
Arrivare in moto a Civitacampomarano significa infilarsi in quel Molise interno fatto di curve morbide, colline d’argilla e silenzi lunghi chilometri. La strada si stringe progressivamente e, curva dopo curva, il borgo appare arroccato sulla cresta, con il profilo del Castello Angioino e le case in pietra che guardano una valle spettacolare di calanchi.
È un piccolo centro, ma con un carattere enorme: qui la street art internazionale ha trasformato facciate anonime in murales monumentali, intrecciando memoria di paese, storie personali e colori accesi. Si gira tutto a piedi, casco in mano, seguendo vicoli, scalinate e improvvise aperture sul paesaggio. Civitacampomarano è perfetta come tappa in un itinerario motociclistico nel cuore del Molise, magari da abbinare ad altri borghi dell’entroterra, per un mix di curve, arte contemporanea e atmosfera medievale fuori dalle rotte più battute.
Civitacampomarano si trova nell’entroterra della provincia di Campobasso, in una zona perfetta per chi ama i percorsi lenti, le provinciali tortuose e i panorami solitari. Il paese è abbarbicato a circa 520 metri, su una collina di arenaria che domina una valle segnata dai calanchi, quelle incisioni argillose che danno al paesaggio un aspetto quasi lunare.
Arrivando in moto si percepisce subito il contrasto che rende unico questo borgo: da un lato il profilo massiccio del Castello Angioino e le architetture medievali, dall’altro i murales contemporanei che sbucano all’improvviso tra archi, ballatoi, scalinate. Dal 2016, con il CVTà Street Fest, Civitacampomarano è diventata un riferimento per la street art internazionale, trasformando un centro segnato dallo spopolamento in un museo diffuso a cielo aperto, dove ogni facciata racconta una storia diversa.
Il cuore della visita è il percorso dei murales, che si snoda tra il centro storico e le piccole piazze. Le opere sono firmate da artisti italiani e internazionali, da Biancoshock a David de la Mano, da Pablo S. Herrero a Hitnes, fino a UNO e ICKS. Camminando, si incontrano pareti intere occupate da composizioni astratte, ritratti realistici e figure che dialogano con porte, finestre e balconi, come se la pittura fosse un’estensione naturale della casa.
Tra gli interventi più iconici c’è il grande ritratto dell’artista tedesco AKUT, dove il volto anziano, dipinto ma quasi scolpito dalle irregolarità della muratura, diventa simbolo del legame tra memoria e spazio urbano. Non mancano figure femminili avvolte da motivi vegetali, sagome monocromatiche, animali e dettagli minuti da scovare su portoni e muri scrostati. A completare la visita, il Castello Angioino in Largo Vincenzo Cuoco offre un tuffo nella storia militare e signorile del borgo, con cortile interno, torri cilindriche, feritoie e la suggestiva fontana sannita. Fuori dall’abitato, i belvedere naturali permettono di osservare i versanti argillosi segnati dai calanchi: il colpo d’occhio, soprattutto al tramonto, ripaga ampiamente qualche chilometro in più in sella.
Prima dei murales, Civitacampomarano era uno dei tanti borghi dell’Italia interna segnati dallo spopolamento: case chiuse, botteghe scomparse, strade silenziose. La svolta arriva nel 2014, quando Ylenia Carelli, allora presidente della Pro Loco Vincenzo Cuoco, invita la street artist romana Alice Pasquini a intervenire su alcune pareti del centro. Non è un invito qualsiasi: il nonno dell’artista era medico condotto proprio qui, e quel legame familiare diventa il motore di un ritorno carico di significato.
Pasquini comincia dipingendo scene ispirate alle fotografie d’epoca e ai racconti degli abitanti, trasformando porte e muri consumati in quadri di vita quotidiana. Da questa esperienza nasce il CVTà Street Fest, la cui prima edizione si tiene nell’aprile 2016 con il coinvolgimento della comunità, che mette a disposizione pareti private, cortili, facciate. Nel corso degli anni arrivano artisti dall’Argentina, dal Brasile, dalla Spagna e dall’Uruguay, portando stili che richiamano visivamente certe esperienze dei borghi latinoamericani, pur restando pienamente radicati nel contesto molisano.
Negli anni, il festival ha riportato persone, obiettivi fotografici e attenzione mediatica nel borgo, senza cancellare le difficoltà demografiche ma offrendo una nuova chiave di lettura: quella di un paese che usa l’arte urbana per rileggere la propria storia e mantenerla viva.
Civitacampomarano si raggiunge percorrendo la rete di provinciali dell’entroterra molisano, con un tratto finale fatto di curve e dislivelli dolci, ideale per chi viaggia in moto o ama i percorsi panoramici in auto. Per chi arriva da Campobasso o dalle principali arterie regionali, conviene verificare in anticipo le condizioni della viabilità locale, soprattutto dopo piogge intense, perché il territorio è interessato da fenomeni di erosione e frane.
Una volta in paese si lascia facilmente la moto nelle aree di sosta all’ingresso del centro storico, per poi proseguire a piedi tra i murales. Vale la pena prendersi almeno mezza giornata: un paio d’ore per il percorso di street art, con soste fotografiche e qualche deviazione tra vicoli secondari, e un paio d’ore per la visita del Castello Angioino. Secondo le informazioni del Ministero della Cultura aggiornate al 2026, la fortezza è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10:15 alle 17:30, con biglietto intero a 5 euro e ridotto a 2 euro, ma è sempre bene controllare eventuali variazioni sugli orari ufficiali.
Se viaggi in moto, Civitacampomarano può essere inserita in un anello che tocchi altri borghi della provincia di Campobasso, alternando saliscendi veloci, soste panoramiche e pause gastronomiche nei paesi vicini. La giornata ideale? Arrivo in tarda mattinata, visita, tramonto sui calanchi e rientro lungo le provinciali quando la luce ammorbidisce le curve del paesaggio molisano.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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