Alla scoperta del Passo San Boldo


Le foto che trovo sul web mi incuriosiscono, così mi organizzo per esplorare una zona per me poco conosciuta.

Abbozzo un itinerario guardando Google Maps, che, con le tappe che mi sono prefissata, mi da 4 ore per poco meno di 200 km, quelli che mi serviranno per raggiungere il Passo San Boldo, a cavallo tra le provincie di Treviso e Belluno. Non male.

Nonostante tutto, me la prendo comoda, imboccando la strada per Folgaria, tra rocce sporgenti e boschi generosi. Mi fermo a Passo Sommo (1341 m) per un caffè e proseguo fino al Passo Vezzena  (1402 m).

Le solite foto sotto ai cartelli, quante ne avrò? E poi proseguo fino ad Asiago. Qui mi maledico mentre rimango imbottigliata nel traffico ”agostino”, e la temperatura del motore raggiunge in un lampo i 103 gradi centigradi.

Cerco refrigerio e pace, una trentina di chilometri più in su, ad Enego, stupendo paese arroccato a 750 mt. dal quale si gode una vista spettacolare sulla Valle del Brenta e sul Monte Grappa.
Mi godo anche una terza colazione, seduta ai tavolini del bar della piazza, tra la Torre Scaligera, il monumento ai caduti, e la bianchissima scalinata del Duomo di Santa Giustina.

A malincuore lascio questo piccolo scrigno di bellezza, per scendere verso Feltre. La discesa è tanto entusiasmante quanto impegnativa, e si snoda in 16 km di tornanti con notevole pendenza, fino ad arrivare alla fondovalle, attraversando il Brenta, con una viabilità discutibile, e costeggiando il lago di Arsiè.

Feltre si presenta deserta, menomale! Un piccolo borgo invece attira la mia attenzione, così mi fermo per chiedere informazioni. Scopro così che Cison di Valmarino è annoverato tra i più bei Borghi d’Italia. Un paio di foto e via, che è tardi e ho fame!

Finalmente un’indicazione per il tanto anelato Passo San Boldo, detto anche Passo dei 100 giorni. Qui, gli Austriaci, nel 1918, in 100 giorni, e con 7000 operai, trasformarono l’antico sentiero, nella strada carrozzabile che possiamo percorrere oggi.

Eccomi finalmente! Il colpo d’occhio è notevole. Sono fortunata.

Il semaforo è rosso, così posso ammirare con calma queste 5 gallerie scavate incredibilmente in una parete di roccia verticale.

18 sono i tornanti, il tutto in circa 6 km umidi e suggestivi.

Sul Passo, a 706 mt. mi attende il sole, e finalmente il pranzo!

Sono le 14:30, ma gentilissimi, al ristorante Laris, mi accolgono con simpatia rifocillandomi a dovere.

Non scatto la solita foto del piatto, anche se le crespelle ricotta ed erbette erano super! ma mi soffermo sulla sala che mi ospita. Qui il tempo si è fermato e le foto incorniciate alle pareti, ne sono una viva testimonianza.

Riprendo il mio viaggio che sono quasi le 4 del pomeriggio. Ripasso da Feltre, sempre deserta.

Mi fermo a Pedavena per una birretta veloce e poi non contenta, mi invento una deviazione che mi porterà senza saperlo, a Croce D’Aune, tra boschi fitti e profumo di conifere. Niente foto sotto al cartello e poi giù per una cinquantina di chilometri, fino ad incrociare l’odiata SS 47 della Valsugana che mi riporterà a casa in tempi accettabili.

Rientro che sono le 9 di sera. Discretamente stanca ma altrettanto soddisfatta.

Attacco l’adesivo del Passo assieme a tutti gli altri, felice di questa nuova conquista.

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