
Siete indecisi tra la montagna e il mare per la prossima destinazione da raggiungere su due ruote? Perché scegliere quando si può visitare una straordinaria località che consente di godere di entrambi i paesaggi. Sto parlando di Aieta, un piccolissimo comune calabro che ha rapito il mio cuore con la sua atmosfera autentica. La vita nel borgo scorre lentamente e sono sicura che verrete travolti da una meravigliosa sensazione di pace e serenità! Pronti a scoprire questa località con TrueRiders?
Aieta è un borgo medievale in provincia di Cosenza, situato a 524 metri s.l.m. nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Ospita circa 800 persone e mi ha affascinata soprattutto per i suoi panorami mozzafiato che abbracciano sia le colline sia il mare. Il centro storico, infatti, si trova solo a una decina di chilometri dalla costa del meraviglioso Golfo di Policastro. Circondato dalla natura incontaminata composta prevalentemente da boschi di faggi e cerri, Aieta è perfettamente collegata ai comuni costieri di Praia a Mare e Diamante. È, dunque, la meta ideale per qualsiasi tipo di viaggiatore.
Il borgo è noto per la sua antica tradizione tessile. A partire dai primi anni del Novecento, qui iniziarono a essere utilizzati i macchinari inglesi per la lavorazione della lana e, ancora oggi, tale attività viene portata avanti con vanto e successo. Presso la Casa degli Antichi Mestieri è possibile visitare l’area espositivo-museale dedicata alle arti relative ai filati, come il ricamo, l’uncinetto e il lavoro a maglia. Grazie al lavoro di esperte ricamatrici, è possibile anche acquistare pezzi unici.
[foto @Giambattista Lazazzera / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Aieta conserva intatte le testimonianze culturali e architettoniche legate al suo passato. Tra gli edifici principali, spicca il Palazzo Rinascimentale Martirano-Spinelli, dichiarato Monumento Nazionale nel 1913. Costruito nel XVI secolo dalla famiglia Martirano, è una delle poche tracce rinascimentali nell’edilizia civile calabrese. È formato da tre piani e presenta una pianta a U, con la facciata caratterizzata da un loggiato a cinque arcate su colonne in pietra locale di colore grigio. Attualmente l’edificio è di proprietà comunale e ospita il MU.VI.D’A (Museo Virtuale d’Ajeta), un percorso virtuale e interattivo con ricostruzioni in 3D, che aiuta a valorizzare la storia e le bellezze del borgo.
Merita sicuramente una menzione anche la Chiesa Madre di Santa Maria della Visitazione, risalente al XVI secolo. L’ingresso è caratterizzato da un portale in pietra, realizzato da Gerardo Rea nel 1756. La pianta è a croce latina con tre navate e all’interno sono custoditi diversi affreschi e dipinti su tavola. Degni di nota sono anche le due pale d’altare di Fabrizio Santafede, il crocefisso in legno di artigianato meridionale, l’icona della Madre di Consolazione del ‘500, la croce d’argento della seconda metà del Cinquecento e la Madonna del Carmine del fiammingo Dick Hendricksz.
Tra gli altri edifici da visitare, rientrano il Convento dei Padri Minori Osservanti di San Francesco d’Assisi e la Cappella di San Vito Martire. Ai viaggiatori che condividono il mio stesso animo romantico, consiglio assolutamente di passeggiare lungo il Vicolo dei Baci, una stradina larga solo 52 centimetri che, se attraversata in due, obbliga inevitabilmente al contatto. Qui è possibile scattare indimenticabili foto ricordo di coppia.
Viaggiare ad Aieta in moto è molto semplice, sia da nord sia da sud, tramite l’Autostrada A2 e la SS18. La moto, a mio avviso, risulta il mezzo più adatto per raggiungere le meraviglie che circondano Aieta. L’ho, infatti, trovata particolarmente agevole per raggiungere la costa e visitare gli incantevoli borghi di Praia a Mare e Diamante, i gioielli della Riviera dei Cedri, e la suggestiva spiaggia dell’Arcomagno a San Nicola Arcella, circondata dal mare turchese. Con la due ruote, inoltre, si può raggiungere l’Area Archeologica di Monte Calimaro, dove si trova una grotta (conosciuta come “Buco di Calimaro”) con i resti del vecchio insediamento di Aieta Vetere.
Prima del ritorno, non può mancare un assaggio alle specialità culinarie locali. A conquistare il mio palato sono stati i fusilli preparati con la cd. carusedda, un’antica varietà di grano tenero tipico di Aieta, conditi con sugo di carne di capra. Ma ho molto apprezzato anche la pasta con i “fagioli poverelli”, condita con una particolare polvere di peperoni rossi dolci essiccati, detta zafarana. Imperdibili, poi, i salumi e, in particolare il capocollo, la pancetta e il prosciutto. La soppressata e la salsiccia piccante, infine, sono perfettamente abbinabili ai vini rossi calabresi. Anche attraverso queste eccellenze culinarie Aieta racconta storie di tradizione e amore per la terra.
[foto copertina @Giambattista Lazazzera / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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