
Oggi andiamo a scoprire uno di quei luoghi che sembra nato apposta per stare al centro delle strade. Ci troviamo nell’estremo nord della Toscana, nella provincia di Massa-Carrara, nel cuore della Lunigiana. Qui il torrente Verde incontra il fiume Magra e da secoli si incrociano le vie che mettono in collegamento la Toscana, l’Emilia e la Liguria.
Siamo a Pontremoli, un borgo con poco più di ottomila abitanti, ma basta farsi due passi nei vicoli per capire quanto il suo peso nella storia del territorio sia stato decisamente maggiore rispetto alle sue dimensioni. Pontremoli, infatti, è stata terra di passaggio per pellegrini, mercanti, eserciti e viandanti, attraversata dalla via Francigena e protetta dalle fortificazioni che tutt’oggi caratterizzano il profilo del borgo.
C’è un particolare periodo dell’anno in cui Pontremoli sembra cambiare completamento volto. A gennaio, quando il freddo dell’Appennino viene sfidato da una tradizione in grado di trasformare la notte in giorno: la Disfida dei Falò. Due enormi pire di legna vengono costruite sulle sponde dei corsi d’acqua cittadini e dati alle fiamme a distanza di due settimane l’una dall’altra. Fiamme che possono arrivare fino a 30 metri d’altezza creando una colonna di fuoco visibile da gran parte della vallata.
Per capire bene questo borgo dobbiamo iniziare dalla sua posizione. Il centro storico sorge in una sorta di conca naturale, nel punto esatto in cui il Verde confluisce nella Magra. Non è un caso che proprio qui si siano sviluppate importanti vie di comunicazione. Passare su questo territorio significava oltrepassare uno dei passaggi naturali dell’Appennino tosco-emiliano.
Pontremoli è infatti la prima grande località della Lunigiana se si arriva dal Passo della Cisa e rappresenta ancora oggi una vera e propria porta settentrionale della Toscana. Nel Medioevo, per via della sua posizione, Pontremoli fu contesa da diverse potenze e infatti passò sotto diverse dominazioni prima di entrare a far parte del Granducato di Toscana nel 1650. Il risultato? Un centro storico ricchissimo, dove in pochi metri si passa da ponti medievali a chiese barocche, da antiche fortificazioni a palazzi signorili.
Pontremoli è poi conosciuta anche come “Città del Libro”, per via della tradizione di librai ambulanti della Lunigiana. Da queste montagne partirono per generazioni venditori di libri che percorrevano le campagne e le città del Nord Italia con le loro bancarelle.
Ma parliamo della tradizione che rende Pontremoli davvero unica. Ogni gennaio, come anticipato, la città si divide in due. Da una parte c’è San Nicolò, con i suoi colori bianco e blu; dall’altra abbiamo San Giminiano, con i colori bianco e rosso. Le due parrocchie si affrontano in una sfida che ha come protagonista il fuoco.
Il primo appuntamento è quello del Falò di San Nicolò, che per tradizione viene acceso il 17 gennaio sulle sponde del Magra. A distanza di due settimane, il 31 gennaio, tocca al Falò di San Giminiano sul torrente Verde. Prima dell’accensione c’è però tutto un lavoro dietro che dura per giorni. I famosi “fuochisti” costruiscono queste enormi pile utilizzando legna, rami e sterpaglie affinché il fuoco possa propagarsi verso l’alto.
La trazione vuole che sia il falò più alto e meglio riuscito a decretare la vittoria della propria parrocchia, con un augurio di prosperità e di raccolto abbondante per l’anno a venire. Questa è una festa popolare nel senso più autentico del termine. Una tradizione nella quale la città si identifica.
Il centro storico non è enorme e molti dei luoghi più interessanti si trovano a piccole distanze gli uni dagli altri. Il punto da cui vale la pena iniziare è il Castello del Piagnaro, che domina Pontremoli dall’alto. La sua posizione non è casuale. Il castello sorge in un punto strategico per il controllo della vallata e l’antica strada diretta verso il Passo della Cisa. Il nome del castello deriva dalle “piagne”, tipiche lastre di arenaria impiegate per la copertura degli edifici della Lunigiana.
Nel castello si trova il Museo delle Statue Stele Lunigianesi, uno tra i luoghi più interessanti da visitare in tutta la zona. Le statue stele sono misteriose figure antropomorfe scolpite nell’arenaria tra il IV ed il I millennio a.C., e rappresentano una delle testimonianze più belle della preistoria della Lunigiana.
Se scendiamo verso il centro si arriva a Piazza della Repubblica, uno degli spazi più rappresentativi di Pontremoli. Qui domina il Campanone, una torre alta 36 metri che faceva parte dell’antica fortezza di Cacciaguerra. Uno dei simboli della citta, oggi rappresenta un ottimo punto di riferimenti per orientarsi durante la scoperta di Pontremoli.
Questo borgo poi va scoperto anche senza avere una meta precisa. Basterà seguire i vicoli, attraversare i ponti sul Magra e sul Verde e lasciarsi guidare dall’architettura. La città ha conservato scorci medievali, il centro storico occupa una stretta lingua di terra compresa tra i corsi d’acqua. Questa conformazione regala a Pontremoli un’atmosfera particolare, soprattutto nelle ore serali.
Il motivo principale per cui vale la pena raggiungere in moto Pontremoli è la strada. Per chi arriva dalla Toscana settentrionale o dall’Emilia, il percorso passa attraverso l’Appennino ed il Passo della Cisa, uno dei valichi più importanti di tutta la zona. Da Parma si può proseguire lungo la direttrice della Cisa, mentre se si arriva dalla costa o dalla Toscana si può risalire la Lunigiana attraversando strade immerse nel verde.
La SS62 della Cisa è la direttrice naturale per raggiungere Pontremoli e permette di rende il percorso in parte integrante del viaggio. Una volta arrivati in città conviene lasciare la moto e muoversi a piedi nel centro storico. Vicoli stretti e zone medievali che non sono pensate per il traffico.
Arrivare in questo borgo in moto durante una delle serate della manifestazione significa vivere un’esperienza particolare. Una volta parcheggiata la moto ci si incammina verso il fiume e, mentre il freddo della notte si fa sentire, davanti a noi compare la gigantesca pira.

Giornalista pubblicista con la passione per la politica, lo sport ed i viaggi. Mi occupo di raccontare luoghi, territori e storie attraverso l’osservazione diretta e la curiosità per ciò che spesso resta fuori dai percorsi più battuti. Scrivo di borghi nascosti, città da scoprire e destinazioni che meritano di essere vissute e raccontate, con l’obiettivo di offrire uno sguardo autentico e attento sui luoghi che visito.
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