4.300 metri, negli USA, affacciato sul grande centro urbano di Colorado Springs e contornato da vette imponenti e appuntite. Si tratta del Pikes Peak. Il suo nome, letteralmente la Cima di Pike, è famoso in tutto il mondo per la straordinaria cronoscalata che si tiene sulle sue pendici ogni anno, ormai da più di un secolo. Un percorso sinuoso e spigoloso, della lunghezza totale di circa venti chilometri, che conduce i piloti più temerari e coraggiosi direttamente tra le nuvole.

L’agognato traguardo, infatti, si posiziona a ben 4.300 metri sul livello del mare, a un’altitudine impensabile da affrontare senza la necessaria preparazione e l’equipaggiamento adatto. La Pikes Peak Highway è accessibile tutto l’anno (neve permettendo) ed è sufficiente pagare il pedaggio, pari a circa venti dollari, per raggiungere il tetto delle Rocky Mountains comodamente seduti in sella, tra panorami spettacolari e scorci indimenticabili.

Pikes Peak in moto. L’itinerario

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Tutto quello che c’è da sapere sulla Pikes Peak

Nel cuore degli Stati Uniti d’America, dove le immense praterie dell’area orientale si increspano e i rilievi diventano più aguzzi, dove lo sguardo, abituato a sconfinate distese, prima verdi poi brulle, incontra il possente ostacolo dei versanti montuosi alti e scoscesi, ha inizio la ripida impennata altimetrica che conduce alle Rocky Mountains. Le alture si snodano su un percorso di oltre 4.800 chilometri, estendendosi in un massiccio dall’andamento lineare che corre dal Canada fino al Nuovo Messico, e raggiungendo, con il Monte Elbert, in Colorado, un’altezza massima di 4.401 metri s.l.m..

La nascita di questa imponente catena montuosa è datata al Cretaceo, tra i 100 e i 65 milioni di anni fa. Abitate ininterrottamente, fin dal termine dell’ultima glaciazione, da Sioux, Apache, Cheyenne e numerose altre tribù di nativi americani, le Rocky Mountains furono scoperte dagli occidentali solo nella seconda metà del 1700, quando centinaia di avidi pionieri assetati di denaro le girarono in lungo e in largo alla ricerca di giacimenti.

In Colorado, dove si concentrano tutte le vette più alte dell’intera catena, a poco più di quindici chilometri da Colorado Springs, il primo avamposto del massiccio montuoso è composto da un rilievo di tutto rispetto, il Pikes Peak. Alto ben 4.302 metri, il monte deve il suo nome a un esploratore, l’americano Zebulon Pike, che, per la prima volta, nel lontano 1806, lo riportò nelle carte geografiche. A Pike, dunque, è stata intitolata la vetta. Sfruttandone la posizione favorevole, nel 1873 l’esercito americano realizzò sulla cima del Pikes Peak, a 4.300 metri di altezza, una stazione meteorologica che, nel 1900, divenne un rifugio di montagna.

Il piccolo edificio fu reso raggiungibile grazie alla costruzione di una strada, nel 1915, da parte di un imprenditore locale, il quale, dopo averne ottenuto la gestione in concessione, pensò di utilizzare il percorso per una straordinaria cronoscalata, alla quale avrebbero partecipato automobili e motocicli. Nacque, in questo modo, la prima edizione della storica corsa in salita, seconda in America solo alla celeberrima 500 Miglia di Indianapolis, che si tiene fin dal 1911.

La Cima di Pike, pertanto, risulta essere famosa sostanzialmente per due motivi: è stata teatro della corsa all’oro che ha interessato l’America del Nord tra il 1858 ed il 1861, ed è la sede storica della celebre corsa in salita, automobilistica e motociclistica, che vi si disputa ogni luglio, ininterrottamente da 103 anni.

La “Pikes Peak International Hill Climb”

La corsa a tempo che si corre ogni anno lungo le pendici del Pikes Peak nel giorno dell’Indipendenza americana, il 4 luglio, ha di straordinario anche la linea di partenza, che si trova all’altitudine di 2.862 metri. L’intero percorso della Pikes Peak International Hill Climb (circa venti chilometri) è composto da 156 curve, più o meno strette, che spesso diventano tornanti. Per mezzo di una pendenza media del 7%, con picchi del 10.5%, supera un dislivello complessivo di ben 1.440 metri.

Come anticipato, il traguardo è situato a 4.300 metri di altezza, una quota da capogiro che ha fatto guadagnare alla cronoscalata la definizione di “Gara verso le Nuvole” o di “Corsa con gli Angeli“. Per diverse edizioni, fino a quella del 2012, la corsa del Pikes Peak ha avuto la caratteristica, unica al mondo, di disporre di un tracciato misto, in parte asfaltato e in parte sterrato. La pista continua, però, a conservare una seconda peculiarità: la mancanza di barriere di protezione.

L’estrema variabilità del percorso, anche da un punto di vista climatico, richiede una notevole preparazione e la massima attenzione da parte dei piloti. L’elevato dislivello, infatti, comporta temperature e condizioni di umidità e di pressione molto diversi dalla linea di partenza a quella di arrivo.
Non è inusuale, pertanto, partire col fondo asciutto e stabile per ritrovarsi, dopo pochi minuti, sull’asfalto ghiacciato e sdrucciolevole, oppure passare dal cielo sereno e soleggiato alle fitte nevicate di alta montagna.

La scalata in moto

La famosa corsa di Pikes Peak non è, purtroppo, esente da avvenimenti funesti. A seguito della morte di un giovane motociclista americano, nell’edizione del 2019, il Consiglio Direttivo dell’evento sportivo ha ritenuto opportuno escludere dalla corsa le categorie riservate alle motociclette. Una decisione del genere scaturisce dalla chiara volontà di salvaguardare giovani vite umane ed evitare ulteriori perdite.

La giovane vittima dell’incidente, il trentaseienne pilota della Ducati Carlin Dunne, era in procinto di stabilire il nuovo record di categoria, in sella alla sua fiammante Ducati Streetfighter V4. La pista resta, tuttavia, accessibile ai motociclisti nel resto dell’anno, in particolare nella bella stagione, quando chiunque abbia voglia di provare l’ebbrezza di correre tra le nuvole, potrà raggiungere, in sella alla propria moto, il rifugio in cima al Pikes Peak.

Antonia Festa
Antonia Festa

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.

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